MARCO PETROLITO
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A contraddistinguermi è la passione per la musica e l'arte. Ma amo anche viaggiare ed il buon cibo. E vivo di sport. Giornalista da più di 20 anni per provare a raccontare e a trasmettere, con la scrittura, le emozioni legate al mio mondo.

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Antichi mestieri siciliani, scomparsi o rinnovati: dall’arrotino allo stagnataru

Molte di esse sono state praticamente cancellate dall’industria e dal progresso, ma le attività che si svolgevano in Sicilia nel ‘900 fanno parte di noi ed assumono un ruolo importante per l’artigianato e l’agricoltura anche oggi

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Il sarto, il calzolaio e l’arrotino, ma anche il falegname, lo stagnino e il ricottaro. Sono solo alcuni dei tanti mestieri che nel ‘900 caratterizzavano la Sicilia e la sua economia. I cosiddetti “antichi mestieri” del secolo scorso, quelli che ormai sono quasi del tutto caduti in disuso, rappresentavano e rappresentano ancora oggi qualcosa da ricordare e da “rivivere” con un pizzico di nostalgia. Ma anche da salvaguardare e valorizzare. Del resto proprio l’artigianato è ormai da diversi decenni in crisi, al punto da cancellare quasi del tutto attività uniche, un tempo ritenute fondamentali.

Gli antichi mestieri siciliani caduti in disuso

Tra gli antichi mestieri siciliani ce ne sono alcuni completamente dimenticati e altri che, invece, si sono evoluti e trasformati. Con la sua bicicletta fornita di mola ad acqua, l’arrotino, ad esempio, si fermava nei vari quartieri per arrotare i coltelli e le forbici. A questa attività, spesso, si legava quella di riparazione degli ombrelli. Un’attività analoga era quella dello stagnino (o “stagnataru”), che aveva anche una piccola bottega. Le donne andavano da loro per far “stagnare” le padelle e le cosiddette “quarare” al fine di isolare il cibo dal rame eliminandone ogni possibile tossicità.

Poi c’erano i caramellari, attesi impazientemente dai bambini per le caramelle all’aroma di carruba, caratterizzate dalla forma cilindrica e avvolte in una guaina di metallo. Era facile incontrare in strada anche altri venditori ambulanti come il “conzapiatta”, che passava “vanniando” alla ricerca di chi avesse delle brocche di terracotta da sistemare attraverso un lavoro che prevedeva l’utilizzo del fil di ferro, o l’acquaiolo. Infine il calzolaio e il falegname, mestieri ancora oggi esistenti (che si tramandavano di generazione in generazione) ma sempre più rari nella loro versione più artigianale.

Si tratta di lavori, in generale, che erano accomunati da un grandissimo rispetto per la tradizione, e che oggi, in noi, provocano un certo rammarico. A causa del dilagare della tecnologia, è stata tolta progressivamente magia e poesia a tantissime attività nobili dell’uomo. Vecchi mestieri che in Sicilia sono estinti, anche se ancora ne rimane qualcuno che li porta avanti nel segno della continuità, quasi a farci ricordare quanto valgono il nostro passato e la fatica dei nostri avi.

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Lo stagnataru (Foto di Claudio Pezzillo)

A Canicattini Bagni la tradizione del “Museo sotto le stelle”

Tanti sono i borghi ed i paesi che, ancora oggi, celebrano le varie attività svolte nella nostra isola nel ‘900, come accade ogni anno a Canicattini Bagni, nel siracusano, col tradizionale “Museo sotto le stelle”. In questa occasione, a settembre, nell’ambito del Palio San Michele, tantissime attività legate al mondo contadino vengono fedelmente rappresentate in abiti tradizionali. Dalla produzione del pane di casa, come si faceva un tempo, fino a quella della ricotta, passando per i lavori con gli asini e i vitelli. Infine le attività artigianali, come quelle legate alla lavorazione del ferro.

Ogni anno vengono poi scelti dei temi riguardanti determinate attività, dando luogo alla rappresentazione di veri e propri momenti di vita, come quelli che si svolgevano nella vigna, per la mietitura o per la raccolta delle olive. Anche la celebrazione di matrimoni, funerali e delle feste in famiglia, così come i giochi dei bambini, avevano un rituale e un fascino molto particolare, che oggi sembra far parte di un passato molto lontano e difficilmente concepibile, soprattutto per le nuove generazioni.

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