Zaira Conigliaro
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Studia Scienze della comunicazione all'indirizzo Cultura Visuale, ha un debole per l’arte, la moda e il cinema. Da marzo 2024 scrive con passione per Be Sicily Mag, sognando una carriera nel giornalismo. Determinata e creativa, cerca costantemente di migliorare le sue abilità, trasmettendo emozioni attraverso le sue parole.

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Le donne siciliane che hanno fatto la Repubblica: Maria Nicotra e Ottavia Penna

Un contributo spesso dimenticato al suffragio universale e alla storia dell'Italia, che venne scritta il 2 giugno 1946

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In occasione della Festa della Repubblica del 2 giugno non si celebra non solo la nascita della Repubblica Italiana, ma anche una delle conquiste civili più importanti della nostra storia democratica: il diritto di voto alle donne. In questa data, nel 1946, infatti, per la prima volta, le donne italiane parteciparono attivamente alla vita politica del Paese, esercitando il suffragio universale e contribuendo in maniera determinante alla scelta tra monarchia e repubblica. Non fu una semplice conquista, bensì l’esito di decenni di lotte per l’emancipazione femminile. Una battaglia che ha attraversato l’Italia da Nord a Sud e che merita di essere ricordata, dando spazio anche al ruolo di quelle figure femminili, alcune delle quali provenienti dalla Sicilia, che troppo spesso vengono dimenticate nei racconti ufficiali e cancellate dai libri di storia.

La lunga marcia verso il diritto di voto delle donne

Il riconoscimento del diritto di voto femminile arrivò nel 1945 grazie a un decreto del governo Bonomi, ma le sue radici sono molto più antiche. Già nella seconda metà dell’Ottocento, donne come Anna Kuliscioff avevano iniziato a porre la questione della parità politica e civile, denunciando l’esclusione femminile dalla vita pubblica e la privazione di diritti fondamentali. Nel Novecento, il movimento si fece più ampio e strutturato. Lina Merlin, Teresa Noce, Nilde Iotti, Angela Gotelli e tante altre donne lottarono contro il fascismo, per i loro diritti civili e sociali e per un’Italia nuova, più equa e moderna. La loro militanza nei partiti, nei sindacati e nella Resistenza fu decisiva per costruire le basi della cittadinanza femminile, in quanto divenne un punto di non ritorno.

Nel Consiglio dei Ministri del 30 gennaio 1945 venne dunque esaminata per la prima volta l’estensione del voto alle donne, poi sancita con il decreto legislativo luogotenenziale n. 23 del giorno successivo. Soltanto un anno dopo, in occasione delle prime elezioni amministrative, tuttavia, questo scenario sarebbe diventato realtà. Non soltanto le donne italiane ebbero l’opportunità di andare alle urne, ma anche di essere elette. In sei riuscirono a diventare sindache. Altre figure al femminile avrebbero ottenuto nel giugno successivo la fiducia del popolo al momento del referendum e durante l’elezione dell’Assemblea Costituente, che avrebbe poi redatto la Costituzione Italiana.

Le 21 madri costituenti: donne protagoniste della nuova Italia, anche siciliane

Alle elezioni del 2 giugno 1946, infatti, vennero elette 21 donne all’Assemblea Costituente. Provenienti da esperienze politiche differenti, esse giocarono un ruolo cruciale nella scrittura della Costituzione Italiana. È anche grazie a loro se l’articolo 3, che sancisce la parità di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, trovò posto nel testo. Tra le più note ci sono Nilde Iotti, Lina Merlin, Teresa Noce, Maria Federici e Angela Gotelli.

Nel grande racconto dell’Italia repubblicana, le regioni del Sud e le donne meridionali sono spesso rimaste sullo sfondo. Eppure, anche in Sicilia e nel Meridione esistono storie importanti di emancipazione femminile, che meritano di essere riportate alla luce. In particolare, il contributo delle donne siciliane alla costruzione della Repubblica è stato fondamentale, anche se poco valorizzato nella memoria collettiva.

Maria Nicotra

Le donne siciliane che hanno fatto la Repubblica: Maria Nicotra e Ottavia Penna - Be Sicily Mag - Maria Nicotra
Maria Nicotra

Maria Nicotra Fiorini Verzotto, nata a Catania nel 1913, fu una delle due siciliane eletta all’Assemblea Costituente. Di formazione cattolica e attiva nella Croce Rossa durante la guerra, fu eletta con la Democrazia Cristiana. Portò con sé la visione delle donne del Mezzogiorno, spesso escluse dalle grandi narrazioni politiche. Dopo il mandato costituente, continuò il suo impegno nella Croce Rossa e in numerose attività assistenziali. Morì nel 2007 a Padova, dove si era trasferita.

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Ottavia Penna

Le donne siciliane che hanno fatto la Repubblica: Maria Nicotra e Ottavia Penna - Be Sicily Mag - Ottavia penna buscemi

Ottavia Penna Buscemi, nata a Caltagirone, in provincia di Catania, nel 1907, è l’altra siciliana eletta all’Assemblea Costituente. Le sue origini erano nobiliari: era figlia del barone di Portosalvo e della duchessa di Albafiorita. Sebbene le sue idee fossero conservatrici (tanto che nel 1953 divenne consigliera comunale del suo paese candidandosi tra le fila del Partito Nazionale Monarchico), fu anche la prima donna candidata alla presidenza della Repubblica.

Cettina Caliò

Insegnante e attivista culturale di Catania, Cettina Caliò non ha fatto parte dell’Assemblea Costituente, ma in quegli anni promosse l’istruzione femminile nei quartieri popolari e nelle aree marginali della città, contribuendo a dare un futuro diverso a molte bambine e non solo. Credeva che l’emancipazione femminile passasse attraverso l’accesso al sapere.

Ersilia Cavedagni

Guardando ancora più indietro nel tempo, Ersilia Cavadagni, attivista anarchica e internazionalista, era bolognese ma visse per un periodo a Palermo. La sua presenza nella Sicilia di fine Ottocento contribuì alla diffusione delle idee libertarie e alla prima alfabetizzazione politica delle donne. L’istituzione del suffragio universale avvenne probabilmente dopo la sua morte, la cui data non è certa, ma la sua firma nella lotta per i diritti femminili è rimasta impressa nella storia.

Le donne siciliane senza nome

Accanto alle figure note, migliaia di donne siciliane comuni contribuirono alla nascita della Repubblica. Andarono a votare per la prima volta nel 1946, sfidando la diffidenza sociale e l’analfabetismo. Madri, contadine, insegnanti e artigiane che con coraggio scelsero di esserci.

Ricordare oggi le donne che contribuirono alla nascita della Repubblica è un atto di giustizia. Il 2 giugno è anche la festa della cittadinanza femminile. Valorizzare queste figure significa restituire alla Repubblica tutte le sue radici.

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