L’attore Domenico Centamore è tornato al cinema con un cameo nella commedia “E poi si vede” del duo palermitano I Sansoni in questi giorni disponibile su Netflix. Per le riprese, l’attore si è spostato di pochi chilometri da quelli che considera la sua seconda casa: i paesaggi del Trapanese e del Marsalese, location mozzafiato della fortunata serie TV di Rai 1, Màkari.
Il cinema e le amicizie
Domenico Centamore deve la sua popolarità al grande pubblico al ruolo di Piccionello in Màkari, l’amico inseparabile del protagonista Saverio Lamanna, interpretato da Claudio Gioè. “Piccionello, è il personaggio che ha segnato la mia maturità artistica, – dice Centamore – il nuovo corso della mia carriera che considero divisa in tre parti: la prima con i ‘I cento passi’, di Marco Tullio Giordana che mi ha spinto a studiare, perché io sono un attore autodidatta, e ad avere fiducia in me. Poi sono arrivati i ruoli drammatici – aggiunge – i tanti personaggi di mafia, protagonisti in negativo di una Sicilia violenta e buia. Determinante è stato infine l’incontro con Salvo Ficarra e Valentino Picone, che mi hanno fatto scoprire la vena comica, l’ironia, la spontaneità che mi sono servite per diventare Piccionello. In Màkari ho ritrovato Claudio Gioè dopo anni in cui, mentre le nostre strade si incrociavano sui set del cinema, fantasticavamo su quanto bello sarebbe stato recitare assieme per la tv”.
Una carriera da “mafioso”
Centamore, 57 anni, nato a Scordia, in provincia di Catania, è stato Giovanni Brusca nel “Capo dei capi”, Balduccio Di Maggio ne “Il Divo”, Leoluca Bagarella in “La mafia uccide solo d’estate”. Cosa Nostra, le stragi, i delitti e gli intrighi siciliani hanno segnato tutta la sua carriera. Ma sono stati i ruoli da caratterista, la sua simpatia contagiosa, il fisico che denota un debole per la buona cucina, a renderlo popolarissimo. Come dimenticare il suo ghigno irresistibile in “La Matassa” di Ficarra e Picone?

Un nuovo ruolo alla Montalbano
Ora, dismesse ciabatte infradito e magliette che hanno fatto fioccare meme e like, Centamore è stato catapultato nel 1930, tra carrozze e palandrane, strade acciottolate e la fitta nebbia che avvolge spesso il lago d’Orta, in Piemonte. Il più tranquillo e meno conosciuto dei laghi prealpini, con al centro l’affascinante Isola San Giulio, è infatti il set di “Una finestra vista lago” (ma il titolo è provvisorio) ispirato all’omonimo romanzo di Andrea Vitali, per la serie tv diretta da Marco Pontecorvo, che andrà in onda su Rai1. “La serie – anticipa a Be Sicily Mag l’attore catanese – è ispirata alle avventure del maresciallo calabrese Ernesto Maccadò (interpretato da Antonio Folletto, ndr), protagonista dei romanzi di Vitali, e io sono l’appuntato Misfatti, siciliano, il sottoposto del brigadiere sardo Efisio Mannu”.
Sono i tre carabinieri “sudisti” a reggere l’impianto del film che, come nella collana letteraria, si prende gioco del potere, ridicolizzando chi lo rappresenta e racconta con ironia graffiante, la piccola provincia nel ventennio fascista. “È una sorta di Montalbano del nord – spiega Centamore – con Maccadò che si ritrova accanto a un siciliano, cioè me, che non ha mai rinnegato le sue usanze. Ho convinto il regista – aggiunge Centamore – a farmi mantenere l’accento siculo, pur non parlando in dialetto. Dai Turi, Alfio, Totò di tutti i miei film sono passato ad avere a che fare con Doris, Tecla, Ilde…”.

Quattro mesi di riprese per quattro puntate e un contesto radicalmente diverso per Centamore. “Diverso – dice – non solo per paesaggio e clima ma anche per abitudini. Piccoli paesi, dove alle cinque di sera si chiudono le imposte di casa, si va a letto presto e ci si alza all’alba, tra la nebbia del lago e la routine che va difesa a costo della noia. Un esempio? Giravamo a Cernobbio – ricorda Centamore -. La scena era bellissima, con la banda musicale, le macchine d’epoca, le comparse in costume. Se il set si fosse fatto in Sicilia, sarebbero accorse folle… Invece, attorno a noi non c’era nessuno, nessuno che si interessasse di cosa stava succedendo in paese, niente! Anzi, abbiamo avuto la sensazione di disturbare, perché la troupe e tutto il caos attorno al set rompevano la quiete imperturbabile di quei luoghi. Ecco, mi manca l’entusiasmo e il calore della Sicilia dove, se giri di notte e al freddo ti può capitare che una vecchina in vestaglia scenda in strada a portarti un tè caldo…”.
L’amore per la Sicilia e il sogno
Si comprende perché, nel cuore di Centamore, assieme all’inseparabile moglie Melinda, ci sia la Sicilia e la “sua” Scordia, dove l’attore gestisce una cartolibreria e dove abita tutto il suo clan familiare. “Viviamo in una terra straordinaria e bellissima – si infervora – e fa rabbia che qui collegamenti viari e ferroviari, servizi, possibilità di lavoro siano quelli di sessanta anni fa. Dovremmo pretendere dalla politica che si mantengano le promesse. Invece siamo come rassegnati a non avere gli stessi diritti dei cittadini di altre regioni, e più ti sposti al nord più questo è evidente! Continuo a chiedermi, poi, perché il cinema non riesca a valorizzare la Sicilia orientale, un magnifico set a cielo aperto, come è successo nel trapanese, dove giriamo Màkari, o nel ragusano, i luoghi di Montalbano”.
Un sogno nel cassetto? “Vorrei fare qualcosa per i giovani attori, per spronarli a credere nei loro sogni. Io ce l’ho fatta, da autodidatta, ma non dimenticherò mai cosa mi rispose mio padre quando gli dissi che volevo fare l’attore. Mi diede una pacca sulle spalle e, con un sorriso accomodante, esclamò: ‘Va bene, o’ papà, non ti preoccupare, vedrai che ti passa…'”.


















