C’è un turismo che non cerca solo luoghi da fotografare, ma mani da osservare al lavoro, storie da toccare e borghi da attraversare con lentezza. Dal 25 al 27 giugno questo approccio prende forma a New York con “Sicily, Lands in Hands”, debutto negli Stati Uniti del progetto Le Strade della Ceramica Siciliana tra Brooklyn e Manhattan. Al centro ci sono sei comuni dell’Isola e un’idea precisa di turismo esperienziale: usare la ceramica siciliana come leva di internazionalizzazione e come alternativa ai flussi concentrati delle mete più sature.
Il punto, in fondo, riguarda il modo in cui la Sicilia decide di raccontarsi fuori dai propri confini. In una fase in cui l’Isola continua ad attirare attenzione per grandi eventi, porti, ospitalità e visibilità televisiva, qui il fuoco si sposta su una materia antica e su un gesto concreto: modellare argilla, entrare in bottega, fermarsi in un centro storico. È un cambio di scala, ma anche di linguaggio.
Brooklyn e Manhattan lanciano la ceramica siciliana
L’appuntamento si distribuisce in tre giornate con un programma che alterna mostra, workshop, incontri B2B e degustazioni. La sede d’esordio è il Choplet Ceramic Studio Shop & Gallery di Brooklyn, la chiusura è prevista a Eataly Flatiron, nel cuore di Manhattan, dopo un passaggio anche a Long Island. Il perimetro geografico dice già molto della strategia: non un evento raccolto in un solo spazio, ma una presenza diffusa dentro luoghi che parlano a pubblici diversi.
Dopo i riscontri ottenuti a Milano e la crescita di una rete che ha coinvolto ceramisti, strutture ricettive e attività del territorio, il progetto entra in un mercato dove arte, design e turismo culturale si intrecciano con maggiore intensità. Anche questo dato non va letto solo in chiave espositiva. “Sicily, Lands in Hands” si presenta come una vetrina internazionale costruita attorno ad artigianato, cultura e territorio, con l’obiettivo di promuovere un modo di viaggiare fondato sull’esperienza e sul tempo speso nei luoghi.
Sei comuni trasformano i laboratori in itinerari
I protagonisti sono Burgio, Caltagirone, Collesano, Monreale, Santo Stefano di Camastra e Sciacca. La forza dell’iniziativa sta proprio nel tenerli insieme, evitando la logica delle eccellenze isolate che spesso funziona nel racconto ma meno nella costruzione di un’offerta stabile. Qui i sei comuni diventano una rete territoriale riconoscibile, con una grammatica comune che passa dalla ceramica e arriva all’ospitalità, alle visite, alle esperienze prenotabili. È un dettaglio decisivo, perché un laboratorio da solo affascina, mentre un itinerario organizzato può generare partenze reali.
In questa cornice botteghe, forni, musei, centri storici e paesaggio smettono di essere elementi sparsi e diventano tappe di un percorso. Il progetto prova a trasformare una tradizione locale in un prodotto turistico esportabile, senza svuotarla del suo carattere artigianale. Il valore resta nell’incontro diretto con i maestri ceramisti, nelle tecniche tramandate, nei tempi lenti della lavorazione. Anche il Passaporto delle Strade della Ceramica Siciliana va in questa direzione, perché invita a muoversi tra le sei città, raccogliere timbri, entrare nei luoghi e dare continuità al viaggio.
New York intercetta viaggiatori in cerca di botteghe
La scelta di New York risponde a una logica precisa di posizionamento. La città intercetta un pubblico internazionale sensibile al design, alla manifattura e al turismo di fascia alta, ma anche operatori capaci di trasformare un racconto in relazioni commerciali e culturali. Tour operator, buyer, imprenditori dell’arredamento, galleristi, collezionisti e osservatori del lifestyle si muovono in un ambiente dove il saper fare artigiano può dialogare con il mercato contemporaneo senza apparire folkloristico.
Il target potenziale è quello dei viaggiatori che cercano workshop, itinerari nei borghi, esperienze autentiche e una dimensione culturale più densa della semplice vacanza stagionale. Per la Sicilia è un passaggio utile anche sul piano dell’immaginario. L’Isola resta fortemente associata al mare e ai grandi attrattori urbani, da Palermo a Taormina, ma qui si propone come destinazione di saperi e produzioni. La presenza negli Stati Uniti serve anche a questo: costruire un’immagine contemporanea della ceramica siciliana, capace di stare accanto al design e non soltanto dentro la memoria.





















