C’è un’isola in mezzo al Mediterraneo dove il sole brucia, il vento sferza e le uve Zibibbo crescono abbarbicate alla terra come tesori millenari. Lì nasce Ben Ryé, che in arabo significa “figlio del vento”, il passito icona di Donnafugata, forse il più celebre tra i vini dolci siciliani nel mondo. Un sorso di luce e sale, dolcezza e mineralità, che racconta la fatica eroica della viticoltura pantesca e la straordinaria bellezza di un vino capace di emozionare. Ogni bottiglia è un piccolo rito: tra sole, vento, silenzi e dolcezza assoluta.
Il vino in poche parole
Ben Ryé è più di un passito: è un monumento liquido alla cultura contadina dell’isola di Pantelleria. Nato da uve Zibibbo appassite naturalmente al sole su graticci, porta con sé tutta la potenza del sole estivo e l’anima del vento che modella le vigne ad alberello. Il suo stile è inconfondibile: profumi intensi, dolcezza avvolgente, ma sempre sostenuta da freschezza e tensione. È un vino da meditazione, da fine pasto, da momenti speciali. Ma è anche un’opera d’arte sensoriale, firmata da una delle aziende simbolo della rinascita del vino siciliano: Donnafugata.

Scheda tecnica
- Denominazione: Pantelleria DOC
- Vitigno: Zibibbo 100%
- Zona di produzione: Isola di Pantelleria (TP), 11 contrade diverse
- Sistema di allevamento: Alberello pantesco (Patrimonio UNESCO)
- Appassimento: Naturale al sole su graticci per 20–30 giorni
- Vinificazione: Gli acini appassiti vengono immersi nel mosto fresco durante la fermentazione (settembre–novembre)
- Affinamento: 7 mesi in acciaio + 12 mesi in bottiglia
- Gradazione alcolica: 14.5%
- Formato: 37.5 cl
- Temperatura di servizio: 10–12°C
- Calice consigliato: Piccolo, per vini dolci
Carattere e proprietà organolettiche
Il Ben Ryé si presenta con un colore giallo ambrato intenso, quasi ramato. Al naso, esplode in un ventaglio aromatico opulento e raffinato: albicocche disidratate, fichi secchi, pesca, datteri, miele, spezie dolci e note minerali, figlie della terra vulcanica. Al palato è pieno, morbido, seducente, con un finale lunghissimo di albicocca candita. Il gioco tra dolcezza, sapidità e freschezza è magistrale: ogni sorso è una passeggiata tra i muretti a secco dell’isola, un viaggio nell’anima del Mediterraneo.

Cosa ci mangi con un vino così?
Un passito così elegante e intenso chiede abbinamenti che ne rispettino la complessità. A tavola, è perfetto con pasticceria siciliana (cannoli, paste di mandorla, cassate), torte di frutta e crema, panettone e persino pandoro. Ma dà il meglio con formaggi erborinati come il gorgonzola dolce, il roquefort o uno stilton ben maturo. Per stupire, si può osare con foie gras o cioccolato fondente speziato. E poi c’è la sua vera vocazione: un bicchiere da solo, in silenzio, con un buon libro o una musica di fondo, a fine giornata.
Piatto siciliano in abbinamento
Il Ben Ryé chiama a sé la cassata siciliana al forno, quella versione più rustica e meno barocca della celebre cassata di Palermo. Fatta con pasta frolla, ricotta di pecora zuccherata e gocce di cioccolato, è un dolce che sa di casa, di festa, di intimità. La dolcezza cremosa della ricotta si fonde alla tensione aromatica del passito, mentre il burro della frolla accoglie il finale ambrato e persistente del vino. Un abbinamento che è puro conforto, perfetto per chi cerca bellezza e calore in ogni morso e ogni sorso.
La storia che racconta

Ben Ryé è anche il racconto di una famiglia visionaria: i Rallo. Fondata nel 1983 da Giacomo Rallo e dalla moglie Gabriella Anca, pioniera della viticoltura femminile, Donnafugata è oggi guidata dai figli José e Antonio, insieme a un team che ha fatto dell’eccellenza il proprio mantra. L’azienda si è imposta come ambasciatrice del Made in Italy nel mondo, con uno stile inconfondibile, poetico, femminile, attento all’ambiente e ai dettagli.
Il nome “Donnafugata” richiama il romanzo di Tomasi di Lampedusa e simboleggia la fuga di una donna dalla tirannide: un tributo alla libertà e alla creatività. Ben Ryé, tra tutte le creazioni della casa, è forse il più poetico, perché nasce in condizioni estreme e parla di resistenza, luce e bellezza, come solo Pantelleria sa fare.
Perché vale la pena provarlo
Perché è uno di quei vini che non si dimenticano. Un passito che parla il linguaggio del Mediterraneo più profondo e che riesce a coniugare tradizione, innovazione, artigianalità e piacere puro. È un vino da regalare e da regalarsi, un vino che rende ogni momento speciale. E ogni sorso è come un piccolo racconto, tra la sabbia nera dell’isola, i venti arabi e il profumo dolce della frutta al sole.










