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Selinunte perde Clemente Marconi: 20 anni di scavi all’Acropoli

A Selinunte si chiude una stagione lunga vent’anni. Con Clemente Marconi, l’Acropoli ha trovato uno sguardo capace di unire scavo, studio e formazione

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Alcuni luoghi, col tempo, oltre ad essere siti da visitare diventano un punto di incontro per lo studio e la ricerca. Selinunte, in questi vent’anni, ha avuto in Clemente Marconi una figura centrale di questa trasformazione, fino alla notizia della sua morte a New York a 60 anni. Il suo lavoro ha tenuto insieme campagne di scavo, ricerca universitaria e formazione sul campo. Soprattutto nell’area dell’Acropoli, Marconi ha lasciato un’impronta riconoscibile, fatta di continuità, metodo e di una presenza che ha legato la Sicilia a reti accademiche internazionali senza perdere il rapporto concreto con la pietra, con i materiali, con il paesaggio antico.

Clemente Marconi ha ridisegnato gli scavi di Selinunte

Archeologo specializzato nel Mediterraneo antico, docente universitario tra Stati Uniti e Italia. Aveva insegnato alla Columbia University tra il 1999 e il 2006, poi all’Institute of Fine Arts della New York University e, dal 2017, anche a Milano. In questo profilo accademico di respiro internazionale, Selinunte occupava però un posto preciso e costante, quasi un centro di gravità scientifico attorno a cui si è organizzata una parte decisiva del suo lavoro.

Dal 2006 aveva diretto una missione di scavo per conto della New York University e dell’ateneo milanese, seguendo per anni campagne che hanno dato continuità alla ricerca sul sito. Il punto, nel suo caso, non stava soltanto nelle scoperte che pure hanno segnato l’Acropoli. Contava anche il modo in cui quelle indagini venivano costruite, con attenzione alla documentazione, alla lettura stratigrafica e alla relazione tra monumenti, terreno e assetto della città antica. Anche per questo Selinunte è diventata una delle coordinate più riconoscibili del suo percorso.

Acropoli e campagne di scavo, il cantiere internazionale

Nell’area dell’Acropoli il contributo di Marconi è stato insieme scientifico e operativo. Le campagne da lui guidate hanno inciso sulla conoscenza di uno dei settori più delicati del parco, aiutando a chiarire contesti, fasi e funzioni, e allo stesso tempo hanno rafforzato il valore pubblico di quel lavoro. In un luogo esposto al vento e alla luce piena della costa trapanese, la ricerca non restava chiusa nei taccuini degli specialisti, ma prendeva forma come pratica di tutela e di lettura condivisa del sito. La presenza della New York University ha avuto un peso preciso in questo processo. Attraverso quella missione, Selinunte ha accolto decine di studenti provenienti da diversi Paesi, insieme a competenze tecniche e reti accademiche capaci di dare al parco una visibilità più ampia.

Da Selinunte alle nuove generazioni, l’eredità concreta

Il lascito più tangibile riguarda forse proprio la formazione. A Selinunte, generazioni di giovani archeologi hanno imparato il lavoro quotidiano dello scavo attraverso rilievi, studio dei materiali, verifica delle stratigrafie e confronto continuo con docenti e specialisti. Per la Sicilia, dove il rapporto tra patrimonio e lavoro della ricerca resta un tema aperto, questo modello ha mostrato che un grande parco archeologico può essere anche un luogo di alta formazione.

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Il direttore del parco Felice Crescente ha ricordato così la sua figura: “Con la scomparsa di Clemente Marconi Selinunte perde uno dei suoi più autorevoli studiosi e un archeologo che ha dedicato decenni di ricerca, passione e rigore scientifico alla conoscenza e alla valorizzazione del nostro sito. La sua eredità continuerà a vivere negli studi, nelle scoperte e nella memoria di Selinunte“.

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