domenica | 16 Giugno | 2024
Giorgia Nunnari
Giorgia Nunnari
Messinese classe '95, amo l'arte, la letteratura e tutto ciò che comunica e unisce. Durante l'infanzia ho girato un po' ma poi lo Stretto mi ha richiamata a casa. Oggi vi racconto Messina e i messinesi.

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Asilo nel bosco, a Messina la scuola nella natura: “Così i bambini si divertono esplorando”

L'asilo nel bosco a Messina ha un approccio pedagogico unico che porta i bambini ad imparare sperimentando: la storia, gli obiettivi e le esperienze raccontati dall'educatrice Eleonora Bovo

Giorgia Nunnari
Giorgia Nunnari
Messinese classe '95, amo l'arte, la letteratura e tutto ciò che comunica e unisce. Durante l'infanzia ho girato un po' ma poi lo Stretto mi ha richiamata a casa. Oggi vi racconto Messina e i messinesi.

Sui Colli San Rizzo, a Messina, si trova l’asilo nel bosco, una realtà particolare che unisce educazione e apprendimento alla possibilità di stare a contatto con la natura, esplorare e fare esperienze inedite. In una regione calda e ricca di paesaggi naturali come la Sicilia sono diversi i progetti di educazione all’aperto, ma questo ha delle caratteristiche uniche.

Si tratta infatti dell’unica base in regione della rete Educare nel bosco di Canalescuola ed è contraddistinta dall’assenza di una struttura fissa e dalla totale immersione nella natura. Per Eleonora Bovo, educatrice e realizzatrice del progetto a Messina insieme a Federica Rizzo e Nicola Marabello, si tratta di una differenza veramente importante. “Il bosco è una scelta di contesto ben precisa. Non si tratta di natura in generale o outdoor education, si tratta proprio di andare in un ambiente che non è antropizzato”, ha raccontato a BE Sicily Mag.

Quando hanno deciso di unirsi alla cooperativa Canalescuola e creare l’asilo nel bosco, i tre educatori erano reduci da un’altra esperienza all’aperto che era però stata ospitata dall’azienda agricola Villarè. “Anche se eravamo già in natura, la variazione di location è stato molto interessante. Abbiamo scoperto come cambiano i bambini nel bosco”. Completamente immersi nella natura, infatti, giocano liberamente con quello che trovano, sperimentando e trovando moltissimi stimoli a livello sensoriale. 

asilo nel bosco 1 - Be Sicily Mag

L’asilo nel bosco: il progetto di Canalescuola a Messina

L’asilo nel bosco di Messina nasce dunque nel 2020 con questo trasferimento, necessario anche a causa della pandemia, e con la partecipazione a Canalescuola che, spiega Eleonora Bovo, “è una cooperativa nata con progetti di formazione per insegnanti e di pedagogia su vari livelli e che da un po’ di anni gestisce anche la rete Scuole nel bosco”. Le opportunità date da questa realtà sono infinite. “Siamo entrati in contatto anche con colleghi del Trentino, del Veneto, dell’Emilia Romagna. Ci ha dato la possibilità di un confronto con chi fa quello che facciamo noi in ambienti diversi, anche con climi più rigidi”.

I primi iscritti sono stati gli stessi che erano stati all’azienda Villarè e si sono dimostrati entusiasti. “Il bambino è felicissimo quando può giocare. Sa esattamente cosa vuole fare e si concentra tantissimo quando ha l’opportunità di fare ciò che gli interessa”. Non sono mancati però i dubbi dei genitori. L’educatrice, che arriva da Padova, a tal proposito, ogni anno si stupisce della diffusa preoccupazione degli adulti per il freddo e si premura di rassicurarli. “Offriamo un’attrezzatura precisa e forniamo consigli su come vestire i bambini”. In caso di pioggia, inoltre, la base è fornita di tendoni da montare per stare al coperto, oltre che di mezzi di trasporto con i quali i bambini vengono portati all’asilo ogni mattina e che possono essere eventualmente sfruttati anche per cambiare zona.

asilo nel bosco 2 - Be Sicily Mag

Una giornata tipo nell’asilo del bosco

Dal 2020, quindi, ogni mattina il servizio navetta raccoglie i bambini in città per portarli tutti insieme alla base dell’asilo, nel bosco di Camaro. Qui la giornata inizia con “il cerchio del mattino“. I piccoli si tengono per mano e ascoltano i rumori della natura. Poi l’educatore racconta una breve storia, prima di lasciarli al “gioco libero”. 

“Il gioco libero è un momento di apprendimento per scoperta, consente ai bambini di esplorare e imparare spontaneamente. Spesso scoprono cose e costruiscono oggetti da soli”. Un tipo di gioco, quindi, che fa sì che i bambini si divertano e imparino allo stesso tempo ad essere autonomi. “Naturalmente delle regole di base ci sono”, precisa l’educatrice Eleonora Bovo. “Sono regole essenziali, chiare e concrete che vengono condivise con il bambino, che le capisce perfettamente”.

Durante la giornata, il gioco libero viene interrotto per dei momenti di routine, che sono quelli dedicati alla merenda e al pranzo. La merenda è costituita da frutta di stagione e un pane di farine a chilometro zero forniti dall’asilo. È possibile fermarsi anche se uno dei bambini vuole formare il cerchio. È un momento particolare di negoziazione e ascolto. I bambini possono richiederlo quando vogliono allontanarsi dalla base per fare una passeggiata. La regola prevede infatti di restare dove gli educatori possono vederli e per esplorare altre zone occorre che venga deciso insieme. 

“Anche questo è un momento autogestito. Hanno il bastone della parola e sanno che chi ha il bastone parla e può fare la propria proposta, mentre gli altri ascoltano. Noi cerchiamo di intervenire solo se necessario”. I bambini imparano così anche ad ascoltare gli altri. “Il nostro intervento è mirato, facciamo un accompagnamento che porta il bambino ad entrare in contatto con quello che sente e ad elaborare modi per gestire il conflitto nel rispetto dell’altro e di se stesso”. 

asilo nel bosco 3 - Be Sicily Mag

I risultati del progetto

I bambini dell’asilo nel bosco sono quindi abituati ad una certa autonomia, ma anche al rispetto degli altri. Negli anni coloro che hanno concluso il periodo dell’asilo e sono passati alle scuole elementari, hanno sempre ricevuto “ottimi feedback” dalle maestre. “Ci dicono che i bambini che vengono dal bosco sono bambini che sanno ascoltare, che si sanno concentrare, che hanno grandi capacità”, racconta con fierezza Eleonora Bovo.

Al contrario di quanto si potrebbe pensare, inoltre, anche nel passaggio alla scuola tradizionale e quindi alle classi chiuse, i bambini si abituano subito al cambiamento. “I bambini sono molto curiosi di questo cambio. Un bambino a sei anni non ha bisogno di muoversi come uno di tre. Certo, se è stato in una classe chiusa anche a tre anni ed ha dovuto imparare a stare seduto a quell’età, probabilmente a sei anni farà fatica anche a scuola. Se si soddisfa il bisogno quando è ora – ha concluso – quel bisogno poi si chiude”. 

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