Importante dietrofront in tutti gli aeroporti d’Europa per quel che riguarda il limite ai liquidi in aereo: dal 1° settembre non si potranno portare con sé nel bagaglio a mano più di 100 ml per confezione. Anche in quegli aeroporti che si erano dotati di tecnologie moderne capaci di identificare quelle sostanze innocue, come l’acqua o i prodotti di bellezza A stabilirlo è stata la Commissione Europea, in accordo con tutti gli Stati membri, che ha stilato una serie di “misure temporanee” che ristabiliscono il divieto in vigore in passato.
Limite ai liquidi in aereo: solo 100 ml dal 1° settembre
Il provvedimento, preso “in via precauzionale” della Commissione Europea, modifica il regolamento sulle misure di sicurezza negli aeroporti europei e, come ha spiegato il portavoce dell’esecutivo Ue Adalbert Jahnz alla stampa, sarebbe dovuta alla rivelazione di alcuni “problemi tecnici” negli scanner C3. Questi ultimi sono dispositivi tecnologici all’avanguardia, di cui si sono dotati alcuni aeroporti d’Europa, capaci di garantire i migliori standard di rilevamento consentendo ai passeggeri di trasportare liquidi senza alcuna restrizione e di tenerli all’interno dei bagagli a mano durante i controlli di sicurezza.
In Italia in particolare erano in uso a Milano e Roma: i viaggiatori diretti in Sicilia se ne saranno accorti al momento delle partenze. Era in programma, tuttavia, di inserirli anche negli altri aeroporti del Paese, tra cui Palermo e Catania. Un provvedimento che evidentemente verrà rimandato, dati i problemi sorti. L’Ue ha ribadito più volte che è solo “una misura precauzionale e non una risposta a una minaccia particolare” che “resterà in vigore fino a quando i problemi rivelati non siano risolti”. I viaggiatori dovranno dunque adattarsi.

Le ripercussioni sugli aeroporti
Il timore è che le reintroduzione del limite ai liquidi in aereo possa causare un rallentamento nelle procedure di controllo. È anche per questo motivo che la misura verrà attuata da settembre, aggirando parzialmente il caos di agosto. Non sono mancate in tal senso le proteste. “Gli aeroporti che hanno già investito in scanner C3 per migliorare l’esperienza dei passeggeri e la loro efficienza operativa sono fortemente penalizzati. L’acquisto di questi specifici scanner è in media otto volte più costoso delle macchine di screening a raggi X convenzionali, mentre i costi di manutenzione operativa sono quattro volte più alti” denuncia in una nota l’ACI (Airports Council Europe), associazione di categoria che rappresenta più di 500 aeroporti in 55 Paesi. Inoltre, ha sottolineato che il provvedimento comporterà “una notevole tensione operativa, la cui mitigazione richiederà l’impiego di personale aggiuntivo e la riconfigurazione dei controlli di sicurezza, ove possibile”.



















