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Roberto Andò racconta Ferdinando Scianna, “il fotografo dell’ombra” alla Mostra del Cinema di Venezia

Il regista ha avvertito il bisogno di realizzare un film su un fotografo con cui condivide origini, la Sicilia, e un referente culturale non di poco conto, Leonardo Sciascia

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L’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica prenderà il via il 27 agosto e si concluderà il 6 settembre. Un appuntamento che da sempre e per sua natura rappresenta un punto di incontro e di dialogo. Il cinema italiano è presente con cinque film nel concorso ufficiale. A sfilare grandi nomi come Paolo Sorrentino, Leonardo Di Costanzo, Franco Maresco, Gianfranco Rosi e Pietro Marcello. Anche le sezioni collaterali riservano però grandi sorprese. Fuori concorso il docufilm “Ferdinando Scianna, il fotografo dell’ombra” di Roberto Andò. Un omaggio di un palermitano a un palermitano.

Sciascia come punto di incontro tra Andò e Scianna

L’appuntamento è fissato per il 4 settembre, quando sarà presentato il film “Ferdinando Scianna, il fotografo dell’ombra” con la regia di Roberto Andò. È l’operazione di un regista, che per mestiere lavora con le immagini, che sente il bisogno di realizzare un film su un fotografo con cui condivide origini, la Sicilia, e referenti culturali.

Entrambi hanno nei confronti di Leonardo Sciascia un debito di riconoscenza. Andò perché, come dichiara lui stesso, le parole dello scrittore siciliano l’hanno guidato mentre vagava nel caos delle indecifrabili contraddizioni di una Sicilia con troppa luce e poi troppa ombra. Scianna perché l’incontro con lo scrittore ha dato una svolta alla sua vita personale e professionale. Con lui pubblicò il saggio “Feste religiose in Sicilia” che ottenne il prestigioso Premio Nadar. Andò dichiara inoltre di dover molto a Ferdinando Scianna e il film è proprio il modo che sceglie per riconoscere il senso di questa influenza.

Il contributo del fotografo Ferdinando Scianna

Il film è un modo per scoprire qualcosa di più sulla figura di Ferdinando Scianna. È raro trovare un fotografo che abbia espresso quanto lui le tensioni profonde della fotografia e che si sia raccontato anche attraverso la scrittura, in dialogo costante con la grande letteratura. Cresciuto in una civiltà in cui “il fotografo era uno che ammazza i vivi e resuscita i morti”, come gli aveva detto il padre, si è inserito nella categoria dei fotografi raccontatori.

Guardando alle sue opere, si ha l’impressione di leggere un grande romanzo da cui emergono luoghi, volti e voci del mondo. Un romanzo che celebra la dignità e la contraddizione umana. Un romanzo costruito sulla luce, a partire dall’ombra. Scianna stesso si definisce un fotografo che scrive.

Leggi anche:  Al Premio Pirandello 2025 trionfano Roberto Andò e Sonia Bergamasco

Il suo lavoro è così apprezzato che è stato il primo fotografo italiano ad entrare nella storica agenzia Magnum fondata da Henri Cartier-Bresson. È riuscito anche nell’impresa di far sì che un servizio di moda sembrasse un reportage sociale, quando ha realizzato per Dolce & Gabbana il catalogo con la meravigliosa Marpessa.

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Una narrazione, la sua, che dura da oltre cinquant’anni cercando di restare fedele alla sua massima: “Non sono più sicuro, una volta lo ero, che si possa migliorare il mondo con una fotografia. Rimango convinto, però, del fatto che le cattive fotografie lo peggiorano”.

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