Nel mare di Ispica, al largo di Santa Maria del Focallo, in provincia di Ragusa, si nascondeva a sei metri di profondità un relitto greco risalente al VI-V secolo a.C. Un ritrovamento che aggiunge un ulteriore tassello alla storia del Mediterraneo. La scoperta, spiega l’Università di Udine, si deve alla sesta campagna di archeologia subacquea guidata dal Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale dell’ateneo friulano e dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, nell’ambito del progetto di ricerca Kaukana Project.
Durante lo scavo sul fondo del Mediterraneo, avviato tra maggio e giugno, sono stati ritrovati, oltre alla struttura della nave, anche l’albero dell’imbarcazione, frammenti di ceramiche a figure nere, un piccolo unguentario con un’incisione greca recante la parola Nau (nave) e un tratto della cima dell’imbarcazione ancora in ottimo stato di conservazione.
L’operazione di scavo
L’operazione, supportata da rilievi diretti e da documentazione fotografica dei resti, ha permesso di realizzare un modello tridimensionale del relitto. “Procedendo con cautela – ha spiegato Massimo Capulli, docente dell’Università di Udine e coordinatore del progetto – siamo riusciti a documentare nuove e importanti parti della nave, compreso il suo albero, che si preserva assai raramente”.
L’utilizzo della sorbona ad acqua ha permesso di portare alla luce il relitto, classificabile come “a guscio”, che si trovava parzialmente sepolto sotto uno strato di sabbia e massi. La trincea di scavo è stata dunque ampliata, rendendo possibile l’individuazione del paramezzale e di una delle ruote, ovvero l’elemento curvo di raccordo della struttura.
La squadra che ha partecipato
Del team di ricerca hanno fatto parte anche Fabrizio Sgroi della Soprintendenza del Mare, Dario Innocenti e Lucrezia Maghet per l’ateneo friulano, insieme ai professionisti della Sunk Costs Productions, impegnati nella realizzazione del docufilm Shipwreck of Sicily, co-prodotto da Martin Scorsese e girato anche durante le fasi di scavo.
“Come osservato già nella prima campagna di ricerche sul relitto di Santa Maria del Focallo – spiega Capulli – lo scafo è estremamente delicato a causa dei molluschi che si nutrono di legno, i cui segni sono ben visibili nei centinaia di fori lasciati. Tuttavia, procedendo con la dovuta cautela, siamo riusciti a documentare nuove e importanti parti della nave, compreso il suo albero, che si preserva assai raramente”.
Per l’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato “la collaborazione tra la Regione Siciliana e l’Università di Udine continua a dare grandi risultati scientifici. Questo progetto è un esempio concreto di come il lavoro congiunto possa arricchire la conoscenza della nostra storia”.
Il docufilm
Il docufilm che racconta l’intera operazione è stato realizzato in Sicilia negli ultimi due anni, con particolare attenzione ad alcuni relitti subacquei, come il relitto Marusa II, il relitto delle Colonne di Taormina, Gela II e i reperti sommersi di Ustica. Tutto ciò è stato possibile grazie al contributo della Soprintendenza del Mare. Durante gli scavi sono state effettuate riprese cinematografiche che saranno utilizzate da Scorsese nel suo progetto Shipwreck of Sicily, da lui co-prodotto.
Lo sguardo è rivolto anche al futuro: nella stessa area sono state avviate analisi su altri potenziali siti, con l’obiettivo di approfondire la comprensione, la tutela e la valorizzazione di questo tratto di mare, aprendo la strada a nuove ricerche archeologiche.


















