Chiara Ferrara
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Nata nel 1998, muove i primi passi nel giornalismo sui campi di calcio. Nel 2022 ha fondato il portale online sullo sport siciliano Sporticily. Con gli anni ha accolto nel suo taccuino i generi più variegati, dalla cronaca al lifestyle, sempre con l'obiettivo di raccontare la realtà, con un pizzico di spirito critico. È giornalista pubblicista dal 2020. A Be Sicily Mag ricopre il ruolo di coordinatrice della redazione Web.

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L’infettivologo Antonio Cascio sull’hantavirus: “Non è il nuovo Covid, da evitare il contatto coi roditori”

Il Prof. Antonio Cascio chiarisce caratteristiche, sintomi e modalità di trasmissione degli hantavirus, soffermandosi anche sui rischi reali per l’Europa, sulle precauzioni da adottare e sullo stato della ricerca per un vaccino.

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Dopo il focolaio registrato su una nave da crociera partita dall’Argentina, cresce l’attenzione internazionale sull’hantavirus, un virus trasmesso principalmente dai roditori. In Italia sono stati monitorati alcuni sospetti casi – uno dei quali a Messina – legati a persone che avevano avuto contatti con passeggeri coinvolti, ma tutti sono risultati negativi ai test. Le autorità sanitarie europee rassicurano in merito al fatto che il rischio per la popolazione locale resta molto basso, sebbene il Ministero della Salute abbia sottolineato la necessità di “mantenere un approccio di massima cautela e rafforzare le attività di sorveglianza sanitaria”. A parlare della questione a BE Sicily Mag è stato Antonio Cascio, Direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive e Centro di Riferimento Regionale AIDS presso il Policlinico P. Giaccone di Palermo.

Il Prof. Cascio spiega cos’è l’hantavirus e come avviene il contagio

Il Prof. Antonio Cascio, innanzitutto, ha spiegato qual è il “nemico” con cui si sta facendo i conti, sottolineando che non si tratta di un singolo virus. “Gli hantavirus sono virus ospiti di roditori presenti in molte aree geografiche. Nell’uomo causano due sindromi cliniche distinte: la febbre emorragica con sindrome renale in Europa e Asia e la sindrome cardiopolmonare da hantavirus nelle Americhe di cui stiamo attualmente sentendo parlare. Quest’ultima può avere un lungo periodo di incubazione, fino a 40 giorni, e generalmente si presenta inizialmente con sintomi influenzali (febbre, dolori muscolari, cefalea, nausea/vomito) seguiti nel 50% dei casi da un importante coinvolgimento polmonare”.

L’attenzione delle istituzioni sanitarie è massima per evitare una diffusione dei contagi. “Di solito questi avvengono respirando polveri contaminate da urine, feci o saliva di roditori infetti; più raramente tramite morsi. La trasmissione uomo-uomo in passato era considerata relativamente rara ed è stata documentata esclusivamente per il virus Andes (quello attualmente coinvolto). Studi recenti hanno identificato particelle virali infettive in campioni umani di saliva, latte materno e sperma (in questo caso fino a 278 giorni dopo l’esordio dei sintomi)”.

Le precauzioni da prendere

“In Europa nord-orientale sono presenti i virus Puumala e Dobrava, che causano più spesso febbre emorragica con sindrome renale. Puumala tende a essere più lieve, Dobrava può essere più severo. In Italia, Sicilia compresa, non sono mai stati segnalati casi autoctoni di questa malattia, però il virus Dobrava-Belgrade è stato individuato nel topo dal collo giallo (Apodemus flavicollis) nell’area montuosa della provincia di Udine, al confine con Austria e Slovenia, nel corso di un episodio di mortalità elevata tra topi selvatici”.

Sulla base delle caratteristiche degli hantavirus, possono essere prese delle semplici precauzioni. “In ogni caso, è sempre corretto evitare contatti con roditori e loro escrementi, arieggiare locali chiusi prima di pulire, non spazzare a secco polveri potenzialmente contaminate, usare guanti/mascherina in ambienti infestati, disinfettare e controllare l’accesso dei roditori a case, cantine, depositi”.

C’è il rischio di una nuova pandemia? Il Prof. Cascio rassicura

Al momento, ad ogni modo, il Prof. Antonio Cascio si sente di rassicurare coloro che in questi giorni hanno espresso il timore di una nuova pandemia. “Per la popolazione generale europea il rischio legato all’attuale focolaio è considerato molto basso.  In Sicilia, in teoria, potrebbe arrivare qualche viaggiatore internazionale proveniente da aree endemiche dove aveva soggiornato settimane prima. In questo caso il rischio principale è per gli operatori sanitari che si prenderanno cura di lui ed è quindi importante che tutti gli operatori sanitari facciano una buona anamnesi e che queste informazioni vengano diffuse anche alla popolazione generale”.

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“È comunque molto improbabile – ha ribadito – che si ripeta il caso del Covid-19. Gli hantavirus non hanno la trasmissibilità respiratoria così efficiente del SARS-CoV-2. Inoltre, non è stato documentato che il virus possa trasmettersi da uomo a uomo durante il periodo di incubazione”.

I vaccini in fase di studio

Infine, il Prof. Antonio Cascio ha parlato del recente lavoro per la realizzazione di un vaccino per gli hantavirus. “Nessun vaccino contro gli hantavirus – ha chiarito – è attualmente approvato dalla FDA o autorizzato per l’uso negli Stati Uniti o in Europa. Tuttavia, vaccini inattivati a virus intero contro il virus Hantaan e il virus Seoul sono autorizzati e utilizzati in Corea del Sud e in Cina per la prevenzione della febbre emorragica con sindrome renale. Sono in studio vaccini a DNA contro Andes e candidati vaccini ad mRNA. Questi vaccini – ha concluso – potranno essere utili soprattutto per persone ad alto rischio, come operatori in aree endemiche, militari, ricercatori, personale sanitario esposto e popolazioni rurali con alta presenza di roditori”.

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