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Comunioni a Palermo, Confimprese scrive alla Curia: “Ripartire nel 2027”

L'associazione chiede alla Curia di valutare una soluzione che consenta di accorciare, soltanto nella fase di passaggio al nuovo modello, i tempi della preparazione

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Riprendere le celebrazioni della prima comunione già nel 2027 attraverso un percorso transitorio intensivo, destinato ai bambini più grandi. È la proposta che Confimprese Palermo ha inoltrato all’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, chiedendo alla Curia di valutare una soluzione che consenta di accorciare, soltanto nella fase di passaggio al nuovo modello, i tempi della preparazione.

L’idea è quella di concentrare nell’anno pastorale 2026-2027 i contenuti delle annualità ancora mancanti per i bimbi che si trovano più avanti nel percorso, senza eliminare parti del programma. Una sorta di “recupero”, sul modello di quanto avviene a scuola, lasciando però alla Curia, ai responsabili della catechesi e alle singole parrocchie la definizione concreta di gruppi, tempi e modalità.

Un nuovo percorso di preparazione alla prima comunione

La proposta si inserisce nella fase che porta al nuovo percorso di preparazione alla prima comunione, impostato su cinque anni, al termine del quale è prevista la celebrazione insieme alla cresima. La riforma ha modificato i tempi della catechesi e, nella fase transitoria, comporta per alcuni bambini uno slittamento della celebrazione del sacramento. Il rischio, come evidenziato dagli operatori economici, è che i più grandi arrivino alla Comunione a dodici, tredici o anche quattordici anni. Più di 200 operatori del settore delle prime comunioni, dunque, sono letteralmente in ginocchio in seguito alla riforma della catechesi. Una vera e propria rivoluzione: comunione e cresima da ricevere insieme, nella stessa celebrazione liturgica, dopo un percorso di preparazione quinquennale.

Il presidente di Confimprese Palermo, Giovanni Felice, ha illustrato i punti salienti dell’iniziativa. “Non si chiede di tornare al precedente modello catechistico, di eliminare parti del programma – dichiara Felice – o di modificare stabilmente il nuovo progetto pastorale. Si propone di concentrare nell’anno pastorale 2026-2027 i contenuti delle due o tre annualità mancanti, lasciando alla Curia, ai responsabili della catechesi e alle parrocchie il compito di definire gruppi, tempi, contenuti e modalità pedagogiche”.

Secondo la proposta, quindi, nessuna parte del programma verrebbe cancellata: a cambiare, esclusivamente per la fase transitoria e per i bambini più grandi, sarebbe il momento temporale. Il principio indicato da Confimprese è quello già adottato nei percorsi di recupero scolastico, all’interno dei quali gli obiettivi formativi restano sostanzialmente invariati mentre vengono concentrati tempi e attività. “Spetta naturalmente alla Curia, ai responsabili della catechesi e alle parrocchie individuare i gruppi interessati – afferma Felice – stabilire se debbano essere recuperate due o tre annualità e organizzare contenuti, incontri e strumenti pedagogici”.

“A Confimprese Palermo non compete predisporre il programma catechistico – si legge nella lettera – ma rappresentare una soluzione possibile e chiedere che venga valutata nel merito”. Dal successivo anno pastorale, invece, il nuovo progetto proseguirebbe secondo il proprio decorso ordinario. La proposta arriva dopo mesi nei quali, secondo Confimprese, non sarebbe stato possibile avviare un confronto con l’Arcidiocesi. L’associazione ricorda di avere formalizzato una richiesta di incontro anche con una nota del 18 maggio 2026, senza che sia seguita alcuna interlocuzione. Nel documento viene richiamato anche il comunicato della Curia del 14 marzo, che aveva risposto alle preoccupazioni degli operatori economici insistendo sulla missione educativa della Chiesa rispetto al profitto e alle abitudini sociali. Per Confimprese, però, sarebbe rimasta senza risposta la questione centrale: verificare se gli stessi obiettivi pastorali possano essere raggiunti tenendo maggiormente conto delle conseguenze sui bambini, sulle famiglie e sulle attività economiche coinvolte.

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L’associazione, inoltre, torna sulle disposizioni transitorie emanate dall’Arcidiocesi il 31 agosto 2024, con le quali era stato previsto che nell’anno pastorale 2024-2025 non iniziassero nuovi percorsi per la prima comunione. Quel periodo sarebbe dovuto servire ad approfondire i sussidi, formare e informare i soggetti coinvolti e sensibilizzare le comunità parrocchiali. Secondo Confimprese, “è legittimo domandare quali risultati abbia prodotto quel periodo”.

Un focus viene effettuato anche sul rapporto tra fede e ricadute economiche. Confimprese rigetta la tesi secondo cui gli imprenditori interessati alle celebrazioni religiose siano portatori di interessi contrapposti a quelli della Chiesa. “Gli operatori coinvolti – di legge nella lettera – sono contemporaneamente lavoratori, genitori, fedeli e cittadini. Le attività interessate sono prevalentemente microimprese familiari: fotografi, ristoratori, operatori delle bomboniere, acconciatori, ambulanti e artigiani. Prendere in considerazione gli effetti economici non significa mettere il profitto prima della persona. Significa riconoscere che il lavoro sostiene la persona e la famiglia ed è parte essenziale della comunità”.

La proposta presentata alla Curia non riduce il percorso di fede – si legge nella lettera di Confimprese – e non modifica il progetto pastorale. Cerca, invece, una soluzione per evitare che alcuni bambini arrivino alla Prima Comunione a dodici, tredici o quattordici anni, con il rischio di un progressivo abbandono del cammino intrapreso.

La richiesta, adesso, è che dalla Curia arrivi una risposta formale e che si apra un confronto vero sulla proposta. “Auspichiamo che il mancato confronto – chiosa Felice – sia stato determinato da fraintendimenti o disguidi e non dalla volontà di sottrarsi all’ascolto di una componente della comunità. Vi è ancora il tempo per costruire una soluzione che consenta la ripresa delle celebrazioni della prima comunione nel 2027. Il dialogo non obbliga la Curia ad accogliere la nostra proposta. Impone però di ascoltarla, valutarla e fornire una risposta nel merito. La proposta c’è. Le famiglie hanno fatto sentire la propria voce. Adesso spetta alla Chiesa di Palermo decidere se aprire il dialogo. Se anche questa richiesta dovesse rimanere senza risposta, Confimprese Palermo si vedrà, suo malgrado, costretta a cambiare linea e ad attivare gli strumenti di rappresentanza e di iniziativa pubblica”.

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