Da New York, metropoli globale, a Catania, città delle origini. Un ritorno alle radici per il fotografo Renato Zacchia, che torna nella sua terra come autore della mostra “Agatha e i suoi volti“, visitabile fino all’8 febbraio, nella sontuosa chiesa-museo barocca di San Francesco Borgia, nella via Crociferi, dove sono custoditi capolavori d’arte e arredi liturgici appartenuti ai frati della Compagnia di Gesù.
Il luogo dell’allestimento non è casuale, ma ha un forte valore simbolico, poiché sorge accanto all’Istituto d’Arte dove Zacchia si è formato da ragazzo. Non è quindi solo un ritorno geografico (dopo quasi 40 anni viLssuti a New York), ma un ritrovo dell’artista internazionale con il ragazzo che studiava a Catania.

Renato Zacchia, il fotografo siciliano di New York
Lo sguardo internazionale di Renato Zacchia, forgiato nella metropoli americana, viene dunque riportato in Sicilia, attraverso la scelta di uno dei soggetti più complessi e identitari della sua città d’origine: Sant’Agata. Ad essere rappresentata non è la festa-cartolina, con il suo folclore, ma i volti, le rughe, gli sguardi dei devoti. I suoi scatti trasmettono il senso della storia, che si legge sulla pelle di chi attraversa la processione. Figure sospese tra sacro e profano, tra presente e passato, portatori di una memoria che supera l’evento religioso. In occasione del Giubileo Agatino (1126 – 2026), 43 stampe e 6 gigantografie in bianco e nero raccontano la devozione della città. Il bianco e nero non è una scelta estetica, ma serve a liberare la festa dai colori, per restituirla alla sua verità umana e arcaica.
Zacchia torna nella sua terra come autore pienamente formato. Dopo aver attraversato il mondo, ha scelto di tornare dove tutto è cominciato. È infatti un fotografo conosciuto e apprezzato a livello internazionale e ha lavorato anche come scenografo. È stato fotografo ufficiale sul set dell’ultimo documentario di Michelangelo Antonioni dedicato alla Sicilia e ha ritratto figure iconiche della cultura internazionale come Rudolf Nureyev, l’Opéra de Paris, Giancarlo del Monaco, Mstislav Rostropovich e Richard Avedon, oltre a importanti personalità del mondo economico e istituzionale. È stato fotografo ufficiale di Ferrari North America e più recentemente di Maserati S.p.A.. Le sue immagini sono state pubblicate ed esposte in numerosi contesti negli Stati Uniti e all’estero, da New York a Washington, fino all’Europa e al Giappone, e hanno ricevuto diversi riconoscimenti internazionali.

La mostra “Agatha e i suoi volti”
La mostra “Agatha e i suoi volti“, curata da Antonella Furian, è organizzata dal Parco archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci della Regione Siciliana, con il patrocinio della Delegazione FAI Catania e del Comitato per la Festa di Sant’Agata e del Giubileo Agatino. Gli scatti restituiscono un’atmosfera mistica e spirituale, frutto di un’indagine fotografica condotta da Zacchia nell’arco di cinque anni. Nei volti illuminati dai ceri si legge la fatica, la speranza, la devozione scavata negli occhi dei catanesi, che celebrano questo culto, ormai ultracentenario, con lo stesso rito collettivo.
“È uno sguardo laico – spiega l’autore – che cerca il sublime nel dettaglio e nell’intensità dello sguardo, elevando la devozione. Ho voluto spogliare il rito dal folklore cromatico per concentrarmi sull’espressione pura dei volti e su una città che riflette l’adorazione persino nelle sue pietre”. La Santa è quasi sempre assente come icona diretta, emerge per riflesso. Nei giorni di festa, si manifesta sull’intero tessuto urbano, al di fuori degli edifici religiosi.
“A New York fotografi l’individuo e il suo successo presente – continua Zacchia – a Catania, invece, fotografi una storia millenaria incisa nei lineamenti. Nei tratti somatici dei catanesi puoi scorgere il segno di tutte le dominazioni che si sono stratificate nel tempo. Durante la festa, il volto diventa una maschera antica, sospesa tra sacro e profano: è un’intensità umana che non ho mai riscontrato altrove nel mondo”.

Tra Usa e Sicilia
New York gli ha insegnato il distacco necessario, attraverso cui può fotografare la sua città d’origine evitando ogni luogo comune, proponendo solo la realtà autentica. Catania a sua volta gli restituisce la memoria della pietra, la stratificazione del tempo, il silenzio che può esistere anche dentro una folla. Due città opposte e complementari: una proiettata nel futuro, l’altra radicata in una storia lunga, che sfida il vulcano più alto d’Europa.
Il Barocco, la potenza dell’Etna, il profumo del mare, sono elementi che Zacchia ha portato con sé oltreoceano e che non ha mai smesso di osservare da lontano. Con questa mostra, ad ingresso libero, visitabile dal martedì al sabato ore 9.30-18 e domenica ore 9-13, l’autore ritorna a se stesso, dopo aver conosciuto l’altrove.



















