Chiara Ferrara
Chiara Ferrara
Nata nel 1998, muove i primi passi nel giornalismo sui campi di calcio. Nel 2022 ha fondato il portale online sullo sport siciliano Sporticily. Con gli anni ha accolto nel suo taccuino i generi più variegati, dalla cronaca al lifestyle, sempre con l'obiettivo di raccontare la realtà, con un pizzico di spirito critico. È giornalista pubblicista dal 2020. A Be Sicily Mag ricopre il ruolo di coordinatrice della redazione Web.

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Danilo Sulis e l’eredità di Peppino Impastato: “Una radio libera per dare voce ai giovani”

A 48 anni dall’uccisione di Peppino Impastato, Danilo Sulis e Bouchra Essalhi di Radio 100 Passi raccontano l’attualità della sua eredità tra informazione, legalità e nuove forme di comunicazione

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Nata nel 1998, muove i primi passi nel giornalismo sui campi di calcio. Nel 2022 ha fondato il portale online sullo sport siciliano Sporticily. Con gli anni ha accolto nel suo taccuino i generi più variegati, dalla cronaca al lifestyle, sempre con l'obiettivo di raccontare la realtà, con un pizzico di spirito critico. È giornalista pubblicista dal 2020. A Be Sicily Mag ricopre il ruolo di coordinatrice della redazione Web.
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Peppino Impastato ha cambiato la storia dell’informazione in Italia e, in particolare, nella Sicilia degli anni Settanta, chiamata a scontrarsi con il clima di terrore creato da Cosa Nostra e con l’omertà a esso connessa. Un sistema che cercò di abbattere dall’interno, essendo cresciuto proprio in una famiglia mafiosa, con al fianco, nella sua battaglia, la mamma Felicia. Le sue parole pronunciate ai microfoni di Radio Aut, con un’ironia ritenuta intollerabile per i boss, gli costarono la vita, ma la sua eredità resta tangibile in chi lo ha conosciuto di persona e anche in quei giovani che quotidianamente seguono le sue orme. 

A quarantotto anni dall’uccisione del giornalista e conduttore radiofonico di Cinisi, a ricordarlo a BE Sicily Mag sono stati il fedele amico Danilo Sulis e Bouchra Essalhi, ventottenne che con lui collabora a Radio 100 Passi. Nel quartier generale dell’emittente, in via Giosuè Carducci a Palermo, ci sono ancora gli strumenti che Peppino e Danilo utilizzavano per denunciare i crimini e gli affari dei mafiosi attraverso la loro radio libera. Tutto sembra essere rimasto fermo agli anni Settanta, ma in realtà il progetto, anche senza il suo principale ideatore e con un nome diverso, ispirato al film, esiste ancora e si è evoluto, parlando ai giovani attraverso il web.

Il progetto di Danilo Sulis sulle orme di Peppino Impastato

Danilo Sulis e Peppino Impastato avevano dato vita al Circolo Musica e Cultura prima e a Radio Aut poi. “Non avevamo la disponibilità per portare avanti entrambi i progetti, per cui chiudemmo uno e aprimmo l’altro. È iniziata così la nostra storia. A farci conoscere era stato suo cugino Francesco, a Cinisi suonavamo insieme. Dopo la morte di Peppino, la radio ha chiuso. Nel 2007 abbiamo pensato di farla rinascere creando l’associazione Rete 100 Passi. La prima trasmissione radiofonica è stata nella casa di Peppino, dove aveva vissuto, il 5 gennaio, che è il giorno della sua nascita”.

Il progetto, però, non è solo radiofonico. “Abbiamo un giornale e una web tv. Successivamente è nata anche l’Associazione Nazionale Volontariato e Comunicazione Solidale. Abbiamo circa 140 emittenti in tutta Italia, pronte a intervenire e a dare comunicazione alle popolazioni in caso di calamità, questa attività la facciamo con la Protezione Civile. Inoltre, ospitiamo quotidianamente studenti di scuole medie e superiori provenienti da tutta Italia per laboratori di giornalismo. Recentemente, invece, è nata una cooperativa sociale che si chiama Cooperativa 100 Passi Solidale, che ha dato vita a un ristorante gestito da ragazzi disabili, dove abbiamo unito la solidarietà con la legalità, perché i prodotti con cui si cucineranno le pietanze sono coltivati nei terreni confiscati alla mafia. Poi ci sono anche tante iniziative musicali, che è il mio campo”. 

In tutti questi progetti vengono coinvolti un gran numero di giovani, tra cui Bouchra Essalhi, che fa parte della redazione e dell’associazione. “Ho iniziato a collaborare con Radio 100 Passi attraverso un progetto con l’Università e sono stata seguita da Giuseppe Lo Bianco, storico giornalista de L’Ora che ha scritto il libro Le agende rosse. Eravamo partiti in quattordici, siamo rimasti in sei. Era un’esperienza che doveva durare solo sei mesi, invece è durata due anni. La speranza è di fare un lavoro di qualità, nel nome di Peppino Impastato. È una responsabilità importante quella di trasmettere la sua eredità, nell’usare la parola come strumento di lotta. Lui veniva da un contesto sociale di un certo tipo, ma per lui non è stato un limite. Anzi, lo ha spronato. È un messaggio importante”.

