Apre al pubblico, per la prima volta, il “Portico dell’Atleta“, un sito sotterraneo ipogeo scoperto negli anni Novanta sotto il piano stradale della monumentale via Crociferi a Catania. La restituzione del sito giunge al termine di importanti lavori di ricerca, recupero e valorizzazione, condotti negli ultimi anni dall’Università di Catania con il progetto Pnrr Changes, in accordo con il Parco archeologico di Catania e della Valle dell’Aci della Regione Siciliana che ha la gestione del sito.
Cos’è il “Portico dell’Atleta” a Catania
Il “Portico dell’Atleta”, accessibile da una porticina sotto la scalinata Alessi, presenta due misteriosi ambienti sotterranei, presumibilmente di epoca romana: un corridoio coperto e seminterrato, decorato da nicchie ed esedre, e un camminamento a mosaico che, secondo gli studiosi, doveva far parte di un imponente edificio monumentale del I sec. d.C., realizzato nella parte sud-orientale della collina di Montevergine, l’area più antica della città di Catania, abitata sin dall’epoca preistorica. All’interno del Portico, sarà esposta la straordinaria statua dell’Atleta. Si tratta del torso marmoreo di un giovane, ritrovato in una nicchia murata all’interno dello stesso sito nel gennaio del 1989.
Nei prossimi mesi, il sito del Portico e la statua dell’Atleta saranno oggetto di interventi di restauro, a cura del Parco archeologico di Catania, in modalità open, cioè “a vista”, per essere osservati dal pubblico durante le normali visite. Il progetto include anche una spettacolare ricostruzione virtuale che dà forma compiuta al contesto archeologico, la cui lettura è di difficile comprensione per i non addetti ai lavori, per via delle parti mancanti e della stratificazione secolare di interventi per il riuso degli spazi. I visitatori potranno ammirare le immagini in movimento, complete di decorazioni alle pareti, mosaici e arredi scultorei, accompagnati da una voce narrante che guida il visitatore in un viaggio nel tempo, dalla Catania greca fino a quella romana.

La presentazione
Venerdì scorso, nella Chiesa San Francesco Borgia di Catania, si è tenuto l’incontro di presentazione dal titolo “Il Portico e il suo Atleta. Recupero, valorizzazione e fruizione di un contesto archeologico dimenticato“, durante il quale sono intervenuti il direttore del Parco archeologico e paesaggistico di Catania, l’arcivescovo, il rettore, il sindaco, l’assessore regionale dei Beni culturali,
il soprintendente dei beni culturali di Catania, il dirigente del Ministero dell’Università e Ricerca, la fondatrice dell’associazione Changes, il Presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, la capo gabinetto del ministero della cultura, la direttrice scientifica della Fondazione Changes e il coordinatore del progetto Pnrr Changes.
Una sessione è stata dedicata al contesto archeologico del “Portico dell’Atleta”, con i contributi di Antonino Mazzaglia, Fabiana Cerasa e Mario Indelicato del Consiglio Nazionale delle Ricerche – Ispc di Catania, nell’ambito del progetto Pnrr Changes. A seguire, Stefania Pafumi del Cnr – Ismed di Napoli, ha approfondito il tema dell’Atleta; mentre Francesco Gabellone e Maria Chiffi (Cnr – Nanotec e Techne sas) hanno presentato il video ricostruttivo del complesso.
Il coordinatore del progetto e direttore della Scuola di specializzazione in Archeologia, Daniele Malfitana, ha detto: “L’operazione, svolta nell’ambito delle relazioni con le imprese coinvolte nel progetto, ha previsto la realizzazione di un sistema di passerelle, pannelli didattici e la produzione di un video ricostruttivo che consente di capire lo spazio urbanistico ed architettonico della Catania romana. Ma la novità più sorprendente è l’esposizione, nel contesto di ritrovamento, della statua di un giovane atleta finora conservata nei depositi del museo e mai esposta al pubblico”.
Il sito sarà anche un laboratorio didattico per gli studenti della Scuola di specializzazione archeologica siciliana che proseguiranno ricerche e approfondimenti sulla grande città romana. “L’ipogeo si potrà visitare due volte a settimana su prenotazione – ha precisato il direttore del Parco, D’Urso – e poi faremo ricorso ai ragazzi del servizio civile”.





















