Il mondo della musica e quello del vino oggi si inchinano insieme al ricordo del maestro Beppe Vessicchio, scomparso all’età di 69 anni. Direttore d’orchestra, divulgatore, volto amatissimo di Sanremo e della cultura pop italiana, negli ultimi anni Vessicchio aveva trovato una nuova armonia nella terra e nel suono, intrecciando il suo genio con la natura stessa. Un legame che lo aveva portato fino in Sicilia, dove aveva sperimentato l’effetto delle frequenze musicali su uno dei vitigni più identitari dell’isola: il Grecanico.
Il Metodo FREman: la musica che modella il vino
L’intuizione che la musica potesse migliorare la qualità del vino non era un vezzo poetico, ma una vera ricerca scientifica. Il maestro aveva messo a punto, insieme al dottor Michele Carone, il Metodo FREman — acronimo di Frequenze e Musica Armonico-Naturale — basato sull’idea che le onde sonore, in particolare quelle armoniche, possano influenzare la struttura molecolare del vino durante l’affinamento.
Le sperimentazioni condotte in collaborazione con il professor Stefano Mancuso, dell’Università di Firenze, dimostrarono che la musica poteva realmente “armonizzare” i tannini e i polifenoli, favorendo un equilibrio nuovo e naturale. Secondo Vessicchio, «le frequenze della musica intervengono sull’equilibrio della composizione del vino, migliorandone le caratteristiche organolettiche e la resistenza all’invecchiamento».
Il vino che ascolta Mozart: l’esperimento siciliano
Il maestro aveva studiato a fondo l’effetto di Mozart sul mondo vegetale, affermando che il compositore viennese «aveva un istinto innato per gli equilibri e le proporzioni». Le sue melodie, ricche di simmetria e armonia, diventavano così lo strumento perfetto per entrare in empatia con la materia viva del vino.
Tra i vitigni che Vessicchio aveva scelto di “far suonare”, c’era proprio il Grecanico Dorato, varietà autoctona siciliana dal carattere elegante e luminoso, diffusa tra Trapani e Agrigento. Le sperimentazioni su un vino Grecanico fermentato in Sicilia rivelarono risultati sorprendenti: dopo appena quindici minuti di esposizione musicale, il vino appariva più morbido, rotondo, con note floreali e agrumate più definite.
Musikè: la cantina dove l’arte incontra la scienza
Da questa visione nacque Musikè, una cantina fondata da Vessicchio insieme a Riccardo Iacobone, CEO dell’azienda biodinamica Rosarubra. Le prime etichette, “Sesto Armonico Montepulciano d’Abruzzo” e “Sesto Armonico Trebbiano d’Abruzzo”, rappresentavano il tentativo di portare l’armonia della musica dentro il calice. Ma il progetto aveva anche una vocazione sociale: i ricavi delle vendite contribuivano a sostenere giovani musicisti che non potevano permettersi gli studi.
«Ho una Barbera d’Asti, un Asprinio di Aversa, un Negroamaro e un Grecanico fermentato in Sicilia», raccontava con entusiasmo. Il metodo FREman diventava così un ponte tra territori, suoni e sapori, capace di trasformare un bicchiere in una sinfonia naturale.
Un’eredità che parla anche siciliano
Nel suo libro La musica fa crescere i pomodori (Rizzoli), Vessicchio aveva descritto il percorso che lo portò a scoprire il potere del suono sulle piante, sull’uva e sul vino. E fino all’ultimo aveva mantenuto un forte legame con la Sicilia: solo un mese prima della sua scomparsa, era stato ad Agrigento, ospite di un evento alla Valle dei Templi dedicato al rapporto tra vino e musica.
In quell’occasione aveva confessato il suo amore per il Grecanico e per i vitigni isolani come il Catarratto, definendoli «strumenti naturali capaci di rispondere con sensibilità all’armonia». Parole che oggi suonano come un testamento spirituale: perché per Beppe Vessicchio la musica non finiva mai con l’ultima nota, ma continuava a vibrare nella terra, nei frutti e nel vino.
Un’eredità che la Sicilia accoglie con gratitudine, come una melodia che non smetterà di suonare.
Credit foto: Forbes




















