In un’epoca in cui le notizie arrivano ovunque e in tempo reale attraverso la tv, i social e le conversazioni tra gli adulti, anche i più piccoli vengono inevitabilmente a contatto – direttamente o indirettamente – con immagini e parole difficili, come quelle relative alla guerra. Questo, in particolare, è un argomento complesso e doloroso, che può generare confusione, ansia o paura nei bambini.
I genitori spesso mi chiedono: “È giusto parlarne?”, “Come posso spiegare ai bambini la guerra, qualcosa di così terribile, senza spaventarli?”. La risposta è: sì, è importante parlarne, ma facendolo con attenzione, sensibilità e rispetto per l’età e la maturità emotiva del piccolo.
Perché è importante spiegare la guerra ai bambini
Molti adulti preferiscono evitare il discorso, temendo di turbare il bambino. Tuttavia, il silenzio può aumentare l’ansia: i bambini captano frammenti di notizie, conversazioni tra adulti, immagini o sensazioni emotive e le elaborano con fantasia, spesso peggiore della realtà.
Parlare di ciò che sta accadendo:
- Riduce l’ansia generata dall’incertezza
- Aiuta il bambino a elaborare le emozioni
- Rafforza la fiducia nei genitori come figure di riferimento
- Insegna valori come empatia, solidarietà e non violenza.

È importante però spiegare la guerra ai bambini nel modo giusto.
Ascolta e osserva
Ogni bambino è diverso: prima di parlare con lui della guerra, chiedi cosa ha capito e come si sente. Ogni bambino ha un diverso livello di sensibilità e comprensione a seconda dell’età. I suoi dubbi e le sue paure sono il punto di partenza. Per capire meglio questi aspetti è possibile porgli qualche domanda:
- “Hai sentito parlare di qualcosa che ti fa preoccupare? Vuoi raccontarmelo?”
- “Hai sentito parlare della guerra?”
- “Hai visto qualcosa che ti ha fatto paura?”
- “Cosa pensi stia succedendo?”.
Osserva anche i segnali non verbali:
- Insonnia, incubi
- Comportamenti regressivi (pipì a letto, paura del buio)
- Rabbia o chiusura improvvisa.
Nel corso della conversazione che ne consegue, il bambino va supportato, sospendendo il giudizio personale. Il compito del genitore è ascoltare con calma, validare le emozioni e offrire parole che diano senso a ciò che sta vivendo. Evita termini troppo complessi o troppo crudi; usa parole semplici per dire che cosa è la guerra e perché può accadere. È fondamentale spiegare che, anche se esistono conflitti nel mondo, ci sono persone che lavorano per costruire la pace.
Adatta il linguaggio all’età
Il linguaggio utilizzato dipende dall’età.
I bambini dai 3 ai 6 anni non comprendono pienamente concetti come “guerra” o “conflitto geopolitico”, ma percepiscono il disagio e la tensione. Spiega con parole semplici e immagini metaforiche, ad esempio: “In alcune parti del mondo, ci sono persone che litigano in modo molto forte e usano le armi invece delle parole. Questo fa male a molte persone, ma ci sono tanti adulti che stanno lavorando per aiutarle.”
I bambini dai 7 ai 10 anni hanno più capacità di comprensione. Puoi spiegare che la guerra è un conflitto tra nazioni o gruppi che, purtroppo, a volte scelgono di usare la forza invece del dialogo. Spiega con sincerità, senza drammatizzare: “Ci sono persone che stanno soffrendo e perdendo le loro case. Per fortuna, ci sono anche tante persone che cercano di aiutarle: medici, volontari, soccorritori”.
Dagli 11 anni in su, i bambini possono comprendere le motivazioni politiche o sociali, se spiegate con chiarezza. Coinvolgili nella conversazione, chiedendo opinioni, offrendo contesti storici e parlando di diritti umani, pace e cooperazione.
