Elena Sabbatini
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Sono nata a Bologna, ma da 12 anni la Sicilia è la mia casa. Amo viaggiare, scoprire nuove storie e raccontarle attraverso la scrittura.

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Giorgio Forattini, l’ironia che feriva per amore della verità: i suoi legami con la Sicilia

Dalla vignetta del coccodrillo dopo la strage di Capaci a quella su Trapani e la mafia “inesistente”: i disegni che fecero male per amore della verità.

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Elena Sabbatini
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È morto oggi a Milano, all’età di 94 anni, Giorgio Forattini, il più celebre e controverso vignettista della satira politica italiana. Con la sua matita ha attraversato oltre mezzo secolo di storia, disegnando più di 14.000 vignette che hanno raccontato, pungolato e scomposto la Prima e la Seconda Repubblica.
Tra i tanti temi affrontati, la Sicilia ha occupato un posto speciale — e spesso doloroso — nel suo immaginario. Da Palermo a Trapani, le sue vignette più dure hanno trasformato le tragedie dell’isola in simboli universali della coscienza civile italiana.

La Sicilia del coccodrillo: una vignetta diventata memoria collettiva

Era il 24 maggio 1992, il giorno dopo la strage di Capaci. Nelle pagine de La Repubblica, Forattini pubblicò una delle immagini più potenti della sua carriera: la Sicilia raffigurata come una testa di coccodrillo che piange, stringendo tra le fauci il “tocco”, il cappello dei magistrati.
Una vignetta brutale e geniale, che denunciava la contraddizione di una terra capace di piangere i suoi figli migliori dopo averli “divorati”. «Lacrime di coccodrillo» che scossero l’Italia e fecero il giro del mondo.
Per molti fu un atto di accusa verso l’ipocrisia collettiva, per altri un’immagine ingiusta nei confronti di un’intera regione. Ma nessuno poté restare indifferente. Con quella tavola, Forattini trasformò la satira in memoria civile, dimostrando che il disegno può ferire per far pensare.

Trapani e la cecità del potere: “Qui la mafia non esiste”

Sette anni prima, nel 1985, Forattini aveva già scelto la Sicilia come teatro della sua satira più implacabile. Dopo la strage di Pizzolungo, in cui morirono Barbara Rizzo e i suoi due gemellini, il sindaco di Trapani, Erasmo Garuccio, dichiarò che “a Trapani la mafia non esiste”.
La risposta arrivò con una vignetta destinata a entrare nella storia: un uomo con la testa sotto la sabbia, circondato da cadaveri e lupare, sotto la scritta “Trapani: qui la mafia non esiste”.
Un colpo secco, satirico e spietato — ma anche una lezione di giornalismo civile. Forattini non attaccava la Sicilia, ma quella rimozione collettiva che permetteva alla mafia di prosperare. Con un tratto e poche parole, seppe dire ciò che molti tacevano.

La Sicilia come metafora morale

Per Forattini, la satira non doveva “piacere”, ma colpire, far male, far riflettere. Nei confronti della Sicilia, usò il disegno come lente d’ingrandimento sulle sue contraddizioni più profonde: la convivenza tra eroismo e omertà, tra dolore e complicità.
Nella sua visione, l’isola diventava metafora dell’Italia intera, un Paese capace di inginocchiarsi davanti ai suoi martiri, ma anche di dimenticare troppo in fretta. Il suo “coccodrillo” non era solo la Sicilia: era lo Stato che piange se stesso, la Repubblica che vede uccisa la propria fiducia.

Le vignette dedicate alla Sicilia restano tra le più potenti della produzione di Forattini. Non solo disegni, ma atti di denuncia che hanno saputo raccontare il dramma della mafia e il coraggio di chi la combatte.
Oggi, alla notizia della sua scomparsa, quelle immagini tornano a parlarci con forza: ricordano che ridere non significa sdrammatizzare, ma capire. E che una matita, quando è guidata dal coraggio, può fare più rumore di una bomba.

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