Diretta, ma al contempo umile e riservata. Stefania Auci, protagonista dell’edizione di gennaio 2026 della cover digitale di BE Sicily Mag, si racconta tra il lavoro di scrittrice e quello di insegnante di sostegno, il ruolo di mamma e i prossimi progetti. Una narrazione sincera, che affonda anche sulla personalità dell’autrice de I Leoni di Sicilia, approfondendo quelli che sono i suoi rituali di scrittura e i suoi luoghi del cuore dell’Isola, in cui è nata e ha deciso di rimanere, nonostante il successo internazionale.
Un successo confermato da oltre un milione di copie vendute per il primo romanzo della saga dei Florio, pubblicato in più di cinquanta edizioni (quella d’esordio nel 2019) e tradotto in quaranta Paesi. A questi numeri si aggiungono quelli ottenuti dai successivi libri, L’inverno dei Leoni (2021) e L’alba dei Leoni, uscito a gennaio 2026 e presentato a Palermo, Trapani e Catania, che mette un punto alla serie letteraria. E ancora, la riproduzione cinematografica de I Leoni di Sicilia di Paolo Genovese, distribuita prima su Disney Plus e poi su Rai 1, con enorme riscontro da parte del pubblico.

L’intervista a Stefania Auci
I Florio la accompagnano dal 2019, con l’uscita del primo libro I Leoni di Sicilia. Cosa l’ha conquistata della famiglia?
“È una storia di vita reale ma talmente affascinante che a volte sembra essere irrealistica e immaginata. In realtà, è ampiamente documentata. Inoltre, al suo interno c’è tutto un insieme di figure forti – sia uomini che donne – che si trovano ad affrontare situazioni molto particolari. Insomma, è un racconto che ha tutti gli ingredienti per potere affascinare non soltanto chi lo legge, ma anche chi lo scrive”.
C’è qualche personaggio a cui è particolarmente legata e/o in cui rivede se stessa?
“In ciascuno di loro c’è un po’ di me. Sicuramente sono molto legata, per una serie di motivi, a Vincenzo e Giulia; ma anche al senatore Ignazio e, dopo aver scritto l’ultimo romanzo, a Francesco. Per quanto riguarda il personaggio di Giuseppina, invece, mia nonna è stata una grande fonte di ispirazione”.
Con l’uscita de L’Alba dei Leoni si chiude un ciclo decennale. Avrà nostalgia dei Florio?
“No. Ho provato nostalgia nel 2021, allora mi sentivo ancora in difficoltà a lasciarli andare. Adesso, che sento e comprendo che ogni cosa è al posto giusto, posso chiudere questo capitolo”.
La saga sulla famiglia Florio è diventata negli anni un vero fenomeno editoriale. Come ha vissuto il successo?
“Tenere separati i miei due lavori e la famiglia mi ha aiutata. Ho cercato di salvaguardare gli equilibri personali e privati rispetto a quello che è un aspetto prettamente pubblico. Inoltre, ho provato a vivere sempre tutto con grande serenità, in maniera naturale e con i piedi per terra. Senza farmi prendere dai fumi della fama, insomma. Non è una posa, sono davvero fatta così”.

Scrive più di giorno o di notte? Ha dei rituali particolari?
“Se riesco, preferisco scrivere di mattina, quando sono un po’ più fresca. Scrivo rigorosamente con della musica di sottofondo e cerco di isolarmi il più possibile. Anche soltanto avere una persona dentro la stanza, mi innervosisce. La scrittura è un momento in cui ho bisogno di stare da sola e concentrata”.
È soddisfatta della rappresentazione televisiva della saga o c’è qualcosa che avrebbe cambiato?
“Personalmente, sì. Sono molto contenta perché esprime nel migliore dei modi la ricchezza e il fascino della famiglia Florio, ma anche la forza emotiva dei personaggi, in particolare la rabbia. Sono estremamente grata a Paolo Genovese per aver rispettato il mio libro. Non cambierei nulla del suo lavoro”.
Oltre ad essere una scrittrice di successo, è anche un’insegnante di sostegno. Durante la presentazione de L’alba dei Leoni ha ammesso che nei suoi personaggi c’è un pizzico dei suoi alunni. Quali sfaccettature della nuova generazione ha inserito nelle sue storie?
“Molto disincanto, tanto cinismo. A volte è un modo per difendersi da questo mondo, che noi adulti non gli stiamo consegnando al meglio. Anzi, li stiamo proprio maltrattando e bistrattando. Mi dispiace il fatto che non si abbia fiducia nei ragazzi, che invece se la meriterebbero. Spesso sono di gran lunga migliori di ciò che pensiamo”.
È anche mamma. Crede che sia più difficile esserlo oggi o in passato?
“Essere madri è difficile a prescindere dal tempo. È un casino inenarrabile, qualsiasi cosa fai sbagli. Anche se ci sono tematiche e modi diversi, che possono cambiare negli anni, alla fine è sempre così. Oggi si parla molto della possibilità per le donne di essere anaffettive e ci sono madri così che fanno non pochi danni, ma non è che le madri super affettuose non ne facciano”.

Nei suoi romanzi c’è anche tanto di Sicilia. È nata a Trapani, ma vive a Palermo da tempo. Che rapporto ha con l’Isola?
“Io sono fieramente siciliana, esserlo è un grande motivo di orgoglio. Con Trapani ho un rapporto molto bello, è una città in cui sto bene. Anche per Palermo nutro un grande affetto, una grande tenerezza. Mi piace dire che Trapani è la famiglia d’origine e Palermo quella da sposata. A volte stare a Palermo però non è proprio semplice, tra il traffico e le altre tensioni delle grandi città che generano malessere. Un’altra cosa che non riesco a tollerare è l’incuria: ci sono dei monumenti meravigliosi che vengono abbandonati”.
Ha dei luoghi del cuore sull’Isola?
“Parecchi. Le Madonie e le Isole Egadi, in particolare. Ho un forte legame anche con la Riserva dello Zingaro, che per me è un posto dell’anima”.
Durante la presentazioni de L’alba dei Leoni ha rivelato di avere intenzione di riprendere un vecchio progetto lasciato nel cassetto. Ci può dire di più?
“Non posso ancora svelare nulla, ho già detto troppo”.




















