Culle di stelle, galassie dell’ammasso della Vergine distanti sessanta milioni di anni luce e uno sciame di oltre 2 mila asteroidi: sono queste le prime immagini fornite dal telescopio Vera Rubin, che ha inaugurato l’astrocinematografia. Una novità pronta a rivoluzionare il mondo dell’astronomia. Il telescopio, il cui nome come spiega Ansa è stato scelto in onore dell’astronoma statunitense che studiò la materia oscura, è pronto a presentare lo spazio come mai visto prima, con delle immagini dinamiche, che nel corso degli anni forniranno alla popolazione un vero e proprio film del cosmo.
È iniziata così una nuova era e anche dalla Sicilia arriva un piccolo contributo. Le prime immagini del Vera Rubin infatti sono state presentate in diretta streaming in eventi organizzati negli Stati Uniti e in Italia, in particolare a Palermo, e ad illustrare il progetto è stata la scienziata siciliana Rosaria Bonito.
L’astrocinematografia e la collaborazione tra istituti
Vera Rubin, il telescopio che dà il via all’era dell’astrocinematografia, è pronto dunque a rivelare nuovi aspetti della materia oscura. Questo strumento è figlio di una unità di intenti internazionale. L’iniziativa è stata guidata da NoirLab e Slac National Accelerator Laboratory, con la partecipazione anche dell‘Italia, che collabora al progetto dal 2017, con l’Istituto Nazionale di Astrofisica, che coordina il contributo nazionale all’analisi scientifica dei dati. Alla costruzione del telescopio, il nostro Paese, inoltre, ha dato un contributo fondamentale, grazie ad Eie Group, azienda che ha progettato, costruito e installato la cupola dell’osservatorio. Il progetto è finanziato dalla National Science Foundation degli Stati Uniti e dall’Ufficio scientifico del Dipartimento Usa dell’Energia.

Le caratteristiche del Vera Rubin
In occasione degli eventi di presentazione, gli scienziati specializzati hanno spiegato le incredibili potenzialità del telescopio, costruito a 2.682 metri di quota sul Cerro Pachón, sulle Ande cilene, e mostrato le prime immagini che è riuscito a immortalare.
La più grande potenzialità del Vera Rubin consiste nella sua fotocamera astronomica, la più grande mai costruita: 3200 megapixel, in grado di coprire un’area del cielo grande 45 volte la luna piena. Il telescopio può riprendere l’intero cielo astrale in circa quattro notti e quindi produrre un totale di ottocento riprese di ogni regione del cielo. Le sue immagini non esplorano soltanto lo spazio, ma anche il tempo. Ciò può portare alla creazione di un vero e proprio film dello spazio ad altissima risoluzione, con protagonista una moltitudine di stelle, galassie e asteroidi della Via Lattea.

I commenti
A parlare dell’importanza del progetto è stata la scienziata siciliana Rosaria Bonito, rappresentante dell’Istituto Nazionale di Astrofisica nel comitato direttivo della Lsst Discovery Alliance dell’osservatorio Vera Rubin: “Rubin produrrà un vero e proprio film multicolore del cielo, lungo un’intera decade. Un film che ci permetterà di vedere l’Universo come mai prima: non solo attraverso immagini statiche, ma in evoluzione dinamica”, ha detto.
Anche il presidente dell’Inaf Roberto Ragazzon si è detto entusiasta, sottolineando che si è entrati in una nuova epoca dell’astro-cinematografia, in grado di catturare anche il tempo.



















