Chi visita Palermo per la prima volta non impiegherà molto tempo prima di imbattersi nei racconti sull’eremita di Capo Gallo. Non si tratta di una leggenda metropolitana, bensì della storia vera di Isravele, che va avanti da quasi trent’anni e che appassiona quotidianamente la popolazione locale ma soprattutto i turisti più curiosi. Dell’identità del cosiddetto guardiano del “Faro di Dio” non si sa molto e non si ha alcuna fotografia, ma in molti hanno avuto nel tempo la possibilità di incontrarlo, proprio nel luogo in cui vive.
La storia vera dell’eremita di Capo Gallo e il “Faro di Dio”
Abiti semplici, una lunga barba bianca e un temperamento pacato: anche se oggi tutti lo conoscono come l’eremita di Capo Gallo, il suo nome è Isravele e accoglie sempre i visitatori che raggiungono la cima a Monte Gallo per un’escursione fuori porta o appositamente per visitare il “Faro di Dio”. È così, infatti, che il palermitano, il padrone di casa, ha rinominato la sua particolare dimora. Si tratta di una torre di avvistamento di epoca borbonica risalente al Regno delle due Sicilie, abbandonata all’incuria e al tempo che l’hanno ridotta a rudere disastrato. È da precisare però che l’uomo non ha certamente vissuto sempre lì.
Chi è l’eremita di Capo Gallo: il suo vero nome è Nino
Isravele, o meglio Nino, se consideriamo il suo nome all’anagrafe, prima di vocare la sua vita all’eremitaggio, era un muratore di corso dei Mille nel capoluogo siciliano, che nonostante il passare degli anni non ha assolutamente perso il suo tocco. Anzi, lo ha usato proprio a servizio di quella torre di avvistamento divenuta la sua casa.

Dal 1997 l’eremita di Capo Gallo ha dedicato infatti ogni sua giornata alla ristrutturazione della struttura storica in cui abita, senza mai utilizzare mezzi pubblici o trasporti di alcun tipo, ma trasportando con la sola forza delle sue gambe e delle sue spalle tutti i materiali utili al completamento dell’opera. Oggi, il “Faro di Dio” è famoso tra tutti i palermitani – e non solo – per la sua straordinaria bellezza. Grazie alle capaci mani di Isravele, la torre si è arricchita di tantissimi colori: una fitta rete di mosaici la ricopre sia dentro che fuori.
Realizzati con materiali di scarto, come tegole, vetro, ceramiche e conchiglie, i mosaici raffigurano fiori, astri e angeli. Tutti simboli della totale devozione di Isravele a Dio. Ciò che tanti anni fa ha spinto Nino a cambiare nome e vita, infatti, è stata proprio la sua fede. In base ai suoi racconti, un giorno il Creatore gli apparve in sogno e gli indicò il luogo dove erigere un vero e proprio Santuario. È qui che avrebbe dovuto accogliere anime in cerca di salvezza. Quel posto era la cima di Monte Gallo.

Il pellegrinaggio al “Faro di Dio”
La vecchia torre di avvistamento, oggi tramutato in Santuario, è spesso frequentato da curiosi che si recano sulla vetta di Monte Gallo appositamente per ammirare il “Faro di Dio” e conoscere, l’ormai famoso, eremita di Capogallo, suo custode. Per effettuare il pellegrinaggio, è necessario immergersi nell’omonima riserva naturale, partendo a piedi da da via Tolomea o via Grotte Partanna, nel quartiere palermitano di Mondello, e percorrendo una salita di circa 7 km. Il tragitto è abbastanza ripido e accidentato, per cui è consigliato evitare le giornate più calde e usare un abbigliamento leggero e scarpe comode.
Una volta raggiunta la destinazione, il paesaggio e la vista sul mare valgono la fatica. Ma non è sicuramente ciò che interessa ai visitatori, che finalmente si ritrovano di fronte al “Faro di Dio”. Qui, non è scontato riuscire a incontrare l’eremita di Capo Gallo. Soltanto in alcuni casi Isravele infatti decide di accogliere i visitatori nella sua casa. È comunque buona usanza portare con sé un piccolo dono per ringraziarlo per avere deciso di donare la sua vita a Dio.




















