All’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia CIAO LAB Aps, OPES Aps e Eurosport Aps hanno promosso lo sport come valore nella lotta alla ludopatia con il corto “All In”, una produzione Santa Ponsa Film per la regia di Adelmo Togliani, con Corrado Fortuna, Elda Alvigini e il giovane Tobia Marini, proiettato in anteprima all’Italian Pavilion dell’Hotel Excelsior di Venezia in occasione del dibattito “Cinema e Terzo Settore”. L’attore siciliano, che nell’opera interpreta il protagonista, ha parlato a BE Sicily Mag del valore importante che racchiude.
“All In”, il cortometraggio contro la ludopatia
Il corto “All In”, scritto da Gianni Quinto, è espressione del più ampio progetto “Winner – Non serve scommettere per vincere”, un’iniziativa promossa da CIAO LAB Aps, OPES Aps ed EUROSPORT APS e cofinanziata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il film racconta la spirale della ludopatia attraverso la figura di Mario, un uomo la cui esistenza è fagocitata dall’ossessione per le scommesse. La dipendenza ha alterato le sue priorità: il miraggio di una “vincita svolta-vita” sostituisce i legami affettivi, portandolo a disertare persino il compleanno della moglie. Questa ricorrenza diventa il simbolo del doloroso contrasto tra il desiderio di normalità del figlio preadolescente Luca, giovane promessa del rugby, e l’irrinunciabile appuntamento di Mario con le macchinette.
All’evento hanno partecipato l’on. Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura e Sport della Camera dei Deputati, Alessandro Lombardi, capo Dipartimento per le Politiche sociali, del Terzo Settore e migratorie presso il Ministero del lavoro e delle Politiche sociali, Juri Morico, presidente nazionale OPES Aps, il regista Adelmo Togliani, gli attori Elda Alvigini, Corrado Fortuna e Tobia Marini. L’incontro è stato moderato dalla giornalista e critica d’arte e di cinema Gaia Serena Simionati. Ad aprire il panel in collegamento online l’on. Maria Teresa Bellucci, viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Corrado Fortuna racconta “All In”
L’attore siciliano Corrado Fortuna ha raccontato così l’esperienza vissuta da protagonista principale nel corto “All In”: “Viviamo in un mondo in cui le dipendenze dilagano e la malattia mentale viene stigmatizzata, la dipendenza è a tutti gli effetti un disturbo mentale. Ho cercato di raccontare un uomo che prova a seguire il figlio quando lo porta via dalla bisca, ma non ce la fa perché la dipendenza è più forte. Ispirandomi un po’ a dei conoscenti ho cercato di costruire un personaggio sporco e ingobbito che metta tutto in secondo piano rispetto alla dipendenza. La ludopatia è una malattia e come tale va affrontata. Oggi siamo ben lungi dall’aver un rapporto sano con la malattia mentale che non va affatto stigmatizzata”.
Il corto mette in luce il contrasto tra la ricerca di “normalità” del figlio Luca e la dipendenza di Mario con scene abbastanza emotive. “Ogni scena è stata faticosa dal punto di vista psicologico, ma una lo è stata particolarmente, quella finale, che narra più di tutte del rapporto con questo figlio che evidentemente ama, ma che non riesce ad amare come dovrebbe, a causa della sua malattia. È un piccolo scotto da pagare quando si fa il mio lavoro, i film ti mettono davanti a certe realtà che tu non conosci e allora bisogna andarci a fondo. Non essendo un attore di metodo, stanislavkiano o strasberghiano, ho bisogno di cercare dentro di me tutto ciò che mi occorre. Indubbiamente è faticoso ma molto interessante”.
Gli altri membri del cast
Il cast con Elda Alvigini e il giovane Tobia Marini ha aiutato Corrado Fortuna a costruire le dolorose dinamiche familiari raccontate nel corto. “Elda è un’attrice straordinaria, ma in una scena in particolare è stata così forte che quando inveiva contro di me, l’ho proprio detestata, è di una cattiveria senza freni. Invece Tobia, pur essendo giovane, sin da subito è stato sul pezzo, seppur silenzioso è stato un osservatore attento, tutte qualità che ha trasferito nel suo personaggio. Mi ha stupito quando mi ha chiamato papà, è stato reale, anche se mio figlio mi chiama babbo, però mi risuonava dentro. Durante le riprese l’ho visto provato, mentre alla proiezione del corto a Venezia era più sorridente, più rilassato, ciò vuol dire che anche lui c’ha messo del suo, il suo cuoricino”.

Il messaggio contro la ludopatia
Anche un prodotto audiovisivo, come “All In”, può veicolare messaggi importanti per la prevenzione e la responsabilità sociale di fronte a temi come la ludopatia. “Penso che ogni film sia un atto politico e interviene direttamente nella società, perché cambia sicuramente la prospettiva di chi lo guarda. Credo che dopo averlo visto non si possa rimanere indifferenti, è davvero fatto bene e molto bello, in quanto opera d’arte credo che abbia una potenzialità fortissima. Il bisogno di dopamina è sinonimo di estrema solitudine, quando in realtà basterebbe avere qualcuno accanto con cui poter parlare, sfogarci, che non stigmatizzi ma capisca e aiuti. Penso che possa davvero aiutare le persone che stanno accanto ai ludopatici, possa aiutare ad aiutarli”.
La narrazione cinematografica può fare da ponte con il mondo dello sport per offrire un’alternativa concreta alle dipendenze. “Se sei arrivato in un cinema o in un festival a guardare film o cortometraggi secondo me sei sulla buona strada, se hai un interesse alternativo vuol dire che già nella testa ti brilla un po’ di curiosità verso il mondo. Attraverso il cinema ci si può innamorare di qualcos’altro, di uno sport o della cucina ad esempio. Se qualcosa ti fa star bene, ti dà sensazioni piacevoli guardando un film può essere contagioso. Il cinema ha una funzione educativa, non ho mai creduto il contrario”.



















