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Ricordando Piersanti Mattarella, il Presidente rivoluzionario: la sua eredità nell’Italia del fratello Sergio

Il presidente della Regione Siciliana viene ucciso dai sicari di Cosa Nostra il 6 gennaio del 1980 nel centro di Palermo. A distanza di 46 anni dalla sua scomparsa, il fratello Sergio continua la sua eredità politica e morale da Presidente della Repubblica

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Ricordare Piersanti Mattarella nel giorno della sua nascita non è un mero esercizio di retorica, ma piuttosto un tentativo di rievocare e tramandare l’aura di un uomo ispirato dal forte senso delle istituzioni, un visionario costantemente proteso verso l’ideale di un nuovo modo di concepire la res publica.

Fu uno dei maggiori promotori di una “rivoluzione morale-culturale”, finalizzata a rendere l’azione delle istituzioni trasparente e scevra da qualsiasi legame opaco con ambienti criminali e mafiosi.

Chi era Piersanti Mattarella 

Piersanti Mattarella nasce a Castellammare del Golfo, località in provincia di Trapani, il 24 maggio 1935. Cresce con un’educazione fortemente religiosa, studiando a Roma presso l’Istituto San Leone Magno dei fratelli maristi. Si avvicina presto alla politica e al partito della Democrazia Cristiana, nello specifico alla corrente di Aldo Moro, e nel novembre del 1964 viene eletto al consiglio comunale del capoluogo siciliano nel periodo del “sacco di Palermo“. 

Mattarella, nel tempo, sarà il punto di riferimento di Moro sull’Isola, rimanendo profondamente turbato quando il leader della DC nazionale viene ucciso dalle Brigate Rosse. È uno dei maggiori oppositori, all’interno della stessa DC, di Giulio Andreotti.

L’omicidio per mano di Cosa Nostra

È nel febbraio del 1978 che Piersanti Mattarella si consacra come una delle figure più rappresentative della storia siciliana. Con 77 voti su 100, il dato più alto nella storia dell’Assemblea regionale siciliana, viene eletto presidente della Regione Sicilia alla guida di una coalizione di centro sinistra e con il significativo sostegno esterno del Partito Comunista Italiano.

La sua è una presidenza innovativa che squarcia il paradigma politico siciliano. In questo contesto si inserisce la visita a Cinisi a ridosso dell’omicidio di Peppino Impastato, giornalista e attivista antimafia candidato sindaco nel partito Democrazia Proletaria, su ordine di Gaetano Badalamenti. Lì Mattarella pronuncia un pesante J’accuse contro Cosa Nostra, che lascia increduli anche gli amici dello stesso Impastato. Piersanti Mattarella viene poi ucciso il 6 gennaio 1980 in via della Libertà a Palermo.

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Il movente principale è sicuramente riconducibile alla sua attività istituzionale, che si è scontrata con interessi di mafia e non solo, promuovendo l’idea di una collaborazione politica innovativa. Il suo obiettivo principale era quello di isolare le correnti colluse della Democrazia Cristiana con la mafia e il malaffare siciliano. L’omicidio Mattarella si inserisce in un contesto in cui interessi inerenti il “terrorismo nero” e l’associazione mafiosa si fondono indissolubilmente. A questo proposito, nel 1988, sarà lo stesso Giovanni Falcone a dichiarare che “l’indagine è estremamente complessa perché si tratta di capire se e in quale misura la pista nera sia alternativa rispetto a quella mafiosa, oppure si compenetri con essa. Il che potrebbe significare altre saldature e soprattutto la necessità di rifare la storia di certe vicende del nostro Paese, anche da tempi assai lontani”.

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Le indagini sull’omicidio, come molti degli avvenimenti di sangue del ‘900, hanno portato a una soluzione parziale. Infatti, nonostante i mandanti appartenti a Cosa Nostra siano stati condannati in via definitiva, gli esecutori materiali rimangono avvolti da un alone di mistero. L’attività investigativa, recentemente, è stata riaperta con l’iscrizione nel registro degli indagati di nuovi boss mafiosi e l’arresto di un ex poliziotto per depistaggio.

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Sergio Mattarella – Presidente della Repubblica Italiana

Sergio Mattarella, l’eredità del fratello Piersanti

La traccia terrena più significativa di Piersanti Mattarella si ritrova nel fratello Sergio, attuale Presidente della Repubblica. Due esistenze parallele, il cui legame è stato svelato attraverso i racconti di alcune testimonianze emerse nelle aule di tribunale. Il 30 aprile del 1982, nel processo dinnanzi alla Corte d’Appello di Palermo, Sergio Mattarella racconterà il profondo legame con Piersanti: “Con mio fratello eravamo molto legati, non c’era cosa che ci riguardasse che non ci dicevamo l’un l’altro”.

È proprio Sergio ad abbracciare il corpo, in fin di vita, del fratello durante la disperata corsa verso l’ospedale di Palermo il 6 gennaio 1980. Ed è sempre lui l’eredità politica, ma principalmente morale, tramandata dal fratello alla democrazia italiana. Proprio l’attuale Presidente della Repubblica, non nasconde il commosso ricordo del fratello Piersanti in qualsiasi discorso pubblico, sottolineando quanto “la lotta alla mafia e quella alla corruzione siano priorità assolute“.

Sergio ha raccolto il testamento umano, ispirato ai supremi valori della legalità, della trasparenza dell’azione istituzionale e di rigore morale del fratello, declinandoli nel tempo in un prezioso insegnamento da custodire dolcemente.

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