La Sicilia che conosciamo dalle strade, dai paesi e dalle coste non è che una parte del suo paesaggio, perché sotto la superficie dell’isola si apre un mondo fatto di cavità, sorgenti e rocce modellate dall’acqua con tracce lasciate dall’uomo nel corso di migliaia di anni. È proprio a questo patrimonio nascosto che è dedicata la Giornata internazionale delle grotte e del carsismo, celebrata il 13 settembre. Si tratta di un’occasione per ricordare quanto gli ambienti sotterranei siano importanti non soltanto dal punto di vista geologico ma anche per la biodiversità, la storia e la cultura.
Le grotte visitabili in Sicilia
Alcune delle grotte in Sicilia possono essere esplorate direttamente, con modalità diverse a seconda del luogo, e permettono di scoprire una parte meno evidente dell’identità sicula. Non si tratta soltanto di entrare in uno spazio buio e sotterraneo, ma di immergersi in una storia ogni volta differente. Questi luoghi, infatti, possono essere stati abitazione, luogo di culto, rifugio, archivio naturale o testimonianza di un ambiente marino ormai scomparso.
Tra le grotte oggi visitabili al pubblico in Sicilia ci sono la Grotta Mangiapane a Custonaci, la Grotta del Genovese a Levanzo, la Grotta della Sibilla a Marsala e la Grotta di Carburangeli, a Carini. Quattro luoghi molto diversi fra loro e proprio per questo capaci di restituire una fotografia particolare del sottosuolo locale.
Dalle case dei Mangiapane ai disegni di Levanzo
A Custonaci, nel Trapanese, la Grotta Mangiapane è qualcosa di più di una cavità naturale: dentro la grande apertura del Monte Cofano il paesaggio sotterraneo si intreccia con quello umano. La grotta, modellata dall’azione combinata del carsismo e del mare e frequentata fin dal Paleolitico, conserva infatti un piccolo nucleo di abitazioni costruite a ridosso della parete nei primi anni dell’Ottocento e utilizzate per generazioni dalla famiglia Mangiapane, che qui svolgeva attività agricole e pastorali. Dopo l’abbandono dell’insediamento nel secondo dopoguerra, il complesso è oggi visitabile e conserva le antiche abitazioni, gli spazi di lavoro e la vegetazione mediterranea che circonda la cavità.

Per incontrare invece una delle testimonianze più remote della presenza umana bisogna raggiungere Levanzo, nelle Egadi, dove la Grotta del Genovese conserva incisioni preistoriche riferibili alla fase finale del Paleolitico superiore, insieme a successive pitture. Sulle pareti compaiono animali del Quaternario, tra cui cervi, bovini selvatici ed equidi, insieme a figure umane, creando una sorta di archivio visivo di un mondo lontanissimo. La grotta si può visitare soltanto accompagnati da una guida e con prenotazione obbligatoria, da effettuare almeno 48 ore prima. Un accesso regolamentato che non è soltanto una questione organizzativa: qui entrare significa avvicinarsi a un sito archeologico fragile, dove le testimonianze custodite nel sottosuolo richiedono tempi e modalità precise per poter essere conosciute senza comprometterne la conservazione.

Dalla sorgente di Marsala ai fossili di Carini
A Marsala, invece, la discesa conduce verso una storia completamente diversa. La Grotta della Sibilla, sotto la Chiesa di San Giovanni al Boeo, è caratterizzata dalla presenza di una sorgente ed è legata al mito della Sibilla pagana e al culto di San Giovanni Battista. Inserita nel circuito di visita dell’area archeologica di Capo Boeo, dal giugno 2026 è fruibile tutti i giorni attraverso quattro turni di accesso, alle 10.30, 12.30, 16.30 e 18.30. La grotta non ha quindi soltanto un interesse naturalistico, ma conserva il rapporto fra acqua, culto e storia dell’antica Lilibeo, diventando una presenza sotterranea che continua a essere parte del patrimonio archeologico della città.

A Carini, nel Palermitano, la Grotta di Carburangeli custodisce invece testimonianze legate soprattutto alla geologia e alla paleontologia. La cavità, che si sviluppa nel sottosuolo per circa 400 metri con un andamento pressoché orizzontale, è stata inclusa tra i geositi per gli importanti reperti paleontologici conservati al suo interno.
Gli scavi hanno restituito resti fossili di animali che un tempo popolavano la Sicilia, tra cui elefanti, orsi, iene, bisonti e cervi, mentre la cavità conserva anche importanti testimonianze dell’azione dell’acqua sulle rocce. La grotta è oggi visitabile dal pubblico, ma esclusivamente previa prenotazione e con la presenza del personale della riserva o di guide autorizzate. Il percorso ipogeo riguarda la parte iniziale della cavità; il gestore mette inoltre a disposizione gratuitamente i caschi speleologici con illuminazione elettrica.

C’è dunque una Sicilia che non si vede dalla strada e che per essere conosciuta richiede di scendere sotto la superficie, dove il tempo ha lasciato tracce che spesso non hanno equivalenti nel paesaggio esterno. Le grotte conservano così una memoria fatta di roccia, acqua, reperti e segni umani, un patrimonio fragile che continua a raccontare l’isola attraverso ciò che ha custodito nel silenzio per migliaia di anni. Perché sotto la Sicilia che conosciamo ne esiste un’altra più antica, silenziosa e ancora tutta da scoprire.


















