Dal teatro cittadino di Istanbul al grande schermo, Serra Yilmaz non smette di stupire e sbarca per la terza volta in libreria con l’autobiografico “Cara Istanbul“. In Sicilia lo ha già presentato ad Siracusa, Palermo e lo scorso 28 febbraio a Messina. In riva allo Stretto, la donna dai capelli blu ha riempito il Mondadori Bookstore di lettori appassionati. Il pubblico messinese ha partecipato con grande curiosità all’incontro, spaziando con domande sui suoi personaggi, sul libro e sulla condizione delle donne turche, ma anche su gelati e granite.
I mille volti di Serra Yilmaz
Conosciuta soprattutto per i suoi ruoli al cinema, in particolare nei film di Ferzan Ozpetek, Serra Yilmaz è stata spesso definita come la sua musa. L’attrice non solo ha trovato spazio in ben undici opere del regista turco, ma ha anche ispirato alcuni tratti delle personalità dei suoi personaggi, come nel caso della sua omonima ne “Le fate ignoranti“. “Ferzan ha scelto di darle il mio nome perché si è ispirato molto a me. Anche se – ha precisato – ovviamente non è totalmente me. Sarebbe impossibile, perché la storia non è la mia”.
D’altra parte il titolo di musa non le rende giustizia. Rischia, come sempre, di essere limitante per una donna complessa e interessante che, secondo le parole di Francesco Gulletta, con cui ha dialogato a Messina, “accoglie le opportunità, gli eventi e tutto ciò che la vita le pone d’avanti”. Serra Yilmaz ha viaggiato, è stata nell’organizzazione delle donne progressiste e nel comitato della pace, non ha mai smesso di esprimersi. Ama raccontare e raccontarsi e lo ha sempre fatto con mezzi e modi diversi tra loro.
Poi c’è il suo più grande amore, che è sempre stato quello per il teatro, dal quale dice di essere stata “totalmente sedotta sin da bambina”, e ancora il grande cinema e la tv, per finire con la scrittura. Di se stessa e della sua Istanbul aveva infatti già scritto in “Una donna turchese” e “Per il momento è tutto“, entrambi scritti a quattro mani, rispettivamente con Andreina Switch e Emine Usakligil. “Cara Istanbul” è il primo libro che firma da sola.
“Cara Istanbul”, il libro che fotografa la città della sua infanzia
L’idea iniziale era quella di scrivere in “Cara Istanbul” un ricettario in cui ogni pietanza fosse accompagnata da piccoli aneddoti e storie della sua infanzia. Il libro si è però evoluto in base alle richieste di Rizzoli e alla sempre presente necessità dell’autrice di custodire il ricordo di una Istanbul che non esiste più, di lasciare una “testimonianza davanti al cambiamento”. “Sono una che racconta storie”, avverte Serra Yilmaz, “faccio più parte della tradizione orale che del mondo della scrittura, il libro è scritto come se raccontassi una storia”. Il libro è un viaggio tra i ricordi dell’autrice e racconta quindi tante cose, ma più di tutto racconta Istanbul. Dalla storia ai colori, profumi e sapori che compongono l’identità di una città che è ora in continuo mutamento.
Figura centrale, nel libro, così come nella vita dell’autrice, è quella della nonna materna. Cresciuta nell’harem dell’impero ottomano, gli era stata data probabilmente quando aveva solo tre anni, nel periodo in cui i popoli circassi erano costretti a scappare dai russi e cercavano rifugio proprio in quella che oggi è la Turchia. Fu la kalfa che si prese cura di lei nell’harem a lasciarle poi il köşk (un’abitazione in legno circondata da un grande giardino)in cui poi ha vissuto l’intera famiglia.
Ed è qui che troviamo alcuni dei più nitidi ricordi e odori dell’infanzia dell’autrice, a partire dal profumo di fiori che la accoglieva in giardino. “Istanbul ha sempre avuto mille fragranze, mille sapori”, ha ricordato Serra Yilmaz, “e mi ha dato la possibilità di conoscere anche lingue e culture diverse”. La scrittrice ha ammesso di aver imparato spontaneamente l’italiano quando era già bilingue e parlava fluentemente francese. Queste conoscenze le hanno permesso di lavorare per anni come interprete. “Conoscere persone che parlano tante lingue diverse e vengono da tanti posti diversi è una grandissima ricchezza, che ti impedisce di cadere nella stupidità del nazionalismo. Conoscere tanti paesi diversi deve insegnarti l’umiltà”.
Da Istanbul alla Sicilia
A proposito di scambi tra culture, diversi sono stati gli scambi di battute e le similitudini tra Istanbul e Messina evidenziate da Yilmaz e Gulletta, dalla vecchia divisione delle strade dedicate alle varie corporazioni e mestieri, alle abitudini culinarie e l’amore per il mare. Per Serra Yilmaz, infatti, “i pescatori turchi vanno a pescare perché così possono giustificare il fatto di stare a fissare il mare per ore”.
Quando si parla di profumi e sapori in Sicilia, poi, non possono mancare paragoni e domande cruciali per la tradizione culinaria locale, come quelle sul gelato e la granita. A dimostrazione del fatto che la passione per il cibo dell’attrice è terreno condiviso con i presenti. Una passione che, d’altra parte, ha acceso Serra Yilmaz quando si è poi parlato dei dolci turchi. Un esempio? Secondo quanto da lei affermato, il miele non serve e l’uso improprio che ne facciamo in Italia può causare un’indignazione simile alla nostra di fronte all’ananas sulla pizza.





