Rassicura e proteggi, dando spazio alle emozioni
I bambini hanno bisogno di sentirsi emotivamente e fisicamente al sicuro. Anche se la guerra è reale, aiutali a collocarla nel giusto contesto geografico ed emotivo. Se esprimono paura sulla possibilità che la guerra arrivi anche nel loro paese o colpisca la loro famiglia, è importante rassicurarli con sincerità e dolcezza: “Qui dove viviamo siamo al sicuro. La guerra non è vicina a noi. Gli adulti fanno tutto il possibile per proteggere le persone e impedire che succedano cose brutte”.
Non sminuire la loro paura con frasi tipo “non preoccuparti, non è niente”, ma accoglila e trasformala in un’opportunità educativa e affettiva. La paura, la rabbia o la tristezza sono reazioni normali. Permetti al bambino di esprimere quello che prova senza giudicare. A volte può essere utile un disegno o la lettura di storie come mezzo per far emergere le emozioni.
Limita l’esposizione ai media, ma coltiva l’empatia
Le immagini di guerra possono essere traumatiche per i bambini. Non lasciare i bambini soli davanti alla televisione o al telefono, pensando che quelle immagini non li raggiungano. I telegiornali in presenza dei piccoli andrebbero dunque evitati, così come lo scorrere delle notizie sui social o dei video su YouTube senza supervisione. Anche le discussioni tra adulti dai toni drammatici o catastrofisti possono essere dannose. Proponi piuttosto ai bambini notizie positive, video educativi adatti alla loro età o racconti di speranza e solidarietà. Con i più grandi, guarda o leggi le notizie con loro, offrendo un contesto.
A volte, i bambini sembrano “indifferenti” alle immagini e alle notizie drammatiche, al punto da apparire “abituati” ad esse. L’apatia, il congelamento delle emozioni, è lo scenario peggiore. Al contrario, riconoscersi nell’altro e anche preoccuparsi per l’altro è costitutivo del percorso di crescita del bambino come essere umano. È importante essere consapevoli del fatto che, anche nei momenti più duri, i più piccoli possono diventare portatori di umanità. Coinvolgili in:
- Disegni per la pace
- Lettere o pensieri per i coetanei colpiti dalla guerra
- Raccolte solidali
- Conversazioni su valori come rispetto, aiuto reciproco, accoglienza.
Sii un modello
Il modo in cui tu reagisci e parli del conflitto influenza profondamente il bambino. Mostrati calmo, empatico, rispettoso. Evita di generalizzare e soprattutto toni d’odio, razzismo o semplificazioni (“i cattivi”, “i mostri”). I conflitti purtroppo generano spesso astio nei confronti degli stranieri, che si tratti di un popolo o di una nazione. Un genitore dovrebbe invece evitare di fare commenti generali su gruppi della popolazione o su alcune nazionalità. Promuovi il valore del dialogo, la capacità di risolvere i problemi in modo pacifico e la comprensione delle diversità.
Strumenti utili per spiegare la guerra ai bambini: libri, film, attività
Se non hai ancora trovato il modo giusto per spiegare la guerra (ma anche la pace) ai bambini, sappi che ci sono molti strumenti che possono aiutarti:
- Libri illustrati come “La bambina che ascoltava gli alberi” di Natasha Farrant illustrato da Lydia Corry, o libri da leggere (trovi un elenco suddiviso per età sul sito di Save The Children),
- Film d’animazione che raccontano storie di speranza e resilienza (es. “La mia vita da zucchina”),
- Giochi cooperativi per insegnare il valore della collaborazione,
- Attività artistiche per esprimere emozioni difficili.

Parlare della guerra ai bambini non significa caricarli di dolore, ma offrire loro strumenti per affrontare il mondo con consapevolezza e compassione. Ogni parola detta con empatia, ogni abbraccio, ogni momento di ascolto è una protezione, una guida, un seme di pace. Ricorda: non serve avere tutte le risposte, serve esserci.









