Il siracusano Sebastian Colnaghi, a soli ventitré anni, è una delle voci autentiche dell’ambientalismo italiano, che si fa sentire soprattutto attraverso il web. È conosciuto su Instagram, dove conta quasi sei milioni di follower, per il suo impegno sul campo, tra escursioni ecologiche, progetti educativi e altre azioni concrete per il pianeta. Un bagaglio di esperienze che ha voluto racchiudere in un libro, che rappresenta una testimonianza potente, capace di toccare il cuore e accendere una scintilla di consapevolezza, soprattutto nei suoi coetanei. In occasione della Giornata della Terra, l’attivista influencer, a BE Sicily Mag, ha presentato Che il viaggio abbia inizio, pubblicato da Burno Editore.
“Che il viaggio abbia inizio”, il primo libro di Sebastian Colnaghi
Che il viaggio abbia inizio è molto più di una semplice autobiografia, è un invito a riscoprire il legame che ognuno ha con la Terra, diventando parte attiva del cambiamento. L’idea di pubblicare il libro non è stata di Sebastian Colnaghi, ma di Nicola Pesce, editore visionario che nella sua storia ha evidenziato un potente messaggio da condividere. “Non avevo mai pensato di scrivere un libro, ma grazie a lui è nato un progetto meraviglioso con Burno Editore”. L’opera è un racconto sincero che ripercorre le tappe della vita dell’attivista, ancora agli albori ma già ricca di esperienze e riflessioni. Uno sprone, al contempo, a credere che ogni azione, anche la più piccola, ha un peso.
Nel cuore del libro vengono raccontati diversi episodi che hanno segnato profondamente l’autore. “Una volta – ricorda Sebastian Colnaghi – ho visto un ragazzo gettare un sacchetto pieno di rifiuti in mare. Mi si è spezzato il cuore. È stata la dimostrazione di quanto ancora dobbiamo cambiare”. Ma tra le pagine c’è anche spazio per la meraviglia: “Un’estate ho dormito in una grotta con alcuni amici. Solo silenzio, vento, natura. Lì ho capito, nel profondo, che apparteniamo alla Terra e dobbiamo proteggerla con amore”.
Anche la copertina stessa del libro è un “estratto” della vita dell’autore. Non è stata semplicemente scelta per estetica, è bensì ispirata a una fotografia reale, scattata in una grotta carsica nei dintorni di Siracusa. Lì, immerso nella roccia e nella luce di un piccolo LED rosso, Sebastian Colnaghi ha vissuto un momento quasi mistico. “Quella luce, che si rifletteva sulle pareti umide, sembrava un richiamo. Era come se la Terra mi stesse dicendo che c’è ancora bellezza nascosta, pronta a farsi scoprire”. Una metafora di ciò che racconta Che il viaggio abbia inizio: sotto la superficie del mondo c’è qualcosa di meraviglioso che necessita solo di occhi curiosi per essere vista.
Il messaggio ai più piccoli
Nella scrittura del suo libro Sebastian Colnaghi ha scelto uno stile semplice e diretto, arricchito da immagini forti. Un linguaggio pensato per arrivare al cuore, soprattutto dei più piccoli. “I bambini sono curiosi, aperti alle scoperte. Una volta ho mostrato un rospo durante un’escursione e ne erano entusiasti, non hanno avuto paura. È così che nasce l’amore per il pianeta: nell’esperienza diretta, nel contatto con la natura”. È per questo motivo che l’attivista organizza esperienze capaci di lasciare il segno: dalle escursioni alle giornate ecologiche.
E quando gli si chiede cosa direbbe a un bambino che vuole aiutare il pianeta, non ha dubbi: “Innanzitutto, lo porterei a vedere quanto è bella la natura. Tutto parte dallo stupore. Poi gli risponderei che bastano piccoli gesti: non buttare rifiuti, rispettare gli animali, trattare ogni luogo come se fosse casa propria. Dovremmo sempre andare via da un luogo lasciandolo meglio di come l’abbiamo trovato. Soltanto così possiamo costruire un mondo più giusto, più pulito, più nostro”.

Sebastian Colnaghi non si limita ad ogni modo a parlare di ecologia, ma abbraccia nei suoi contenuti anche i temi della giustizia e della dignità umana: “Le comunità più vulnerabili sono le prime a subire gli effetti dei disastri ambientali. Difendere l’ambiente significa proteggere anche le persone. Non possiamo immaginare un mondo giusto se non rispettiamo la casa che ci ospita”, ha concluso.








