Il 19 agosto 2025, a Partinico, si è spento all’età di 82 anni Salvo Vitale, amico fraterno e compagno di lotte di Peppino Impastato, ma soprattutto testimone instancabile e custode della sua memoria. Con lui non se ne va solo un uomo di cultura e di impegno civile, ma un pezzo fondamentale della storia dell’antimafia sociale in Sicilia.
Le origini: un intellettuale ribelle
Nato a Cinisi il 16 agosto 1943, Vitale si forma come docente di filosofia e storia, abbracciando presto il mondo della scrittura e del giornalismo. Negli anni Sessanta collabora con il quotidiano L’Ora di Palermo, uno dei primi a raccontare le infiltrazioni mafiose nei territori e a dar voce alle battaglie popolari.
È in quegli anni che si stringe il sodalizio con Peppino Impastato: insieme condividono ideali politici, passione civile e la volontà di spezzare il muro di omertà che circondava Cinisi, paese dominato dal boss Gaetano Badalamenti.

Le lotte sociali e il ’68 in Sicilia
Salvo Vitale partecipa con Peppino alle proteste del ’68, schierandosi a fianco dei movimenti studenteschi e operai. In prima linea anche nella lotta dei contadini contro l’ampliamento dell’aeroporto di Punta Raisi, un’opera che avrebbe devastato il territorio agricolo locale e favorito gli interessi mafiosi. Questa fase di attivismo segna l’inizio di un percorso che avrebbe fatto della cultura e della comunicazione gli strumenti principali della ribellione antimafia.
Radio Aut: la voce che sfidò la mafia
Nel 1977 nasce Radio Aut, una radio libera fondata da Salvo Vitale e Peppino Impastato a Terrasini. Da lì partono le denunce più coraggiose contro i padrini mafiosi del tempo, in particolare contro Badalamenti. Con ironia e sarcasmo, attraverso la celebre trasmissione “Onda Pazza”, Radio Aut metteva a nudo i traffici, le connivenze e i silenzi che avvolgevano la Sicilia.
Vitale era la colonna portante di questo progetto: non solo voce al microfono, ma anche organizzatore, scrittore di testi, punto di riferimento per giovani e attivisti che volevano ribellarsi al potere mafioso.

Il dolore e il coraggio dopo l’assassinio di Peppino
La notte del 9 maggio 1978 segna uno spartiacque: Peppino viene assassinato dalla mafia, ucciso in modo atroce e inscenato come attentatore suicida. Proprio quella notte, Vitale prende il microfono di Radio Aut e pronuncia uno dei discorsi più intensi della storia dell’antimafia, un grido di rabbia e dolore che nel film “I cento passi” verrà riproposto con le parole di Claudio Gioè.
Da quel giorno inizia per Vitale una nuova fase della sua vita: trasformare il lutto in azione, la memoria in resistenza.
Scrittore, insegnante, militante
Dopo la chiusura di Radio Aut, Vitale non smette di raccontare. Pubblica libri, scrive articoli per riviste e quotidiani, collabora con testate come Antimafia Duemila, I Siciliani giovani e l’emittente Telejato.
Da insegnante continua a trasmettere ai suoi studenti non solo la filosofia, ma anche un’etica della responsabilità civile. Nei suoi scritti analizza i meccanismi del potere mafioso, ma soprattutto racconta l’amico Peppino, restituendolo non come eroe retorico ma come giovane idealista che sapeva ridere, lottare, provocare.
Casa Memoria e l’eredità culturale
Negli ultimi decenni, Vitale è stato una guida fondamentale per Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, il centro culturale sorto a Cinisi per custodire e diffondere la storia del militante ucciso. In quel luogo Vitale ha accolto migliaia di studenti, giornalisti, attivisti, raccontando in prima persona quegli anni di battaglia e trasformando un dolore privato in patrimonio collettivo.
Un simbolo dell’antimafia sociale
A differenza di magistrati e politici, Vitale ha rappresentato la parte più autentica dell’antimafia: quella sociale, nata nei paesi, fatta di ragazzi, insegnanti, famiglie. Non un uomo delle istituzioni, ma un cittadino che con coraggio e tenacia ha scelto di non piegarsi.
Le sue parole e i suoi libri hanno contribuito a fare della vicenda Impastato un punto di riferimento internazionale, riconosciuto anche da movimenti giovanili e associazioni oltre i confini italiani.
Alla notizia della sua morte, associazioni, istituzioni e semplici cittadini hanno espresso profondo cordoglio. Luisa Impastato, nipote di Peppino, ha ricordato come “Salvo lascia un grande vuoto e una responsabilità ancora più forte nel difendere la memoria”.
La sindaca di Cinisi, Vera Abbate, lo ha definito “scrittore, poeta, insegnante, storico e combattente instancabile per la memoria e la verità”.
Un lascito che continua
La storia di Salvo Vitale insegna che la memoria non è mai neutrale: o si coltiva, o si lascia morire. Con la sua voce, la sua penna e il suo impegno, Vitale ha scelto di coltivarla, trasformando il sacrificio di Peppino in un seme di libertà per intere generazioni.
La sua scomparsa segna la fine di un’epoca, ma il suo esempio resta vivo nei giovani che continuano a raccogliere il testimone della lotta contro la mafia.




















