In occasione della quinta edizione di Milano Beauty Week, Domenico Pellegrino presenterà “Ninfee di Luce“, un’installazione site-specific che indaga il rapporto tra acqua, natura e dimensione umana attraverso alcuni degli elementi ricorrenti della sua ricerca: la luce, la memoria, il mito e la trasformazione.
Il percorso dell’artista siciliano
Domenico Pellegrino (Mazzarino, 1974) è un artista siciliano, scultore e autore di installazioni luminose. Vive e lavora tra Palermo e Milano.
La sua ricerca nasce dall’incontro tra patrimonio culturale e contemporaneità. Miti, simboli e rituali del Mediterraneo vengono riletti attraverso un linguaggio in cui la luce assume una dimensione scultorea e diventa strumento di memoria, identità e relazione. Attraverso sculture, installazioni site-specific e progetti partecipativi, il suo lavoro mette in relazione spazio, comunità e immaginario collettivo, reinterpretando anche elementi della cultura popolare mediterranea, come le tradizionali luminarie, attraverso una prospettiva contemporanea. In oltre trent’anni di attività ha sviluppato un percorso nazionale e internazionale che lo ha portato dalla Biennale di Venezia a Manifesta, dalla Malta Biennale a Expo 2025 Osaka. Parallelamente ha realizzato progetti e installazioni site-specific per importanti realtà e brand internazionali, tra cui Hermès, Dior, Disney, Max Mara/Marella, Google Camp ed E.ON.
Le sue produzioni sono presenti in collezioni pubbliche e private, in Italia e all’estero. Al centro della sua ricerca rimane il Mediterraneo, inteso non soltanto come luogo geografico, ma come spazio di incontro tra culture, memorie e visioni.
L’opening ceremony al Castello Sforzesco
Ninfee di luce è stata svelata lo scorso 15 settembre al Castello Sforzesco di Milano, durante l’Opening Ceremony della manifestazione, quest’anno dedicata all’acqua e all’essenzialità. Dal 16 al 20 settembre, l’opera sarà trasferita nel cortile di Palazzo Bovara, una delle sedi principali di Milano Beauty Week.
Per il progetto, Pellegrino ha immaginato un giardino di ninfee e alberi di luce, un paesaggio sospeso nel quale l’acqua diventa origine, memoria e possibilità di futuro, mentre l’albero introduce la dimensione del tempo, delle radici e della rigenerazione.
«Ho pensato di tradurre i temi dell’acqua e dell’essenzialità attraverso la ninfea e l’albero, due presenze che appartengono a tempi apparentemente diversi», racconta Domenico Pellegrino. «L’acqua attraversa, trasforma e rende possibile la vita; l’albero cresce lentamente, mette radici e custodisce il tempo. Entrambi ci ricordano che l’uomo non vive accanto alla natura, ma dentro di essa».
La riflessione dell’artista si intreccia con la memoria del mito e, in particolare, con le Metamorfosi di Ovidio. Aretusa, trasformata in sorgente, e Dafne, trasformata in albero, diventano riferimenti di una narrazione che attraversa i secoli e restituisce alla metamorfosi il significato di un passaggio tra forme diverse dell’esistenza. Acqua e albero non sono quindi semplici elementi del paesaggio, ma immagini di continuità, appartenenza e trasformazione. La luce, cifra centrale nella ricerca di Pellegrino, interviene a definire queste forme e lo spazio che le accoglie. Le ninfee emergono dalla superficie dell’acqua come presenze sospese, mentre gli alberi stabiliscono una relazione verticale tra terra e cielo. Insieme costruiscono un paesaggio contemporaneo che invita a riflettere sulla fragilità degli equilibri naturali e sulla responsabilità della loro tutela.
In questo contesto, il tema dell’essenzialità assume un significato che supera la dimensione estetica. Essenziale è ciò che rende possibile la vita e la relazione: l’acqua, la terra, il tempo, la cura. La bellezza diventa così non artificio, ma attenzione verso sé stessi, verso gli altri e verso l’ambiente che abitiamo. Lo svelamento di Ninfee di Luce al Castello Sforzesco è stato accompagnato da una performance ideata da Domenico Pellegrino, che integra musica, recitazione e danza in relazione ai temi dell’installazione.
La musica dal vivo del violoncellista Piero Salvatori, insieme alle parole scelte dall’artista e tratte dalle Metamorfosi di Ovidio: Fabrizio Romano ha prestato la sua voce a Ovidio, Marianna Di Martino ha interpretato Aretusa e Arianna D’Urso è stata la voce di Dafne. Parole e musica hanno dialogato con i danzatori dal Centro Formazione Aida, protagonisti di una coreografia contemporanea concepita in relazione all’opera.





















