Il Festival del Giornalismo Enogastronomico cambia pelle senza rinnegare se stesso. E dopo nove anni di permanenza a Galati Mamertino, nel messinese, è sbarcato a Vittoria (Ragusa), dall’11 al 13 luglio, per la sua prima edizione itinerante. La scelta non è stata casuale: Vittoria è il cuore di un distretto ortofrutticolo che traina l’economia del Sud‑Est siciliano, un territorio dove serre, frutta e verdura sono la spina dorsale del tessuto produttivo e richiamano investimenti su filiere, sostenibilità e narrazione dei prodotti locali.
Cibo e informazione: una responsabilità culturale
Organizzato dall’Associazione Network, con il sostegno strategico di Promotergroup, di cui è CEO Gianni Polizzi, e in collaborazione con Digitrend, il Festival del Giornalismo Enogastronomico anche quest’anno ha posto l’informazione al centro dei tre giorni di un programma che si è snodato attraverso talk, masterclass, incontri, degustazioni, visite nelle aziende del territorio.
Il racconto del cibo è stato terreno d’incontro tra saperi agricoli e linguaggi digitali, tra intelligenza artificiale e memoria orale. E in una terra che è prima produttrice italiana di pomodoro da mensa, con oltre 4000 ettari coltivati in serra, e che vanta l’unica DOCG siciliana, il Cerasuolo di Vittoria, la narrazione enogastronomica non può prescindere da chi cibo e vino li produce e ne difende l’identità.
Così, durante il panel di apertura sul “Valore dell’informazione per lo sviluppo dell’agroalimentare siciliano” è emersa la necessità di un “giornalismo di prossimità”: contenuti digitali capaci di valorizzare le identità locali e raccontare filiere complesse, dal campo alla tavola, dando la priorità alle storie e alla narrazione del territorio, di prodotti e produttori, senza dimenticare che, se il cibo è cultura, chi lo racconta ha una responsabilità culturale.

Giornalismo che cambia alla velocità di un bit
Non solo enogastronomia. Il Festival – che rappresenta ormai un appuntamento fisso per i giornalisti che Nino Amadore, penna siciliana del Sole 24 Ore, chiama a raccolta tra momenti informali, profumi di cucina e vino nei bicchieri – sviscera annualmente tematiche e punti critici di un mestiere che cambia alla velocità del bit. Così, alla chiamata del talk intitolato “Il giornalismo non è morto…. e non morirà con l’intelligenza artificiale” hanno risposto quasi concordemente tutti i partecipanti che, ribaltando luoghi comuni apocalittici, hanno confessato di apprezzare gli aspetti utilitaristici della AI, certi che il cuore – quello del racconto giornalistico e della professione – resterà sempre umano.
Il focus sul DOSES – Distretto Ortofrutticolo Sud-Est Sicilia – e sul Distretto del Cibo del Sud-Est ha affrontato il ruolo strategico delle reti nella costruzione di una filiera agroalimentare sempre più sostenibile, digitale e competitiva. Dai modelli di collaborazione virtuosa tra enti di ricerca, aziende agricole e istituzioni, è emersa una Sicilia che non chiede visibilità fine a se stessa, ma strumenti e alleanze per raccontarsi da sé.
Ogni parola sul cibo è anche una parola sul lavoro
E poi l’educazione alimentare nelle scuole, l’accesso al cibo sano nelle aree marginali, il nodo dei migranti e la piaga del caporalato nei campi agricoli. Argomenti tutt’altro che astratti: in una regione dove il PIL agricolo incide per oltre il 7% e l’agricoltura familiare è ancora largamente diffusa, ogni parola sul cibo è anche una parola sul lavoro, sulla giustizia sociale, sul futuro del territorio.
Le masterclass e le visite in azienda si sono allineate perfettamente alla “filosofia” del Festival del Giornalismo Enogastronomico, divenendo occasione di confronto tra produttori, giornalisti, esperti. Così la masterclass “Tesori caseari di Sicilia”, curata dal CoRFiLaC, non è stata semplice degustazione ma analisi delle fragilità delle filiere lattiero‑casearie locali, delle micro produzioni artigianali e delle opportunità di aggregazione per sostenere il valore del territorio; mentre l’aperitivo con il Cerasuolo di Vittoria, condotto da Maria Antonietta Pioppo, è stato un focus sull’unico vino a denominazione di origine controllata che la Sicilia può vantare.

Il valore della prossimità
In questo intreccio di cibo, vino, impresa e storie, il Festival ha lanciato un messaggio chiaro: il giornalismo enogastronomico non è solo cronaca di sapori. È, o può essere, uno spazio di connessione tra economia e società, tra chi produce e chi consuma, a condizione che sappia ascoltare, restituire complessità, dare voce anche a ciò che non è destinato a diventare virale. E se ogni edizione è una scommessa, quella di Vittoria è stata vinta puntando sul valore della prossimità: alla terra, alle persone, alle domande giuste. Perché il cibo si può spettacolarizzare, vendere, ma per raccontarlo davvero, serve ancora qualcuno che lo conosca bene.