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Il valore di una radio libera

Oggi è fondamentale ricordare cosa Peppino Impastato era riuscito a creare per riflettere sugli strumenti che abbiamo per fare informazione. “La radio — dice Danilo Sulis — è stata la nostra forma di comunicazione, come oggi lo sono i social per i giovani. La differenza però è una. In quella radio di allora, che si scontrava nel fare informazione con un potere forte che era quello della Democrazia Cristiana, potevi dire qualunque cosa e non succedeva niente. Non c’erano querele perché una replica avrebbe rappresentato una legittimazione. Oggi invece devi stare attento perché ci vuole poco per tapparti la bocca. Le radio libere di quegli anni sono state il nostro strumento di espressione, si usavano le telefonate in diretta e le persone intervenivano nelle discussioni. È stata la prima forma di partecipazione”.

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Ma non solo. “In più, le radio libere hanno rappresentato un salto di qualità dal punto di vista culturale e musicale, perché fino a quegli anni le uniche radio che si potevano ascoltare erano dei canali Rai, che avevano i tempi contingentati per le pubblicità. Noi invece non avevamo vincoli. È per questo che ci siamo potuti permettere, ad esempio, di mandare brani che ai tempi costituivano un’intera facciata di un 33 giri. Abbiamo sdoganato un certo tipo di musica che prima di allora non si poteva ascoltare”.

L’ironia, il tratto distintivo di Peppino Impastato

Ciò che è davvero costato la vita a Peppino Impastato, tuttavia, è stata l’ironia. “È la chiave vincente per parlare di certi temi, perché arriva più facilmente alla gente. Io sto facendo un po’ di esperimenti di questo genere in questo periodo. La trasmissione di Peppino si chiamava Onda Pazza, io sto facendo invece Ripresa Pazza. Quello di Peppino è stato un modo nuovo di fare il radio, perché prima di quel momento nessuno aveva mai usato l’ironia e lo sberleffo. Si è inventato anche un suo canovaccio, diciamo, con un fumetto che noi leggevamo da ragazzini. C’era il capo degli indiani che si chiamava Toro Seduto e allora ha chiamato il boss Tano Seduto. Non ci dimentichiamo che Tano Seduto non era un un boss di quartiere, Tano Badalamenti controllava il traffico mondiale della droga. Era il capo della mafia prima di Totò Reina e prima di Matteo Messina Denaro, quindi Peppino si è scontrato con il capo della mafia mondiale”.

La settimana della libertà di stampa

L’anniversario della morte di Peppino Impastato ricorre nella settimana della libertà di stampa.“Oggi – sottolinea Bouchra – è molto limitata. Un recente studio di Reporters Sans Frontières dice che l’Italia è scesa al 56° posto della classifica mondiale. Una posizione molto bassa e che ci allarma. Un paese democratico si basa sull’informazione, ma se questa viene costantemente attaccata non possiamo offrire un servizio corretto e adeguato. È un tema che mi sta molto a cuore. Noi stiamo lavorando molto anche su metodi innovativi. Non scriviamo soltanto i classici articoli, ci occupiamo anche di realizzare dei podcast su importanti inchieste”.

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“Il problema — aggiunge Danilo — non è solo parlare di mafia. Il ruolo dell’informazione è importante, lo stiamo vedendo con molti giornalisti che non possono entrare in luoghi di guerra oppure semplicemente che vengono redarguiti se parlano di qualche politico. Il caso di Sigfrido Ranucci, che abbiamo avuto anche con noi in radio, è emblematico”.

L’eredità di Peppino Impastato

La mafia in questi anni è cambiata e chissà come Peppino Impastato l’avrebbe affrontata. “In troppi in Italia o anche dei vecchi compagni di Peppino — commenta Danilo con una nota di amarezza — dicono Peppino avrebbe detto, Peppino avrebbe fatto. Io non lo so cosa avrebbe detto e cosa avrebbe fatto. Abbiamo degli esempi di persone che in passato facevano politica con Peppino e che oggi sono al centrodestra o in determinate testate giornalistiche. Non penso che Peppino avrebbe cambiato le sue idee, ne sono sicuro, ma chissà cosa avrebbe fatto. Magari sarebbe entrato in politica oppure avrebbe accentuato il suo lavoro giornalistico, oppure avrebbe deciso di abbandonare tutto e lavorare nella salumeria di famiglia. Non è certamente quello che penso, ma non mi avanzo a fare supposizioni, perché vedo in giro troppa gente che assegna a Peppino delle etichette”.

“Sicuramente – aggiunge Bouchra – non sarebbe contento di quello che sta succedendo ora. La situazione di Sferracavallo è molto allarmante, perché segue una scia di violenza che è partita da Monreale, ha attraversato Palermo e ora è giunta fino a lì. Non dico che stiano tornando gli anni passati, ma il clima è quello. È un segnale di pericolo. C’è una criminalità che si sta risvegliando”.

Sull’eredità che Peppino ha lasciato ai giovani, Danilo però non ha dubbi: “Recentemente ho scritto una canzone che si intitola Io ci credo ancora. Io sono uno di quegli scemi che dopo 60 anni ci crede ancora. Alla fine del testo dico ai giovani Amunì, susiti, arruspigghiati, camina cu mia. Ecco, secondo me anche Peppino sarebbe qui a stimolare questi giovani ahimè spesso poco interessati alla vita politica. Il futuro è loro. Non a caso quando con Giovanni e Francesco abbiamo pensato di riaprire la radio, non è stato perché noi volevamo fare una trasmissione, ma perché volevamo creare uno strumento da mettere a disposizione dei giovani. È per questo che abbiamo scelto il web, dove possiamo incontrarli più facilmente. Il messaggio quindi è questo: usatelo”.

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