Sono 7.000 i chilometri che, approssimativamente, dividono Palermo da New York City e quindi quelli che separano l’avvocato Giovanni Orlando Conti dalla sua Isola. Una scelta, quella di partire, maturata dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza presso la Lumsa di Palermo, per approdare poi a Manhattan, dove oggi esercita la professione in uno dei più prestigiosi studi legali newyorkesi, “Aidala, Bertuna & Kamins P.C”. È così che, tra avventure, sfide continue, curiosità sul “sogno americano“, e nostalgie, il giovane avvocato si è inserito nel competitivo sistema legale americano. Oggi, si racconta in un’esclusiva intervista ai microfoni di BE Sicily Mag.
“New York non ti regala nulla, ma se sei all’altezza ti restituisce opportunità senza eguali. Significa convivere con la cosiddetta serendipità, ovvero il trovarsi nel posto giusto al momento giusto”, inizia così il racconto di Giovanni Orlando Conti.
La formazione tra Italia e Stati Uniti
A New York ha portato con sé una formazione all’italiana, dove le parole chiave sono rigore e disciplina, legata a un sistema giuridico basato sulla gerarchia delle fonti. Dopo questo percorso, l’avv. Orlando Conti ha proseguito gli studi frequentando la Fordham University School of Law e sostenendo poi l’esame di abilitazione nello Stato di New York. Qui ha dovuto adattarsi a un sistema più pragmatico come quello americano, in cui i percorsi di studio sono maggiormente orientati alla pratica e dove si lavora su casi concreti sulla base del precedente giuridico e dell’interpretazione.
Insieme alla formazione, c’è un’altra cosa che porta quotidianamente con sé dall’Isola: l’identità siciliana, che descrive come un valore universale. “In ambito professionale si traduce in spigliatezza naturale e nella capacità di leggere tra le righe, è una street smart, quell’intelligenza pratica che nasce dall’esperienza umana. A New York frequento anche realtà gestite da siciliani, e questo mi permette di mantenere un legame con le mie origini. C’è una cosa su cui non transigo: quando parlo italiano, il mio accento siciliano resta. Ed è una parte di me che non ho alcuna intenzione di perdere”.
La sfida di vivere a New York
New York è la città più popolosa degli Stati Uniti e confrontarsi con i suoi 8.3 milioni di abitanti può fare paura. Come racconta l’avv. Orlando Conti, è una città che mette costantemente alla prova e, per questo, l’integrazione professionale è un processo in continua evoluzione. “Capisci di esserti ambientato quando il rapporto con le persone passa da una semplice conoscenza alla fiducia. La vera validazione non è mai dichiarata apertamente e si riflette nel rispetto implicito tra professionisti che si stimano. Questo eleva la qualità dei rapporti e diventa uno stimolo costante a migliorarsi“.
Diritto d’autore e business internazionale
Con un focus sul diritto del business internazionale e sulla proprietà intellettuale, Giovanni si occupa, tra le altre materie, anche di diritto d’autore americano. Spiega come, in questo contesto, l’ispirazione sia pienamente lecita: ciò che viene protetto è l’espressione concreta di un’idea, e non l’idea astratta in sé. Il problema nasce quando si entra nella cosiddetta substantial similarity (somiglianza sostanziale), cioè una vicinanza tale tra due opere da non poter più essere spiegata come semplice coincidenza o influenza creativa.
“In questo scenario, il ruolo dell’avvocato è decisivo, poiché si tratta di dimostrare se ci si trovi ancora nel campo della creazione o già in quello della copia illecita. Quella dell’avvocato diventa quindi una professione che richiede versatilità, capacità strategica e grande attenzione ai dettagli, perché spesso il valore del nostro intervento sta proprio nella capacità di leggere le sfumature più piccole”.
Lo sguardo sulla Sicilia
La distanza fisica non influisce però sull’attenzione che il giovane avvocato riserva alla sua terra natale. Un occhio abituato al confronto con culture diverse nota infatti come “in Sicilia si parla meno di criminalità e sempre più della bellezza dei nostri paesaggi e, più in generale, della ricchezza della nostra cultura. È un cambiamento significativo, che riflette una narrazione più autentica dell’Isola. Abbiamo tutte le carte in regola per crescere ulteriormente anche a livello internazionale. Credo sia fondamentale aprirsi a sinergie e contaminazioni con realtà estere. È proprio in questa capacità di evolversi senza perdere la propria identità che vedo il vero potenziale della Sicilia”.
Andare via non sempre è quindi l’unica alternativa. Lo stesso Giovanni Orlando Conti suggerisce che la vera sfida su cui concentrarsi sia quella di coltivare una forte motivazione intrinseca, rimanendo costantemente aggiornati e cercando attivamente il confronto con realtà diverse, per non rischiare di perdere il passo rispetto a contesti più dinamici.
Il sogno di costruire un ponte con l’Isola
Sebbene la vita lo abbia condotto nella terra dove tutto sembra possibile, il vero desiderio sembra quello di avvicinare proprio la Sicilia a questa dimensione della possibilità.
“Quando penso a un modo per restituire qualcosa alla Sicilia, immagino di poter diventare un punto di riferimento per i siciliani che desiderano avviare progetti negli Stati Uniti, così come per coloro che, trovandosi a New York, abbiano bisogno di assistenza legale. Sarebbe per me un grande onore ricoprire questo ruolo, mettendo le mie competenze al servizio di chi condivide le mie stesse radici. Mi piacerebbe contribuire a creare un ponte tra la Sicilia e l’estero, valorizzandone le eccellenze e, allo stesso tempo, far arrivare nell’Isola idee, modelli e opportunità internazionali”.
Il più delle volte allontanarsi non si traduce in un addio netto. La Sicilia infatti rimane casa per l’avv. Orlando Conti: è qui che torna ogni volta che può, continuando a nutrire un legame che non si interromperà mai. “Mi piacerebbe in futuro tornarci anche attraverso progetti di business che possano creare un collegamento con ciò che faccio. Quello che mi manca di più è senza dubbio la mia famiglia. È lì che ritrovo un senso di completezza che ritengo irreplicabile”, ha concluso.



















