L’Italia è il Paese d’Europa che conta il minor numero medio di figli per coppia. A dimostrarlo, in ultimo, i dati emersi nel 2024, che registrano una media di 1,18 figli per coppia. “Un vero e proprio inverno demografico” allerta il dottor Adolfo Allegra “cioè una diminuzione costante della popolazione, non soltanto a livello italiano ma continentale”. Ai microfoni di BE Sicily Mag il ginecologo ed endocrinologo ha spiegato quali fattori influiscono sul fenomeno dell’infertilità, da quelli storici a quelli anagrafici.
L’inverno demografico spiegato da Adolfo Allegra
Per comprendere il fenomeno, bisogna innanzitutto analizzare il contesto. “Oggi è più difficile programmare una gravidanza da giovani”, spiega il dottore Allegra. “L’età in cui una coppia desidera avere un figlio in questo periodo storico è sicuramente diversa rispetto al passato. Le donne, per un lunghissimo tempo, hanno partorito il primo figlio intorno ai vent’anni”. Poi, un cambio di rotta: “Basti pensare che oggi, in Italia, l’età media in cui le donne hanno il primo bambino è trentadue anni e mezzo. C’è uno scarto di dodici anni e mezzo”. Non è dunque un problema di aumento dei casi di infertilità, ma di un cambio di rotta nelle attitudini delle persone a concepire.
I dati, tra l’altro, non fanno riferimento unicamente alle donne: “Esiste anche una componente maschile, perché anche nell’uomo la fertilità diminuisce col passare degli anni, chiaramente con un minore impatto rispetto alla donna. Anche in questo caso però si registra un decremento della fertilità e questo è imputabile fondamentalmente a due fattori: l’inquinamento ambientale e lo stress che la vita, principalmente nelle grandi città, comporta oggi. Una controprova si trova confrontando il numero di spermatozoi degli uomini degli anni ’60 in età fertile rispetto agli uomini in questo periodo, sempre in età fertile. Si è ridotto di più della metà, a dimostrazione che certamente c’è un problema anche nell’uomo”.
I fattori storico-sociali
“A mio avviso – dice Allegra – la ragione è prevalentemente di ordine socioculturale, di costume. C’è stata una svolta importante relativa al ruolo della donna nel mondo del lavoro. Mentre tempo fa aveva come compito principe quello di essere madre di famiglia, oggi nel momento in cui ipotizza di fare carriera, è costretta a postergare il tempo della fertilità al completamento degli studi”.
A influire, in questo senso, anche il livello di supporto statale che viene dato alle giovani madri: “È chiaro che se ci fosse, come in altri paesi d’Europa, un welfare che supportasse le donne che lavorano nel desiderio di avere figli, probabilmente l’età media si ridurrebbe. In Francia, ad esempio, un paese simile all’Italia, si registra una media per il primo bambino, nelle donne, di tre anni inferiore rispetto alle italiane. Questo perché in Francia lo Stato supporta le donne che lavorano, per esempio prevedendo gli asili nei posti di lavoro. Lo stesso avviene in Trentino Alto-Adige, dove l’età media del primo bambino è anticipata rispetto alla media nazionale”.
Età anagrafica ed età ovarica
Spesso, data l’età avanzata in cui si sceglie di fare figli oggi, si ci trova costretti a fare ricorso a tecniche di fecondazione assistita. “C’è una sottovalutazione, anche da questo punto di vista, di quelli che sono i limiti biologici. Il social freezing (crioconservazione ndr) è una possibilità ovviamente. Ma non ha molto senso pensare a questa soluzione superati i trentanove anni. Io ricevo spesso delle ragazze over 40 che vogliono postergare la maternità ad esempio ai quarantasei anni. Ci tengo a sottolineare che quello oltre i quarant’anni non è il tempo di congelare le uova, perché sono pochissime quelle che vanno bene e quindi la possibilità di avere un bambino si riduce di molto”. Quindi, chi sceglie di congelare le proprie uova “dovrebbe farlo tra i trenta e i trentasette anni, non oltre”.
“Il problema – conclude il ginecologo Allegra – è che molte donne confondono l’età anagrafica con quella ovarica. A quarantasei anni si è giovani, sì, ma solo anagraficamente. Dal punto di vista biologico la situazione cambia. Quindi il compito del medico è quello di fare informazione, spiegare che le cose non sono sempre come sembrano“.





















