Il 12 settembre alle 17:30 presso Museo Diocesano di Catania verrà inaugurata la mostra fotografica “Il sogno spezzato – L’orizzonte politico e familiare di Piersanti Mattarella“.
L’esposizione, curata dalla Fondazione Sicilia, usa immagini inedite e materiali di famiglia per avvicinare alle nuove generazioni la figura politica e privata dell’ex presidente della Regione Siciliana ucciso nel 1980. In una stagione in cui l’offerta culturale dell’Isola prova spesso a tenere insieme ricerca, divulgazione e responsabilità civile, questa tappa catanese si colloca dentro una linea di lavoro precisa, affidata alla forza discreta delle fotografie.
Immagini inedite raccontano Piersanti
Il titolo “Il sogno spezzato – L’orizzonte politico e familiare di Piersanti Mattarella”, chiarisce subito la direzione del percorso. Non una semplice successione di ritratti, ma un racconto visivo che tiene insieme biografia pubblica e vita domestica, cercando un punto di equilibrio tra documento e narrazione.
La parte più significativa dell’allestimento sta proprio nella qualità del materiale esposto. Molte fotografie provengono dagli archivi della famiglia Mattarella e in larga parte sono inedite, con un arco temporale che parte dagli anni Quaranta del Novecento. La scelta curatoriale della Fondazione Sicilia insiste su questo doppio registro: da un lato la formazione, l’ingresso in politica, l’ascesa al governo regionale; dall’altro i volti di casa, i fratelli, i genitori, la moglie, i figli. Il risultato cerca un ritratto intero, senza separare la funzione istituzionale dalla trama quotidiana.
Il 1980 spezza una storia, la mostra la ricompone
Piersanti Mattarella resta una figura centrale nella storia siciliana del secondo Novecento, anche per la forza con cui il suo nome continua a riemergere quando si discute di riformismo, trasparenza e qualità delle istituzioni. Il suo assassinio, il 6 gennaio 1980, ha segnato una frattura che in Sicilia conserva ancora un peso civile preciso. Ridurre tutto a un ricordo rituale sarebbe una semplificazione. Anche per questo una mostra fotografica può offrire un accesso diverso, meno retorico e più aderente ai passaggi reali di una vicenda pubblica.
Le immagini aiutano a leggere insieme più livelli. Ci sono gli scatti accanto ad Aldo Moro, a Sandro Pertini, ai papi Pio XII e Giovanni XXIII, che collocano Mattarella dentro una rete di relazioni istituzionali e culturali ampia. Poi ci sono i momenti familiari, più silenziosi, che restituiscono la misura umana di un uomo spesso ricordato quasi soltanto attraverso la sua fine. La memoria civile, quando passa attraverso volti, gesti e contesti precisi, acquista una densità diversa. Si allontana dalla celebrazione e si avvicina alla ricostruzione documentata.
Uno degli aspetti più rilevanti della mostra riguarda il suo carattere accessibile. Il linguaggio fotografico riesce spesso ad avvicinare anche chi ha poca familiarità con le grandi cesure della storia regionale, perché parte da ciò che è immediato: un volto, una postura, una stanza, una presenza accanto a un’altra presenza. Per studenti e famiglie questo formato può diventare un ingresso concreto a una pagina complessa della Sicilia, senza alleggerirne il peso ma rendendola leggibile.



















