A Palazzo dei Normanni si consuma una battaglia che va oltre gli schieramenti politici. Le quindici deputate dell’Assemblea regionale siciliana hanno deciso di metterci la faccia, unite, sulla legge che introduce il principio della parità di genere nelle giunte degli enti locali. Una presa di posizione tutta femminile e trasversale che coinvolge rappresentanti di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Pd, Movimento 5 Stelle, Dc e Noi Moderati e che mira a portare la Sicilia in linea con una norma già vigente nel resto d’Italia.
Per le parlamentari non si tratta di una bandiera partitica o ideologica, ma di una questione di “agibilità politica e di civiltà democratica” come spiegano loro stesse. La richiesta è chiara: la norma va approvata senza ricorrere al voto segreto, per scongiurare giochi politici e non svuotare di significato questa battaglia.

A firmare la nota sono quindi le deputate Bernardette Grasso, Margherita La Rocca, Luisa Lantieri, Elvira Amata, Giusy Savarino, Ersilia Saverino, Valentina Chinnici, Roberta Schillaci, Lidia Adorno, Stefania Campo, Cristina Ciminnisi, Josè Marano, Nunzia Albano, Serafina Marchetta e Marianna Caronia.
I numeri della disparità in Sicilia
I dati raccontano una realtà difficile da ignorare nella nostra Regione. All’Ars le donne sono appena 15 su 70 deputati ma è negli enti locali che la situazione è ancora più squilibrata: solo il 12% delle donne risulta eletta e la percentuale di assessore donne è circa del 20%, con punte ancora più basse nelle principali città siciliane.
In molti Comuni capoluogo la presenza femminile in giunta resta marginale, spesso limitata a una o due assessore – magari con ruoli minori – su interi organigrammi dominati dagli uomini. Una distanza evidente rispetto alla soglia del 40% prevista dal disegno di legge sugli enti locali, che dovrebbe essere applicata entro 90 giorni dall’entrata in vigore della norma.
Per le deputate, intervenire a partire dai Comuni significa incidere là dove si costruisce la prima forma di partecipazione politica e amministrativa. “Stimolare la partecipazione attiva delle donne” è l’obiettivo dichiarato dalle sottoscrittrici del provvedimento nella consapevolezza che la sotto-rappresentanza non è solo un problema di numeri, ma di qualità delle istituzioni e di democrazia sostanziale.
Il rinvio della discussione in aula, causato dall’allerta meteo, ha allungato i tempi ma non ha sciolto le tensioni politiche. Il timore delle deputate è che sulla norma possa essere chiesto il voto segreto, aprendo la strada a franchi tiratori e a un possibile affossamento del provvedimento.
Evitare il voto segreto
Intorno alla legge si sta creando un’attenzione che va oltre il Parlamento. Associazioni, movimenti femminili e rappresentanti della società civile hanno annunciato la loro presenza a Sala d’Ercole nel giorno del voto, per chiedere trasparenza e coerenza alla politica regionale. La loro presenza dovrebbe essere un ostacolo ulteriore alla scelta di far votare il provvedimento con voto segreto.
Anche l’Anci Sicilia ha espresso sostegno alla norma, definendola un passaggio necessario per rafforzare i principi di inclusione e pari opportunità negli enti locali e rendere le amministrazioni più rappresentative delle comunità che governano.
Una prova di maturità democratica
La partita che si giocherà all’Ars non riguarda solo una percentuale o un articolo di legge. In gioco c’è la capacità della politica siciliana di assumersi la responsabilità delle proprie scelte, senza nascondersi dietro procedure che rischiano di tradire lo spirito della norma.





















