Una nuova pagina si apre per la costa Sud di Palermo. È stato approvato il progetto di riqualificazione eco-sostenibile del lungomare della Bandita, area simbolica e trascurata della città, che oggi si prepara a diventare protagonista di una rinascita urbana. A dare l’annuncio è stato l’assessore regionale al Territorio e ambiente, Giusi Savarino, in qualità di presidente del Comitato scientifico urbanistico regionale, che ha dato il via libera al piano redatto dalla Città metropolitana di Palermo.
Il progetto si inserisce nel più ampio processo di rigenerazione del waterfront palermitano, con particolare attenzione alla costa Sud, storicamente penalizzata da decenni di incuria e sviluppo edilizio disordinato. La Bandita, un tempo luogo di villeggiatura e oggi vittima di degrado ambientale e marginalizzazione sociale, è destinata a cambiare volto grazie a un intervento che coniuga sostenibilità ambientale e valorizzazione paesaggistica.
«L’approvazione di questo progetto – ha dichiarato Savarino – è un ulteriore elemento strategico di sviluppo per le aree del demanio marittimo e per tutto il waterfront palermitano. Il sogno di restituire la spiaggia di Palermo e il relativo lungomare ai cittadini palermitani è oggi ancora più vicino».
Il piano di riqualificazione prevede la realizzazione di aree verdi attrezzate, piste ciclabili, percorsi pedonali e una valorizzazione del litorale attraverso interventi di recupero naturalistico. Un’attenzione particolare sarà riservata alla mobilità dolce e all’accessibilità, per rendere la fascia costiera fruibile a tutti, residenti e turisti.
Il progetto si inserisce anche in una strategia più ampia che comprende già altre aree della costa Sud, come Romagnolo, Acqua dei Corsari e la foce del fiume Oreto, oggetto di analoghi interventi di rigenerazione. L’obiettivo dichiarato dell’amministrazione comunale e regionale è quello di creare un continuum urbano che riconnetta la città al mare, restituendo valore, vivibilità e dignità a territori da troppo tempo considerati periferici.
L’intervento si pone anche come tassello fondamentale per un nuovo modello di sviluppo territoriale che vede nel binomio ambiente e qualità della vita una leva per la crescita sostenibile. Un cambiamento che passa anche dalla cultura della bellezza e dalla riconquista di spazi pubblici identitari per la comunità.








