Un culto centenario che trasforma Agrigento per ben due settimane: è San Calogero, santo che verrà celebrato oggi, domenica 12 luglio, tra culto religioso e tradizione popolare. Leggenda e tradizione si coniugano in questa festa mentre per la città i federi accorrono presso la chiesa dedicata al santo. Negli anni la festa è cambiata e si è allargata con spettacoli musicali, mercatini, street food, bancarelle e tanto altro. Per il capoluogo di provincia le giornate dedicate al santo sono le più importanti dell’intera annata.
La storia di San Calogero
San Calogero, vissuto attorno al V secolo, secondo la tradizione era un eremita basiliano, ma ha origini probabilmente africane o mediorientali, da cui il volto nero che lo contraddistingue nelle raffigurazioni. Giunto in Sicilia per evangelizzare e diffondere la fede cristiana, si narra che durante periodi di pestilenza percorresse le strade distribuendo pane ai poveri e agli ammalati, mentre i cittadini, chiusi in casa per timore della malattia, lanciavano il cibo dalle finestre per non ostacolare la sua missione.
L’iconografia di San Calogero lo raffigura con barba bianca, bastone da eremita, libro, cassetta per le medicine e con una cerva ai suoi piedi, simbolo della sua armonia con la natura e della sua attività di guaritore. La statua lignea cinquecentesca custodita nell’omonima chiesa di Agrigento è considerata miracolosa dagli agrigentini e costituisce un elemento fondamentale della devozione locale, testimoniando come la figura del santo abbia influenzato profondamente la spiritualità e la cultura popolare della città.
Sono tante le leggende su San Calogero, ma a spiegare meglio la storia e il folklore ci sono due proverbi molto conosciuti in provincia: “San Caloiru di Girgenti, li grazii li fa pri nienti” (San Calogero di Agrigento, le grazie le fa per niente) e ancora “San Caloiru di Naru, li fa sempri pri dinaru” (San Calogero di Naro, le fa sempre per denaro).

La tradizione
Il Santuario di San Calogero, situato su un colle vicino al centro storico di Agrigento, è il fulcro dei pellegrinaggi e delle celebrazioni della festa annuale del santo, la più popolare della città, che si svolge per otto giorni, dalla prima alla seconda domenica di luglio. Durante la festa, i fedeli prendono parte a tradizioni secolari come il lancio del pane con semi di sesamo e finocchio, i pellegrinaggi a piedi nudi, la processione del palanquin che attraversa le vie più antiche della città, la Sagra del Grano con carri siciliani e animali, e lo spettacolo pirotecnico noto come “a maschiata di San Calò“.
Un’altra caratteristica distintiva della devozione sono le vazze, formelle di pane con l’effigie del santo distribuite ai partecipanti come segno di benedizione. Fino a qualche anno fa, il pane veniva lanciato verso il Santo, ma negli ultimi anni, la tradizione è stata annullata. Persino il vice parroco del santuario di Agrigento, don Giuseppe Lentini, ha definito la vecchia tradizione “Un peccato, perché il pane non va lanciato ma donato ai più bisognosi”.
San Calogero non è solo una figura religiosa, ma un simbolo identitario per Agrigento, le cui celebrazioni uniscono fede, storia, folklore e comunità, consolidando il legame tra devozione popolare e patrimonio culturale locale e ricordando l’importanza dei santi eremiti anche in altre città siciliane come Naro, Licata e Sciacca.





















