All’Istituto Giuliana Saladino del Cep presieduto da Giusto Catania, che comprende scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, è stato adottato da alcuni anni un modello innovativo che combatte la dispersione scolastica. Oggi, il numero di studenti che hanno abbandonato gli studi nella zona è pari a zero. Non è tuttavia questione di numeri, ma di metodo. Il preside, con l’ausilio di un team esperto di docenti e personale, è riuscito in questa impresa attraverso alcuni esperimenti vincenti: dalla scelta di ridurre la durata delle lezioni a 50 minuti a quella di “abolire” il quadrimestre e le valutazioni numeriche, che sono previste, nel rispetto della legge, solo in conclusione all’anno stesso. Ad esaltare il lavoro svolto all’interno dell’Istituto, anche la Repubblica in un recente articolo.
Al Cep un modello che investe sulla didattica e non sui numeri
Quello adottato dall’Istituto Saladino è un modello che mette al centro l’alunno, che investe su di lui e sulla didattica, più che sulla valutazione numerica in senso stretto. In che modo? Intanto, eliminando l’ansia da prestazione che deriva dalla chiusura del quadrimestre, rimandando i voti alla fine dell’anno. A spiegarlo ai microfoni di BE Sicily Mag è il preside Giusto Catania: “Non significa non dare una valutazione, ma approfondire innanzitutto quali sono stati i progressi dell’alunno. Si parte dai suoi punti di forza, cercando di potenziarli, e da quelli di debolezza, intervenendo su di essi”. Il rischio del classico modello di valutazione, secondo Catania, è che “in un anno si faccia più attività di valutazione che didattica”. Solo all’ultimo, il percorso viene tradotto in un numero che ne tiene conto.

Non più aule, ma spazi di apprendimento
Non è stato un cambiamento immediato, né destabilizzante. Giusto Catania è alla guida della scuola già da tredici anni. Anni in cui l’Istituto Saladino – locato in una zona non facile, il Cep di Palermo – è notevolmente migliorato, grazie a investimenti mirati. “Le nostre azioni si sono concentrate sulla didattica. Abbiamo investito innanzitutto sulle aule tematiche“. Gli studenti infatti non prendono posto nelle classiche classi per l’intera durata delle lezioni, come succede di consueto nelle altre scuole, bensì si spostano di aula in aula, come nei collage americani. “Abbiamo l’aula di arte, di musica, di inglese. Io li chiamo spazi di apprendimento“.
Gli spazi dedicati agli studenti non finiscono qui. Alle aule tematiche – arricchite da digital board e altre dotazioni tecnologiche – si aggiungono anche una biblioteca e una sala cinema. “La sala cinema conta 45 posti e sfruttiamo anche questa per fare didattica, con una programmazione mensile. Abbiamo dato vita a un corso di storia sperimentale proprio a partire dalla visione di film e da subito abbiamo notato un miglioramento delle competenze in materia”.
Anche le aree comuni sono state al centro del riammodernamento. Giusto Catania tuttavia non vuole prendersi meriti che non sono suoi. “Sono dell’idea che tutto l’ambiente educhi, perfino i corridoi. Non lo dico io. Non ho inventato nulla. Ci sono volumi e volumi di pedagogia che, da oltre cento anni, parlano dello spazio come educatore”.
I risultati del modello vincente dell’Istituto Saladino
Gli investimenti, è il caso di dirlo, hanno avuto l’esito sperato. “In merito alla dispersione scolastica abbiamo da anni risultati positivi. Oggi, non abbiamo più ragazzi che non vengono a scuola. È un lungo percorso, ma l’attività finora è stata molto proficua”, prosegue il preside.
A tal proposito, l’Istituto comprensivo Saladino non ospita i suoi alunni solo nelle ore mattutine, ma resta aperto anche al termine delle lezioni: “Organizziamo attività pomeridiane, lezioni di recupero, laboratori musicali, artistici e sportivi”. Anche questa, una scelta mirata: “Ogni minuto in più di scuola aperta è un minuto di sottrazione alla mafia e all’influenza nefasta”, conclude Giusto Catania.



















