Per tutti, un traditore. Ma senza di lui la storia non sarebbe la stessa. È da questo presupposto che nasce Stand up for Giuda, un monologo scritto e diretto da Leonardo Petrillo, che ieri ha debuttato nella sala Strehler del Teatro Biondo di Palermo.
Ad interpretare l’apostolo che tradì Gesù, consegnandolo ai romani, è Ettore Bassi, che torna nel capoluogo siciliano a distanza di otto mesi dopo Il sindaco pescatore: “Quello di Petrillo è un bellissimo testo, che approfondisce questa figura in maniera provocatoria, profonda, fuori da un tracciato da un tracciato canonico”.
Prodotto dal Teatro Biondo in collaborazione con Saba produzione, con la scenografia di Gianluca Amodio e le musiche di Carlo Covelli e Carlo Zannetti, Stand up for Giuda andrà in replica fino al 18 gennaio.
Giuda, una figura controversa
“È importante guardare a storie che in qualche modo sono si sono incanalate in una certa direzione – dice Bassi a BE Sicily Mag – ma che poi forse scavando un pochino di più dietro nascondono qualche cosa di interessante, di nuovo, di sorprendente”.
L’idea di Petrillo nasce dal vangelo apocrifo di Giuda: “Contiene una teoria interessantissima – dice l’autore e regista – ma anche lineare. Se non ci fosse stato lui, non ci sarebbe stata la salvezza. E come poteva poi ribellarsi quest’uomo a Dio?”
La risposta è scritta nella storia. Ha compiuto il disegno divino, ma non ha la consapevolezza degli altri apostoli: “Si impicca – prosegue Petrillo – perché Giuda, a differenza di tutti gli altri, non ha visto la resurrezione”. E, allora, torna a pensare a Gesù come a un uomo, un folle, ma soprattutto un amico. Si impicca perché ha tradito quell’amico. E diventa ancora più umano”.


Stand up for Giuda: uno spettacolo che lascia il segno
Quanto conta il luogo in uno spettacolo che parla di giudizio e responsabilità? A rispondere è Ettore Bassi: “Il luogo è il contesto nel quale ci si immerge. Quindi, è energia, è vibrazione, è atmosfera, è sensazione. Palermo è una città che ti fa sentire il peso in senso positivo e anche negativo della storia e della sua violenza, di ciò che la storia ha lasciato, di ciò che la storia invece ha portato via”.
“Questa storia, come viene raccontata, lascia un segno nuovo, diverso, lascia degli interrogativi e uno stupore che porta le persone a continuare a riflettere sull’argomento anche al termine dello spettacolo – sottolinea l’attore barese – Ed è questo ciò che conta”.



















