martedì | 28 Maggio | 2024

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Svezzamento tradizionale o autosvezzamento, quale scegliere e perché: la guida del pediatra

I consigli del pediatra su quando e come introdurre cibi solidi nella dieta del bambino: come scegliere tra svezzamento tradizionale e autosvezzamento?

Svezzamento o autosvezzamento? I due termini sono in questi anni ampiamente entrati nel linguaggio comune delle famiglie. Essi si riferiscono a due approcci differenti con cui si introducono cibi diversi dal latte nell’alimentazione del bambino in forma solida, semisolida o liquida. È importante sottolineare però che si tratta di una “alimentazione complementare” nel primo caso e “alimentazione complementare a richiesta”, perché non esclude l’assunzione del latte.

Svezzamento, a quanti mesi si inizia?

L’OMS raccomanda l’allattamento esclusivo fino ai 6 mesi circa, età in cui in genere inizia lo svezzamento. È in questo momento che il latte, da solo, non è più in grado di soddisfare il fabbisogno di nutrienti del bambino. Nell’alimentazione complementare i nuovi alimenti solidi integrano dunque la sua dieta. È fondamentale precisare però che ogni bambino è a sé. I fattori che determinano il momento idoneo sono legati allo sviluppo individuale e quindi variabili da soggetto a soggetto. Accelerare oppure rallentare il processo può essere controproducente.

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Esistono, però, dei “segnali” per capire se il bambino è pronto o meno:

  • il bambino ha maturità digestiva (di solito già intorno ai 4-5 mesi);
  • il bambino ha un buon controllo del tronco, che gli permette di avere un minimo di appoggio;
  • scomparsa dei riflessi legati alla suzione, nello specifico il riflesso di estruzione (se si poggia un cucchiaino alle labbra, il bambino non porta fuori la lingua)
  • inizio dei riflessi della masticazione;
  • il bambino mostra desiderio di svezzarsi, ovvero un interesse verso i cibi che vede a tavola in famiglia.

Svezzamento tradizionale e autosvezzamento: la differenza

Le famiglie che si ritrovano dubbiose nello scegliere tra svezzamento tradizionale e autosvezzamento sono numerose: qual è la differenza? Nello svezzamento tradizionale sono i genitori, con l’ausilio del pediatra, a guidare attivamente il processo di introduzione di cibi diversi dal latte nella dieta del bambino, scegliendo gli alimenti da offrire, le consistenze, le porzioni, i tempi e imboccando il bambino. Nell’autosvezzamento (baby-led weaning), invece, si lascia che il bambino esplori e mangi autonomamente con le mani i cibi, spesso offerti sul tavolo del seggiolone in pezzi o strisce adatte alla sua presa, autoregolandosi sia nella scelta, che nelle quantità e nella velocità di assunzione. 

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Entrambi gli approcci possono essere validi se correttamente applicati. La scelta tra uno e l’altro metodo dipende dalle abitudini e dalle preferenze della famiglia, ma anche dalle esigenze del bambino. Quando si avvicina il momento dello svezzamento e i genitori si rivolgono al pediatra, questo innanzitutto deve indagare circa le loro abitudini alimentari.

Se queste non sono delle migliori, con un alto consumo di cibi precotti e cibi spazzatura, è consigliabile preferire lo svezzamento tradizionale in modo da poter controllare meglio quali cibi vengono introdotti nella dieta del bambino. Questo approccio potrebbe consentire loro di preparare pasti più equilibrati e sani. Man mano che il bambino cresce però, dovrà comunque mangiare quello che mangiano i genitori, e quindi deve essere educato ai sapori veri e non a quelli industrialmente artefatti. Se invece la famiglia è già pronta e segue un’alimentazione sana, varia ed equilibrata, si può iniziare con l’autosvezzamento, permettendo al bambino di provare a poco a poco tutto quello che mangiano anche i genitori, non ricorrendo al classico schema tradizionale, ma dando comunque delle regole di condotta.

