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Contro la violenza di genere, il primo incontro dell’Associazione Sara Campanella

Uno spazio attivo di solidarietà, sostegno e prevenzione contro i fenomeni della violenza di genere e del femminicidio: nasce a Palermo l'Associazione Sara Campanella

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Contrastare gli stereotipi di genere, promuovere relazioni sane e realizzare sul territorio progetti concreti a sostegno delle donne, affinché siano libere di esprimersi e non debbano temere gli effetti devastanti della violenza e della mascolinità tossica. L’Associazione che porta il nome di Sara Campanella, giovane studentessa universitaria uccisa a Messina nel marzo scorso, ha tenuto a Palermo il primo incontro ufficiale, illustrando i propri obiettivi ai Cantieri Culturali della Zisa, al Cinema Vittorio De Seta; una sala gremita di amici, parenti, giornalisti e presenze istituzionali.

Dal dolore alla rinascita civile: la forza della famiglia Campanella

Grande commozione, momenti di impegno civile e la pervicacia di chi non si arrende all’orrore e cerca di trasformare il dolore in rinascita e consapevolezza: la famiglia di Sara è un esempio di resistenza emotiva, di irrazionale speranza e forza, riversate nella Fondazione che si propone di sensibilizzare le giovani generazioni alla gentilezza, al rispetto e al sostegno reciproco.

Nel ricordo di Sara

La mamma di Sara, Maria Concetta Zaccaria, ha parlato al pubblico della figlia: una ragazza ventiduenne piena di sogni e aspirazioni, tranciati improvvisamente da cinque coltellate alla schiena e al collo. A ripercorrere alcuni momenti salienti della sua giovane vita, un video proiettato durante l’evento, che la ritrae da neonata a donna in fiore, con tutta l’allegria e la spensieratezza dei suoi anni. Sara, però, era tutt’altro che superficiale: il suo mantra era fare del bene, vivendo la vita intensamente ma sempre a sostegno dei più deboli.

Tra le pagine private del suo diario, la ragazza originaria di Misilmeri esprimeva il desiderio di fare la poliziotta o l’assistente sociale: una vocazione all’aiuto che aveva polarizzato nella scelta della facoltà universitaria. A Messina, infatti, era iscritta al corso di laurea triennale in Tecniche di Laboratorio Biomedico. L’Ateneo nelle scorse settimane le ha conferito la laurea alla memoria, intitolando il cortile del Rettorato in suo onore per ricordarla.

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Maria Concetta Zaccaria, madre di Sara Campanella

Il riconoscimento della città di Palermo

Alla presentazione è intervenuto, tra gli altri, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, che ha espresso il sostegno incondizionato dell’amministrazione comunale a tutte le iniziative che la nuova realtà associativa di volontariato vorrà realizzare a sostegno della lotta contro la violenza di genere. “Un fenomeno – ha osservato il primo cittadino– che affonda le radici nella voglia di possesso, nella debolezza, nell’insicurezza e nell’incapacità di accettare la libertà della propria compagna”.

Il Comune di Palermo ha già dato un segnale significativo: l’intitolazione a Sara Campanella della scuola “Raimondo Franchetti”. Un luogo simbolico e fondamentale, perché, come ha evidenziato il sindaco “è dalla scuola che parte l’educazione dei giovani, e con essa il no a qualsiasi forma di sopraffazione”.

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Leggi anche:  Il Policlinico di Messina intitola a Sara Campanella il laboratorio di Igiene

Costruire una rete di protezione per le donne

In una simile ottica, il contributo delle istituzioni sarà fondamentale: la famiglia di Sara ha auspicato infatti il coinvolgimento della politica, degli insegnanti, degli operatori sanitari e delle Forze dell’Ordine. Non basta che una donna opponga il proprio NO, netto e deciso, alle attenzioni indesiderate per scongiurare il peggio. Sara lo aveva fatto con il suo aguzzino, forse sperando nella sua capacità di comprendere e ravvedersi. Occorre una rete di protezione e di sostegno che “avvolga” le donne, non facendole sentire mai sole.

“Fili invisibili”, il cortometraggio che unisce due storie di violenza

Tra i momenti più toccanti della giornata, la proiezione di un cortometraggio dal titolo Fili invisibili” del bravissimo regista Fabio Schifilliti, realizzato grazie al contributo degli studenti dell’Istituto “Copernico” di Barcellona Pozzo di Gotto. Una narrazione inquieta e angosciante che mette in parallelo gli ultimi momenti di vita di due vittime: Sara Campanella e Graziella Recupero, uccisa nel 1956 per avere “osato” respingere un innamorato ossessionato da lei.

Il mini film, un monito potente contro l’accettazione della violenza come fatto ordinario, ha visto la partecipazione amichevole dell’attore Claudio Castrogiovanni, che ha interpretato il ruolo del professor Massimiliano Berretta, l’ultima persona incontrata da Sara Campanella il 31 marzo scorso prima di essere uccisa da Stefano Argentino.

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