Ogni quarta domenica di luglio il mondo cattolico celebra la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, una ricorrenza nata per valorizzare il ruolo di una generazione che custodisce storie, tradizioni e saperi da tramandare. Voluta da Papa Francesco e istituita nel 2021, la giornata richiama l’importanza del dialogo tra giovani e anziani, soprattutto in una società dove il rischio di solitudine e isolamento degli over 65 è sempre più presente. La scelta della data non è casuale: la celebrazione si colloca infatti nei giorni vicini al 26 luglio, memoria liturgica dei santi Gioacchino e Anna, considerati dalla tradizione cristiana i nonni di Gesù.
Un messaggio nato durante la pandemia
L’istituzione della Giornata mondiale dei nonni e degli anziani è arrivata in un momento particolarmente significativo: l’annuncio ufficiale fu dato da Papa Francesco dopo l’Angelus del 31 gennaio 2021, nel pieno delle conseguenze sociali della pandemia di Covid-19, che aveva colpito duramente soprattutto la popolazione anziana. La ricorrenza è diventata così un invito a riconoscere il ruolo degli anziani non soltanto all’interno delle famiglie, ma anche nella società: sono persone capaci di custodire la memoria collettiva, trasmettere valori e raccontare il passato alle nuove generazioni. Una giornata dedicata quindi alla vicinanza, all’ascolto e al rispetto, con l’obiettivo di contrastare l’indifferenza e ricordare che ogni età della vita porta con sé un patrimonio prezioso.
Da non confondere con la Festa dei nonni italiana, che invece è una ricorrenza civile celebrata il 2 ottobre, la giornata di luglio ha un significato specificamente religioso e pone al centro non solo la figura dei nonni, ma quella degli anziani come risorsa fondamentale per la comunità.
Nonni e anziani: i preservatori della memoria siciliana
La Sicilia negli ultimi 60 anni ha visto un cambiamento epocale: dalla rivoluzione tecnologica, passando per la crescita economica, nonni e anziani hanno la possibilità di raccontarci una Trinacria totalmente diversa rispetto a quella attuale. I nonni, infatti, hanno vissuto in una terra falcidiata dalla povertà: nei loro racconti si può notare una famiglia numerosa che però viveva un bilocali e nei famosi curtigli, delle stradine strette che vedevano le case dei vicini essere praticamente attaccate tra loro. Gli anziani raccontano di un mondo senza la diffusione di massa delle auto o dei trasporti pubblici, di lavoro minorile e di accesso all’istruzione non garantito a tutti.
Nonni e anziani ci ricordano di un mondo in cui emigrare voleva dire non sentire per mesi, se non anni, amici e parenti: l’unico modo era o tornare nella propria terra o scrivere delle lettere. Custodire questa categoria vuol dire non solo preservare la loro saggezza, ma anche ricordare da dove siamo venuti.



