Il periodo dello svezzamento è infatti fondamentale per gettare le basi per una buona educazione alimentare. Esiste una finestra temporale che va dai sei mesi all’anno e mezzo in cui i bambini accettano di sperimentare e mangiare un po’ di tutto. Successivamente, invece, scatta spesso la neofobia, ovvero la riluttanza a provare alimenti nuovi o sconosciuti. Anche alimenti amari o acidi, se presentati con costanza, finiranno per essere mangiati. I bambini che praticano l’autosvezzamento di norma sono quelli che durante lo loro infanzia mangiano più volentieri frutta e verdura. 

Pappe o pezzi?

Oltre che di svezzamento tradizionale e autosvezzamento, si parla anche molto di pappe da un lato e pezzi dall’altro. Un bambino pronto a mangiare è naturalmente portato a masticare (con le gengive, in quanto i denti masticatori crescono molto tardi). Questo istinto è destinato ad affievolirsi e scomparire attorno all’anno, se non viene data la possibilità al bambino di metterlo in pratica. Uno dei rischi dello svezzamento con pappe lisce, è proprio la difficoltà o addirittura l’incapacità di passare ad un’alimentazione a pezzi successivamente.

Sì, dunque, ai tagli sicuri. Il pane e la pasta possono ottenere il via libera, così come la carne sfilacciata e il pesce schiacciato, oltre che a pezzetti. La verdura cotta e la frutta grattugiata. Quando si frulla, meglio cercare di non rendere mai il cibo troppo liscio. Attenzione solamente ad alimenti scivolosi e non morbidi, che sono di difficile masticazione e che si rompono facilmente in pezzi grossi. È il caso ad esempio della mela e delle carote crude.

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Per quanto riguarda la deglutizione, la natura ha fornito il bambino della capacità di rigurgitare qualcosa di troppo grosso o che prende la strada sbagliata. Anche il “rigurgito automatico” tende a svanire entro l’anno di età e se al bambino non viene data la possibilità di sperimentare quando ancora è in grado istintivamente di utilizzare questo meccanismo da sé, farà molta più fatica a gestire in futuro la masticazione di consistenze diverse.

Svezzamento tradizionale o autosvezzamento: quale scegliere?

Per scegliere in modo consapevole tra svezzamento tradizionale e autosvezzamento, è importante non cadere nei falsi miti. I produttori di baby food come gli omogeneizzati ad esempio consigliano di introdurre gradualmente alimenti differenti per evitare o ritardare l’insorgenza di allergie alimentari. A oggi, però, non ci sono evidenze scientifiche in merito. Un bambino allergico “per genetica”, lo sarà inserendo l’alimento incriminato in qualsiasi momento. Anzi, aspettare troppo ad inserire cibi allergizzanti provoca più facilmente allergie, perché il corpo  deve essere messo in grado di imparare a gestire gli allergeni. 

Allo stesso tempo non è vero che il baby-led weaning protegga dal rischio di obesità infantile. I bambini infatti non si sanno regolare bene da soli. Ciò vale sia per la scelta dei cibi, sia per la quantità da consumarne. La riprova è che il profilo della dieta dei piccoli “autosvezzati” si è finora rivelato nutrizionalmente meno valido e spesso nutrizionalmente scorretto (copia delle abitudini alimentari dei genitori) di quello dei bimbi nutriti secondo l’approccio dell’alimentazione complementare, che preveda un passaggio graduale a un’alimentazione “adulta”. L’educazione alimentare della famiglia è dunque alla base.

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In quest’ottica è fondamentale che il pediatra si muova impartendo ai genitori delle corrette regole per uno svezzamento che sia il più “naturale” possibile e nutrizionalmente corretto e valido, in un caso e nell’altro.

Svezzamento, i consigli del pediatra

Ecco allora qualche consiglio ai genitori per un corretto svezzamento:

  • Sfruttate la curiosità del bambino per proporgli i cibi
  • Il sapore è esterno, quelli interni non vengono percepiti: preferite cibi morbidi e con molto condimento
  • Un pezzetto alla volta, in modo che il bambino possa gestirli
  • Il sale: troppo fa male, ma se moderato è utile
  • Non ricorrete al mito del biologico: un’etichetta su un barattolo non è sintomo di una alimentazione sana e equilibrata
  • Abituate i bambini a mangiar bene fin dall’inizio dello svezzamento, viceversa sarà più difficile cambiare delle cattive abitudini.
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