Il caldo estremo non dà tregua alle acque del Mediterraneo. I mari continuano a registrare temperature particolarmente elevate e non si tratta soltanto di un’anomalia legata a una singola estate: le temperature raggiunte dalle sue acque raccontano una trasformazione profonda di uno degli ecosistemi più importanti e delicati del pianeta.
Nei giorni scorsi, i sub di Greenpeace Italia si sono immersi per la prima volta nelle acque dell’Area Marina Protetta Isola di Ustica insieme a due biologi marini per studiare e documentare lo stato di salute dell’habitat di coralligeno nei fondali e l’immersione ha permesso di osservare estesi fenomeni di necrosi, sbiancamento e mortalità a carico di diverse specie dovuti al caldo estremo di questa estate.
Stress notevole per fauna e flora marina
Particolarmente grave è risultata la situazione delle colonie di Cladocora caespitosa, un corallo del Mediterraneo che a Punta Galera, tra 5 e 10 metri di profondità, è stato trovato totalmente morto. Sono stati evidenziati segni evidenti di necrosi avanzate sulle gorgonie Paramuricea clavata ed Eunicella cavolini, mentre sono state rilevate morie parziali del corallo Astroides calycularis e del briozoo Myriapora truncata.
Per la prima volta durante il progetto Mare caldo, è stato documentato uno sbiancamento della Posidonia oceanica “il polmone del Mediterraneo”. Questo fenomeno è ancora in fase di studio ma risulta collegato alle alte temperature dell’acqua. Infine, durante le immersioni è stata evidente anche la proliferazione di specie termofile, in particolare del pesce pappagallo Sparisoma cretense e del vermocane Hermodice carunculata che, oltre a essere tossico, causa profondi squilibri nel funzionamento degli ecosistemi costieri, nutrendosi di diverse specie già colpite dagli effetti diretti del cambiamento climatico.
“Quello che abbiamo osservato sott’acqua nei quattro siti di immersione che abbiamo indagato a Ustica non è per niente confortante. È stata la prima volta che abbiamo riscontrato degli impatti così evidenti fino a 40 metri di profondità», dichiara Valentina Di Miccoli della campagna Mare di Greenpeace italia. «Gli organismi erano impattati lungo tutta la colonna d’acqua, molto calda anche per noi subacquei. Le aree marine protette aiutano a mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici in mare, ma non basta: dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni di gas serra se vogliamo salvare il Mediterraneo”.

















