C’è chi canta l’amore, chi la rabbia, chi la gioia. E poi c’è chi canta il vuoto, la ricerca, il cambiamento continuo — con ironia, distacco e un tocco di spiritualità. Centro di gravità permanente non è solo una canzone iconica, è un mantra esistenziale che da più di quarant’anni ci accompagna tra nonsense apparente e verità profonde. Con Franco Battiato, la Sicilia si è fatta suono, pensiero e visione.
Chi era Franco Battiato
Franco Battiato nasce a Jonia, l’attuale Riposto (Catania), nel 1945. Siciliano fino al midollo, ma anche cittadino dell’universo, ha attraversato ogni fase della musica con eleganza e anticonformismo: rock, elettronica, sperimentazione, musica colta, pop d’autore. Il tutto senza mai perdere la sua cifra inconfondibile: testi criptici, visioni mistiche, riferimenti colti mescolati al quotidiano.
Con lui, la musica italiana ha scoperto che si può pensare danzando, che la leggerezza può avere peso, che una canzone può contenere Platone, l’induismo e le segretarie bionde nello stesso verso. E tutto ciò senza mai apparire snob, ma anzi accessibile, orecchiabile, pop.
Il brano che ascoltiamo oggi: “Centro di gravità permanente”
Pubblicata nel 1981, Centro di gravità permanente è parte dell’album La voce del padrone, un capolavoro assoluto che ha segnato una svolta nella carriera di Battiato e nella musica italiana in generale. È stato il primo disco italiano a vendere più di un milione di copie.
La canzone è un viaggio ipnotico, quasi circolare, che ci trascina tra riferimenti culturali altissimi e immagini surreali. Il ritmo incalzante e le tastiere elettroniche sembrano trascinarci dentro un mantra moderno, in cui il desiderio di stabilità si scontra con la natura instabile della realtà.
Ascoltala qui
👉 Centro di gravità permanente – Franco Battiato su Spotify
Il testo che ci gira in testa da quarant’anni
Cerco un centro di gravità permanente
Che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose, sulla gente
…
Le segretarie bionde nei corridoi
Gli impiegati dell’ONU in doppio petto
Che noia…
Poche righe e già sei catapultato in un mondo a parte. Un mondo dove l’esistenza è osservata da lontano, con sarcasmo e lucidità. Dove l’anima cerca equilibrio ma inciampa nell’assurdo.
Cosa dice davvero “Centro di gravità permanente”
Il centro di gravità permanente è un concetto che va oltre la musica: è il simbolo di una ricerca interiore, del bisogno di trovare un punto fermo dentro il caos. È un’aspirazione spirituale, ma anche una constatazione ironica della nostra instabilità.
Battiato mescola oriente e occidente, filosofia e quotidiano, sacro e profano. È un alchimista del pop, che riesce a scrivere una canzone danzereccia sul senso della vita, senza mai risultare pretenzioso. Il suo nonsense ha un senso. Un senso profondo, da cogliere tra una tastiera anni ’80 e una risata amara.
Perché riascoltarla oggi
Perché oggi, come ieri, ci sentiamo spesso sospesi, fuori asse, in cerca di qualcosa che tenga insieme chi siamo. Perché le sue parole sembrano scritte per il nostro tempo, ancora e ancora. Perché ci ricorda che si può riflettere con leggerezza, e che non è un paradosso, ma un’arte.
Riascoltare Centro di gravità permanente è come sedersi con un vecchio maestro zen siciliano che ti dice, con un sorriso ironico: “Non prendere tutto sul serio. Ma prendi sul serio il fatto che nulla è permanente”.




















