Una Villa Romana del Casale illuminata dalla notte, il mito di Enea riportato in scena e un messaggio che, a distanza di duemila anni, continua a interrogare il presente: l’inutilità della guerra. È stata questa la chiave dello spettacolo dedicato all’Eneide, andato in scena lo scorso weekend nel sito Unesco di Piazza Armerina, dove entrambe le rappresentazioni hanno fatto registrare il tutto esaurito.
Nonostante la minaccia del maltempo e qualche disagio legato alle condizioni meteorologiche, il pubblico ha seguito lo spettacolo fino alla fine, regalando agli interpreti una lunga standing ovation. Un risultato che ha confermato la forza di una rilettura capace di riportare il poema di Publio Virgilio Marone fuori dalla dimensione del classico da museo, per confrontarlo con le inquietudini del nostro tempo.
Un’Eneide per il presente
“Un grande evento che ha toccato le nostre coscienze”. Così Carmelo Nicotra, direttore del Parco Archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale, ha sintetizzato l’esperienza delle due serate.
“È davvero emozionante assistere a quest’Eneide: siamo riusciti a toccare l’animo di tutti i presenti facendo rivivere nella Villa del Casale il mito di Enea unito a qualcosa che tocca le nostre coscienze: l’inutilità della guerra che, in quest’epoca davvero drammatica, coinvolge tutti”, ha dichiarato Nicotra.
Lo spettacolo, prodotto da Buongiorno Sicilia, nasce dalla riscrittura dei dodici libri dell’opera virgiliana attraverso una prospettiva dichiaratamente contemporanea. Il mito diventa così uno strumento per riflettere sui conflitti, sul potere e sulle conseguenze delle guerre.
Una scelta che ha trovato una risposta particolarmente forte nel pubblico.
“La reazione del pubblico ci ha sorpreso e commosso”, ha raccontato Angelo D’Agosta, regista dello spettacolo e interprete di Enea. “Una standing ovation che non immaginavamo ma speravamo. E quando arriva è sempre una grande emozione. Significa che il pubblico ha apprezzato e capito il messaggio che sta dietro al progetto di mettere ancora in scena l’Eneide per restituirlo agli uomini del nostro tempo”.
Gli eroi, le guerre e le manipolazioni del potere
Al centro della drammaturgia firmata da Giuseppe Lazzaro Danzuso c’è infatti una rilettura critica del concetto stesso di eroismo. “Già nella scorsa edizione, con una rilettura critica e non propagandistica dell’opera di Virgilio, dimostravamo come dietro la figura dei cosiddetti eroi, in questo caso Enea, si celassero bugie, mistificazioni, manipolazioni per celebrare guerre sempre disumane e sempre guidate da interessi perversi”, ha spiegato l’autore.
Il tema della guerra attraversa così l’intero spettacolo, fino al messaggio finale affidato direttamente agli attori. Davide Sbrogiò, nel ruolo di Virgilio, ha sottolineato come “protagonista dello spettacolo” sia stato anche “il messaggio finale di noi attori che abbiamo preso una netta e ben precisa posizione contro tutte le guerre”.
Le maschere del potere
Tra gli elementi simbolici dello spettacolo ci sono le maschere, che assumono un significato preciso nel racconto. Per Giovanna Mangiù, interprete di Camilla, rappresentano gli dèi e, contemporaneamente, il potere di chi decide il destino degli altri.
“Le maschere sono un elemento importante di questo nostro spettacolo. Rappresentano gli dèi, il potere decisionale dei potenti della terra. I quali, anche oggi, si nascondono, si celano dietro delle maschere e decidono i nostri destini”, ha spiegato l’attrice.
Un altro punto di vista è quello femminile, affidato a Lorenza Denaro, che ha dato voce ai diversi personaggi femminili dell’Eneide, da Didone ad Amata fino a Camilla.
“È sempre una grande emozione dar voce, corpo a tutti i volti femminili, dall’infelice e romanticissima Didone alle donne che cambiano a causa della guerra, diventandone vittime ma, in qualche maniera, anche carnefici”, ha raccontato Denaro. “Basta pensare ad Amata, madre di Lavinia, e a Camilla, amazzone che senza indugio si lancia in battaglia. È sempre interessante vedere come un classico si riveli attualissimo”.
La Villa protagonista dello spettacolo
A rendere ancora più suggestiva la rappresentazione è stato il luogo stesso in cui è andata in scena. Il peristilio ovoidale della Villa Romana del Casale, illuminato per l’occasione, ha accolto gli spettatori insieme al grande Cavallo di Troia realizzato dall’artista messicano Gustavo Aceves.
“Il pubblico ha avuto modo prima di apprezzare la Villa in notturna, con il fascino di questa illuminazione artistica, e poi di godersi uno spettacolo di grande qualità”, ha commentato Ettore Messina, vicesindaco e assessore alla Cultura di Piazza Armerina.
Un connubio tra patrimonio archeologico, arte contemporanea e teatro che ha trasformato per due sere la Villa in uno spazio di racconto e riflessione.
Sul palco, accanto ad Angelo D’Agosta, Davide Sbrogiò, Giovanna Mangiù e Lorenza Denaro, ha ricevuto applausi anche Andrea Balsamo, autore delle musiche eseguite dal vivo. Riccardo Cappello ha curato costumi, maschere e oggetti scenici; Agnese Failla è stata regista assistente, mentre Cinzia Puglisi e Silver Ruggeri hanno firmato le scenografie e le costruzioni. Luci e fonica sono state affidate ad Alberto Coco e Fabrizio Nicoloso, con Federico D’Agosta come assistente tecnico.




















