Con l’arrivo dell’estate cresce il desiderio di rimettersi in forma rapidamente. È qui che entrano in gioco le cosiddette diete “strong”, come le very low calorie ketogenic diet (VLCKD), sempre più diffuse perché promettono risultati veloci.
Secondo la nutrizionista Anna Maria Petronio, però, queste strategie non sono universali. Se seguite senza supervisione, possono portare a conseguenze importanti: effetto yo-yo, perdita di massa muscolare invece che di grasso e peggioramento di eventuali disturbi del comportamento alimentare. Le VLCKD possono funzionare molto bene, ma solo quando esistono indicazioni cliniche precise e sotto controllo di uno specialista.
Quando la dieta è davvero utile
Le diete molto restrittive trovano la loro efficacia soprattutto in contesti specifici: obesità, problematiche metaboliche, patologie infiammatorie o autoimmuni. Al contrario, in presenza di disturbi intestinali come l’iperfermentazione batterica o di disturbi del comportamento alimentare, possono risultare controproducenti.
Il punto chiave è che non esiste una dieta valida per tutti. Ogni approccio nutrizionale deve essere costruito sulla persona, sulle sue condizioni cliniche e sui suoi obiettivi reali.
La strategia più semplice è la migliore
Se l’obiettivo è perdere 3-4 kg prima dell’estate, non serve ricorrere a soluzioni drastiche. La scelta più efficace resta un deficit calorico moderato, accompagnato da un’alimentazione equilibrata e da un incremento dell’attività fisica. È un approccio meno “spettacolare”, ma decisamente più sostenibile e sicuro, ma soprattutto evita il rischio di riprendere rapidamente il peso perso.
Farmaci dimagranti: una rivoluzione, ma non estetica
Negli ultimi anni si è parlato molto dei farmaci a base di GLP-1, utilizzati per la perdita di peso. Si tratta di una vera innovazione, ma con indicazioni molto precise.Sono pensati per chi soffre di obesità importante o sovrappeso associato a patologie, e devono essere prescritti esclusivamente da un medico. Non sono scorciatoie estetiche né soluzioni rapide pre-estive.
Inoltre, spesso si tratta di terapie a lungo termine, interromperle dopo poco tempo può portare a un effetto rebound, con recupero del peso. Un altro aspetto da non sottovalutare è la perdita di massa muscolare, dovuta alla riduzione dell’appetito e dell’introito proteico.
Attività fisica: fondamentale, ma da personalizzare
L’attività fisica resta una componente centrale di qualsiasi percorso di dimagrimento. Tuttavia, anche qui vale la regola della personalizzazione. Soprattutto dopo i 50 anni o in presenza di specifiche condizioni fisiche, improvvisarsi sportivi può essere controproducente. Alcune problematiche, come le disfunzioni del pavimento pelvico, possono peggiorare con attività non adeguate. Affidarsi a un professionista, come un personal trainer qualificato, permette di evitare infortuni e rendere l’allenamento davvero efficace.
Non esistono scorciatoie. Una dieta funziona davvero solo se è sostenibile nel tempo e compatibile con lo stile di vita della persona. Anche le abitudini sociali contano: chi cena spesso fuori o beve un bicchiere di vino al giorno deve poter seguire un piano alimentare che tenga conto di queste abitudini, senza rigidità irrealistiche.
Il ruolo centrale del nutrizionista (e del medico)
Il messaggio finale è quello di evitare il fai-da-te. Il nutrizionista oggi lavora sempre più in sinergia con il medico, soprattutto quando entrano in gioco farmaci o condizioni cliniche specifiche. Attraverso esami e valutazioni approfondite, è possibile costruire un percorso mirato che consenta di perdere grasso, preservare la massa muscolare e ottenere risultati duraturi.
Perché rimettersi in forma non significa solo dimagrire, ma farlo nel modo giusto.




















