Siciliani DOC o turisti soltanto di passaggio, camminando per le vie del centro storico di Palermo, è impossibile non imbattersi in vie dai nomi davvero insoliti. La toponomastica della città nasconde storie curiose, spesso legate ad antiche tradizioni popolari, ad oggi quasi dimenticate. Leggere i nomi delle strade diventa così un esercizio di scoperta, una mappa che si svela un passo alla volta nei suoi dettagli, trasformando anche la più banale camminata in un piccolo viaggio nel tempo.
Le vie del centro di Palermo dedicate agli antichi mestieri
Le vie del centro storico di Palermo dai nomi inusuali non sono poche. Dietro ad esse si nascondono storie e personaggi da scoprire. Tra queste molte hanno come protagonisti gli antichi mestieri. Ecco alcuni esempi.
Via delle Sedie Volanti
Situata nel cuore del quartiere Monte di Pietà di Palermo, via delle Sedie Volanti ha un nome talmente curioso da aver dato vita a numerose leggende metropolitane. Si racconta che in un passato lontano fosse infestata da fantasmi, che si divertivano a far fluttuare sedie a mezz’aria. Secondo altre storie la via sarebbe stata teatro di una violenta rissa tra vicini, tanto accesa da sfociare in un caotico lancio di sedie da un lato all’altro della strada.
La realtà, però, è molto più concreta. Via delle Sedie Volanti, infatti, non è altro che una delle cosiddette vie dei mestieri di Palermo. Queste prendono il nome dalle botteghe, specializzate in un’unica attività, che vi si trovavano un tempo. In particolare, nella strada in questione si costruivano le cosiddette sedie volanti: portantine monoposto che, a partire dal Seicento, venivano usate dai ricchi aristocratici per farsi trasportare tra le strette e affollate vie della città.

Via dei Candelai
A Palermo le vie dei mestieri sono moltissime: tra queste c’è anche via dei Candelai, traversa di via Maqueda, che prende il nome dagli artigiani che proprio lì realizzavano a mano le candele, soprattutto per uso liturgico. Col tempo, la fama dei candelai palermitani crebbe così tanto da ricevere ordini da tutta la Sicilia. Alcuni candelai più furbi, per aumentare la resa della cera, iniziarono ad aggiungere del grasso animale alle candele. Il prodotto finito era più economico, ma anche più puzzolente, da qui nacque il detto “sembra una candela dei Candelai” per indicare qualcosa che all’apparenza è buono, ma in realtà ha dei difetti nascosti.
Via dei Biscottari
A Palermo, nel quartiere Ballarò, un tempo non era possibile passare per via dei Biscottari, gremita di panifici, senza farsi tentare dal profumo di pane caldo e biscotti appena sfornati. Secondo un’antica storia, proprio qui, un fornaio rimasto senza anice per aromatizzare i suoi biscotti, usò del moscato avanzato da un brindisi. Nacque così il biscotto di San Martino al vino, un dolce che l’11 novembre, nel giorno dedicato al Santo, non può mancare sulle tavole dei siciliani.
Via dei Calderai e via dei Caldomai
Via dei Calderai, tra via Roma e via Maqueda, non va confusa con via dei Caldomai, dove si preparava la caldume (quarume in siciliano). Le due strade tuttavia non sono legate solamente dal nome simile. Le quarare, cioè i pentoloni di rame in cui venivano cotte per ore le interiora, spesso provenivano proprio dalle fucine situate qui. Oggi restano ancora alcune tracce della vivace attività artigianale che animava questa strada, tanto che se passate di qui sarà necessario stare attenti a non inciampare tra una padella e un paiolo.

Le vie dei mestieri a Palermo sono numerose ed è difficile tenere il conto di tutte. Tra le altre ci sono via dei Tintori, via della Vetreria, via dei Maestri d’Acqua. Molte di queste oggi sono solo vicoli in cui la memoria delle officine degli artigiani è quasi del tutto svanita. Altre, come via dei Chiavettieri o dei Candelai, adesso rivivono invece sotto una nuova luce: la sera sono il cuore pulsante della movida palermitana, essendo divenute punto di ritrovo per i giovani.
Le vie del centro di Palermo dai nomi strani
Le vie del centro storico di Palermo dedicate agli antichi mestieri non sono tuttavia le uniche dal nome bizzarro. Ce ne sono infatti altre a cui è difficile persino dare una spiegazione, almeno in un primo momento.
Via Bara all’Olivella
Via Bara all’Olivella, che collega il Teatro Massimo a Piazza Olivella, ha un nome che lascia confusi: fa pensare da un lato ad un funerale e dall’altro ad un happy hour. In realtà, il suo vero significato non ha a che fare né con uno né con l’altro. La “bara” in questione non è altro che una “vara“, termine che in siciliano indica una sorta di barella di legno decorata, su cui veniva trasportata in processione la statua di San Francesco di Paola, custodita nella vicina chiesa dell’Olivella. Come spesso accade, le radici della città affondano in storie di fede e tradizione: questo ne è un esempio.
Via Scippateste
A proposito di nomi spaventosi, impossibile non citare via Scippateste, nel quartiere Monte di Pietà di Palermo. Il termine corrisponde all’italiano “stacca teste“. In questo caso la toponomastica deriverebbe davvero da un macabro fatto di cronaca. Si racconta infatti che, in questa via, vivesse un uomo che scoprì in flagrante il tradimento della moglie e decise di vendicare il suo onore uccidendo i due amanti ed esponendo le loro teste mozzate fuori dalla sua porta, affinché potessero vederle tutti i vicini. Una storia ovviamente mai stata confermata, ma che provoca comunque qualche brivido di paura a chi si ritrova ad attraversarla.
Via Colonna Rotta
Qual è invece la storia dietro via Colonna Rotta, alla Zisa? È il 1612 e il barocco palermitano è nel suo momento di massimo splendore. In centro città, sono in cantiere i lavori per la realizzazione dei Quattro Canti. Nello stesso periodo, maestranze e architetti lavorano alla costruzione della chiesa di San Giuseppe dei Teatini, un progetto ambizioso destinato ad impreziosire l’incrocio tra via Maqueda e Corso Vittorio Emanuele. Per edificare la facciata della chiesa, conosciuta come Quinto Canto, viene portata in città una colonna gigantesca proveniente dalle cave di marmo del Monte Billemi.
Durante il tragitto, giusto a poca distanza dal cantiere, però, la colonna si spacca in maniera irreparabile. Troppo grande e pesante per essere spostata, viene abbandonata sul ciglio della strada cui poi darà il nome: via Colonna Rotta. Oggi la colonna non è più visibile e non ci sono fonti storiche che attestino quale sia stato il suo destino, ma la sua memoria è rimasta viva nella toponomastica.
Piazzetta Sette Fate
Nel cuore di Ballarò a Palermo, davanti al Monastero di Santa Chiara, c’è inoltre una piccola piazza che conserva il ricordo di una leggenda affascinante: Piazzetta Sette Fate. Il nome è tanto insolito da aver incuriosito persino l’antropologo Giuseppe Pitrè, che raccolse diverse testimonianze popolari legate a questo luogo misterioso.
Si raccontava che, di notte, apparissero ai passanti sette strane figure femminili: streghe o fate, capaci di influenzare il destino delle persone, nel bene o nel male. Donne bellissime, si diceva, capaci di rapire gli uomini e di portarli in luoghi lontani, dai contorni fiabeschi. Ma niente paura: all’alba, il viaggiatore veniva sempre riportato a casa sano e salvo. O almeno così si dice.
Articolo di Gaia Pitarresi




















