La Giornata mondiale delle Api si celebra ogni anno il 20 maggio, in occasione della nascita dell’apicoltore sloveno Anton Janša (1734-1773). La ricorrenza è stata stabilita nel 2017 per sensibilizzare la popolazione in merito all’importanza delle api e degli altri insetti impollinatori, sempre più minacciati dai cambiamenti climatici. La loro presenza nell’ecosistema è infatti fondamentale per la biodiversità e la riproduzione delle piante. Non sono pochi i progetti avviati in questi anni per tutelare le specie autoctone, ma ancora c’è tanto lavoro da fare. Anche in Sicilia, dove l’Ape Nera Sicula negli anni Settanta ha rischiato l’estinzione.
Le caratteristiche dell’Ape Nera Sicula
L’Apis mellifera siciliana è una sottospecie dell’ape comune presente in Sicilia da millenni: discende infatti dall’ape africana e si ritiene che si sia stabilita nell’Isola sin dalle ultime fasi dell’era glaciale. Le sue caratteristiche vengono descritte nel nome stesso: l’Ape Nera Sicula ha infatti l’addome scuro, una peluria giallastra e ali piccole, aspetti che la differenziano dalla più conosciuta ape europea (Apis mellifera).
Questa specie si distingue inoltre per il suo carattere molto docile, che permette di effettuare le operazioni di smielatura a mani nude. Essendosi adattate a una terra calda come la Sicilia, sono anche molto più resistenti alle temperature estreme. A differenza delle altre tipologie di api, riesce a produrre miele sia in inverno (è nota per la produzione di mieli invernali rari quali Carrubo, Nespolo e Mandorlo) sia in estate, con temperature che superano i 40º.

Perché l’Ape Nera Sicula ha rischiato di estinguersi?
L’Ape Nera Sicula ha popolato la Sicilia per millenni, insediandosi soprattuto nelle zone di Trapani e Palermo. Per anni, gli apicoltori locali non si dedicavano all’allevamento di quest’insetto, ma si limitavano a ricavarne il miele. Tuttavia, negli anni Settanta, l’Apis mellifera siciliana si trovò ad un passo dall’estinzione. In quel periodo infatti gli apicoltori siciliani iniziarono a importare api ligustiche dal Nord Italia, ritenute lo standard per la produzione di miele in Italia, con l’obiettivo di realizzare dei veri e propri allevamenti. Una mossa che mise a rischio la specie autoctona. Per anni, infatti, gli esemplari in natura divennero sempre meno.
A salvare l’Ape Nera Sicula furono gli studi dell’entomologo e professore dell’Università di Palermo, Pietro Genduso, il quale comprese che l’estinzione dell’Apis mellifera siciliana avrebbe rappresentato un grave evento per il territorio. È così che trasmise la sua passione e il suo interesse per il fenomeno a uno studente, Carlo Amodeo. È proprio quest’ultimo che, nel 2008, ritrovò in un baglio di Carini gli ultimi bugni (casse usate come arnie) di questi esemplari e decise di dedicarsi all’apicoltura a tempo pieno, trasferendo le famiglie di api in isolamento presso le isole di Vulcano e Filicudi e avviando la sua azienda.
L’Ape Nera Sicula diventa Presidio Slow Food
Nel 2008, per sensibilizzare la popolazione sul rischio di estinzione di questa specie di api autoctona, Carlo Amodeo ha creato il Presidio Slow Food dell’Ape Nera Sicula. In seguito, altri sette produttori di miele hanno avviato i loro allevamenti di Apis mellifera siciliana, avendo ottenuto da lui le api regine. Ad oggi, gli apicoltori che si dedicano a questa attività sono dunque in totale otto.






















