È uno di quei rari artisti che riescono a intrecciare la propria esistenza con le storie e le emozioni di un’intera generazione. Con il suo decimo disco di inediti, Niccolò Fabi presenta al pubblico un’opera che continua a esplorare temi universali, radicati nella quotidianità e nella profonda introspezione umana. “Libertà negli occhi“, questo il titolo del suo nuovo tour e dell’album che lo accompagna, incarna il desiderio di una libertà autentica, quella che scaturisce dalla consapevolezza di ciò che siamo e di ciò che ci circonda.
Due gli appuntamenti in Sicilia: venerdì 7 novembre al Teatro Metropolitan di Catania e sabato 8 novembre al Teatro Golden di Palermo. Entrambi gli spettacoli, all’interno della tournée organizzata e prodotta da Magellano Concerti, sono promossi da Puntoeacapo.
Niccolò Fabi si racconta
“Libertà negli occhi” non è solo un traguardo, ma un segnale del continuo evolversi dell’artista. Niccolò Fabi a BE Sicily Mag racconta chi è il cantautore che si mostra oggi dal vivo. “Limitandosi all’aspetto artistico, sicuramente una persona che è più in controllo della propria proposta, un cantautore che credo si sia avvicinato gradualmente nel tempo a quello che più è vicino al proprio gusto”.
Non una collezione di canzoni più o meno conosciute, ma un racconto in musica e parole. “Un racconto all’interno del quale raggruppare dei brani che abbiano un senso l’uno accanto all’altro. E questo senso non risiede nella loro fama o nel fatto che siano pezzi che ho la sensazione che siano stati amati più di altri. Non riuscirebbe a stare in piedi il racconto”.
Il rapporto con la Sicilia
La Sicilia, crocevia di culture e storie, appare come la location perfetta per ospitare un cantautore che ha sempre cercato di esplorare le sfumature dell’animo umano. “C’è sempre una motivazione particolare che mi porta ad andarci. Venire in Sicilia è molto evidente già quando prendi il traghetto da Villa San Giovanni e stai avvicinandoti alla riva di qualcosa che, nello specifico, ha un grande equilibrio fra natura e cultura. Due aspetti che qui riescono a coesistere in maniera davvero speciale”.

L’album “Libertà negli occhi”
Come “Libertà negli occhi”, ogni album, ogni tour, sono momenti di evoluzione artistica per Niccolò Fabi, ma sempre con lo sguardo rivolto verso l’interno, verso ciò che è autentico. “Oggi vedo una realtà sicuramente non confortante che può spingere a chiudere gli occhi per non vederla, a rifugiarsi ancora più dentro sé, dentro la propria personale realtà. Ed è il rischio che ognuno di noi può correre nel momento in cui non si sente rappresentato da una contemporaneità che ha un linguaggio, una tempistica, una modalità di esprimersi sempre molto aggressivi. Allora, per contrasto, le persone hanno bisogno di sentire altri toni e questo, in qualche modo, mi fa sentire meno solo”.
E sul titolo stesso dell’opera, specifica: “La libertà non mi spaventa, se inserita all’interno di un discorso che non corrisponde al ‘faccio quello che mi pare’. Il rischio, tuttavia, è confondere il concetto di libertà con una noncuranza dell’altro, della comunità. Come quello che sta accadendo oggi”.
Il Supersantos in copertina è un simbolo potentissimo di infanzia libera, di comunità spontanea nata tra i marciapiedi, i cortili, i rioni. “È la metafora di un tempo analogico, volendo però limitare l’aspetto nostalgico di tutto ciò, nel senso che la gioventù è gioventù a qualsiasi epoca. Dietro quel pallone, in realtà, arriviamo principalmente al gioco, piuttosto che a un voler sottolineare quanto i nostri giochi fossero migliori di quelli attuali”.
Il rapporto col pubblico
Le esibizioni live di Niccolò Fabi sono sempre state un momento magico, un’esperienza che va oltre la semplice performance. Il suo approccio empatico trasforma i concerti in momenti di riflessione condivisa, dove ognuno può abbandonarsi alle emozioni e lasciarsi trasportare dalla musica. La risposta dal pubblico non può che essere positiva.
“Indubbiamente, se mi dovessi basare su questo campione umano che è quello che si raccoglie nei teatri dove suono, avrei una grande e alta considerazione dell’umanità, perché effettivamente è un pubblico pieno di amore, pieno di attenzione, di sensibilità, di partecipazione. Da un punto di vista prettamente personale ed egoistico, provo soddisfazione nel vedere che, malgrado io sia assente da tempo dai principali mezzi di comunicazione, comunque delle persone vengono a cercarmi, hanno bisogno di quel tipo di ascolto, di linguaggio”.
Restando in tema di attualità, oggi la parola amore stride, se confrontata alla temperatura emotiva esterna. Ritiene che sia ancora l’unica via di salvezza? “Sì, assolutamente! Mentre adesso tutto quello che stiamo facendo è armarci contro gli altri, l’amore credo sia – fuor di retorica – l’unico strumento che porti alla facilitazione dei rapporti umani”.





















