Quattro chilometri di mare tra Calabria e Sicilia, affrontati a nuoto, con la fatica, le correnti e la concentrazione che una traversata dello Stretto di Messina richiede. Sono due le storie che, in questi giorni, raccontano questa impresa da prospettive profondamente diverse: quella di un monaco benedettino di Norcia, protagonista di una prova conclusa con un tempo vicino al record, e quella di Francesco Andreuccetti, 17enne di Lucca con diabete di tipo 1, che ha trasformato la traversata in un messaggio rivolto soprattutto ai giovani.
La traversata come esperienza spirituale
Il primo protagonista è un monaco benedettino di Norcia, che ha completato a nuoto i circa quattro chilometri dello Stretto di Messina, accompagnato durante la prova da una barca di supporto. A bordo c’era anche l’abate padre Benedetto Nivakoff, arrivato per sostenere il religioso e assistere alla traversata.
Nivakoff ha sottolineato come anche lo sport possa diventare parte del cammino spirituale del monaco: “La sua semplice presenza tra gli altri nuotatori è stata una testimonianza silenziosa del fatto che il sano esercizio del corpo può essere offerto a Dio e utilizzato per la sua gloria”.
Nel suo racconto, l’abate ha ricordato un’espressione utilizzata dai Padri del deserto, che definivano i religiosi “athletae Dei“, gli atleti di Dio. Un’immagine che trova un riferimento anche nella Regola di san Benedetto, dove si richiama la necessità di “correre finché c’è la luce del giorno“.
A Norcia, spiega il superiore, la vita dei monaci cerca di mantenere un equilibrio tra preghiera, lavoro e movimento. La comunità organizza passeggiate regolari e sostiene anche i monaci che possiedono particolari capacità atletiche.
Ma la prestazione fisica, nella visione monastica, non rappresenta un valore assoluto. La forza del corpo, infatti, non può essere separata dalla consapevolezza della sua fragilità. È proprio la debolezza fisica, sottolinea Nivakoff, a poter condurre a una più profonda consapevolezza spirituale.
Francesco, 17 anni e il diabete: “Una prova che supera limiti e pregiudizi”
Dall’esperienza spirituale del monaco a quella di Francesco Andreuccetti, 17 anni, originario di Lucca e affetto da diabete di tipo 1. Anche lui ha completato la Traversata dello Stretto di Messina, partecipando alla terza edizione dell’iniziativa promossa dall’Associazione Medici Diabetologi (AMD), che riunisce persone con diabete, diabetologi, operatori sanitari e sostenitori con l’obiettivo di promuovere una corretta informazione sull’importanza dell’attività fisica nella gestione della malattia.
Francesco è seguito dalla struttura di Diabetologia di Lucca e Valle del Serchio dell’Asl Toscana nord ovest e ha affrontato la traversata dopo mesi di preparazione e allenamento, sostenuto dalla famiglia, dall’équipe diabetologica e dalla sua allenatrice Valentina Terconi.
“Dalla Calabria alla Sicilia – spiega la Asl Toscana No – Francesco ha affrontato una prova sportiva impegnativa, trasformandola in una concreta testimonianza di come il diabete non rappresenti un limite alla pratica dell’attività fisica, anche ad alto livello. Un risultato – aggiunge la Asl – reso possibile anche dai progressi della terapia insulinica e della tecnologia, insieme all’educazione terapeutica e alla capacità della persona con diabete di gestire in modo consapevole e sicuro la propria attività fisica”.
La traversata, però, per Francesco rappresentava molto più di una semplice competizione sportiva. “Per Francesco la Traversata dello Stretto non è soltanto una prova sportiva, ma la dimostrazione del superamento di limiti, paure e pregiudizi: il diabete non definisce i limiti di una persona”, avevano sottolineato alla vigilia i professionisti della Diaetologia di Lucca e i rappresentanti dell’Associazione Lucchese Diabetici.
Due storie, la stessa sfida
Le due traversate raccontano esperienze differenti, ma il mare dello Stretto di Messina le ha trasformate in un’unica grande storia di determinazione. Da una parte un monaco che interpreta l’esercizio fisico come parte di un percorso che unisce corpo e spirito; dall’altra un ragazzo che attraverso lo sport dimostra concretamente come una condizione cronica non debba necessariamente diventare un ostacolo alla realizzazione dei propri obiettivi.
E proprio la storia di Francesco vuole diventare un messaggio per gli altri giovani. La riuscita della sua impresa sportiva, spiegano i professionisti che lo hanno seguito, “è anche un messaggio rivolto a tutti i giovani con diabete e alle loro famiglie: con un adeguato percorso clinico-assistenziale, formazione, preparazione e un’attenta gestione della terapia, è possibile praticare attività sportive e inseguire obiettivi ambiziosi”.
Due persone, due motivazioni, un unico tratto di mare da attraversare. Lo Stretto diventa così non soltanto una sfida sportiva, ma il simbolo della capacità di andare oltre la paura e i propri limiti.



















