Lo smart working è una delle novità del mondo del lavoro, introdotto in molti ambienti soprattutto dopo il COVID-10, attualmente sono 3,4 milioni gli occupati italiani ad averlo sperimentato. Grazie all’arrivo della digitalizzazione, per alcune professioni, lavorare in ufficio non è obbligatorio: si può lavorare comodamente da casa dando spazio alla propria vita privata e concedendosi più tempo libero. L’ISTAT ha analizzato il fenomeno, ma i dati confermano il poco sviluppo dello smart working nel Sud Italia, anche se in Sicilia è in crescita.
Lo smart working e la Sicilia
Le città della Sicilia registrano le percentuali più basse di lavoro in smart working, confermando la difficoltà dell’Isola nello sviluppo economico, soprattutto nel settore terziario, quello che abbraccia più facilmente il lavoro da remoto. Tra le città con meno smart abbiamo Enna (con il 10,8% di occupati in smart) e Messina, la peggiore tra le città con più di 150mila abitanti ad avere occupati in smart con il 9,4%.
Tra le città peggiori d’Italia da questo punto di vista, anche Catania, mentre Palermo è tra le più apprezzate dai nomadi digitali ed è l’unica siciliana a superare il 20% di occupati in smart working. Da sottolineare che a trovare lavoro in remoto sono, secondo l’ISTAT, più i laureati e chi è altamente specializzato, anche se l’Italia è più di cinque punti percentuali sotto la media europea riguardo questo aspetto lavorativo.
L’opportunità del South Working
Lo smart working ha creato un fenomeno di cui si parla sempre più spesso recentemente: il South Working. I meridionali, stanchi dei costi elevati del Nord Italia e dalla lontananza dalla propria terra lavorano da remoto, così da poter tornare al Sud. Negli ultimi anni, questo fenomeno è aumentato sempre di più, dando la possibilità a moltissimi giovani di lavorare con aziende fuori dal territorio del meridione.
Sono le città del Nord Italia ad usufruire di più dello smart working: Milano (38.3%), seguita da Roma (29,4%), Bologna (27,7%) e Torino (24,6%). Ecco che molti lavoratori di queste città, decidono di tornare al Sud, con molti giovani siciliani che hanno raccontato di aver scelto di ritornare grazie a questa opportunità, che permette di bilanciare al meglio la propria vita privata a quella lavorativa.




















