È Alaa Faraj il vincitore della XXII edizione del Premio letterario internazionale Tiziano Terzani. Autore del romanzo epistolare “Perché ero ragazzo”, pubblicato da Sellerio, è detenuto nel carcere Ucciardone ed è stato beneficiario di un provvedimento di grazia parziale concesso dal Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella.
“Siamo grati alle autorità competenti per aver permesso la partecipazione di Alaa Faraj e siamo felici che il pubblico possa ascoltare la storia esemplare di dignità e coraggio alla quale abbiamo assegnato il Premio dalla voce stessa del suo autore” hanno dichiarato Angela Terzani, presidentessa di giuria del Premio Terzani, e Paola Colombo, presidentessa dell’Associazione vicino/lontano che organizza il festival al Teatro Nuovo Giovanni di Udine. Faraj, infatti, è intervenuto personalmente alla cerimonia con l’autorizzazione del Tribunale di Sorveglianza di Palermo.
Le parole della presidentessa di giuria Terzani
Angela Terzani ha ricordato quanto il romanzo “Perché ero ragazzo” sia un racconto “doloroso ma necessario”. “Abbiamo voluto premiare la storia di un ragazzo libico – ha continuato la presidentessa della giuria – studente di ingegneria e promessa del calcio che nel 2015 ha deciso di lasciare la Libia sconvolta dalla guerra civile, partendo a bordo di un barcone insieme agli amici di pallone senza avvisare la famiglia.
La presidentessa ha ricordato la vita di Faraj e la sua traversata del Mediterraneo, dove morirono 49 persone soffocate dentro la stiva, che gli è costata la condanna a 30 anni di carcere con l’accusa di concorso in omicidio plurimo e violazione delle norme sull’immigrazione. “Studiare è diventato il suo modo di sopravvivere – ha concluso – continuando ad affermare la sua innocenza e accettando, sempre fiducioso nella giustizia, il ruolo del detenuto ma mai quello del criminale”. Sulla colpevolezza di Faraj sono stati sollevati molti dubbi.
L’emozione sul palcoscenico di Alaa Faraj
“Sono grato al Premio Terzani e ad Angela Terzani: questa è l’Italia che mi ha accolto, l’Italia che mi ha insegnato – ha dichiarato emozionato sul palcoscenico Alaa Faraj -. Il vostro Paese ha uno strumento straordinario che si chiama cultura, per il quale vi ringrazio e il mio pensiero va adesso a Tiziano Terzani per il suo insegnamento”.
Alaa Faraj ha raccontato la sua storia in un italiano appreso in carcere, su fogli rimediati in prigione e successivamente inviati alla sua “carissima amica Ale”. In questo modo è nato un romanzo epistolare e di formazione: “un resoconto in presa diretta, che si fa stile letterario a pieno titolo”, hanno affermato le motivazioni del Premio Terzani 2026. “Purtroppo – ha concluso Alaa Faraj – non viviamo tempi facili e non saremo mai in pace, quando gli altri sono in guerra: lo stiamo provando in presa diretta, con la guerra in Iran che ci fa soffrire tutti e con il genocidio in atto a Gaza“.
La cerimonia
La cerimonia è stata presentata dal giornalista e critico letterario Marino Sinibaldi, membro della giuria del premio, e ha ospitato l’intervento della destinataria delle lettere di Alaa Faraj, Alessandra Sciurba, docente di Filosofia del diritto all’Università di Palermo che ha contribuito in modo determinante alla realizzazione del libro e che a giugno si sposerà con lo stesso Faraj. Sono intervenuti, inoltre, la giornalista Luciana Castellina, il giurista Gustavo Zagrebelsky, in collegamento, e il sacerdote don Francesco Saccavini, impegnato nel sociale. Le letture del libro sono state realizzate dall’attore e regista Massimo Somaglino con l’esecuzione dell’Orchestra d’archi e percussioni del Conservatorio “Jacopo Tomadini” di Udine.




















